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    Intervento dell’on. CENTEMERO

     

     

     

    Centemero

    Intervento dell’ on. ELENA CENTEMERO in merito al “Seguito della discussione del disegno di legge costituzionale: S. 813 – Istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali ed elettorali”

    Gentile Presidente, signor Ministro, onorevole colleghe e colleghi,

    il progetto di legge costituzionale in oggetto rappresenta una fedele traduzione degli impegni al Governo deliberati dal Parlamento con l’approvazione, nel mese di giugno, di due identiche mozioni relative alle riforme istituzionali.
    Il tema delle riforme istituzionali rappresenta, infatti, uno degli snodi decisivi dell’attuale legislatura, che si trova a fronteggiare, da un lato, la difficile fase di recessione economica e, dall’altro, la non adeguatezza della nostra architettura istituzionale, inadeguatezza che proprio le difficoltà del ciclo economico rendono più evidente e più urgente da affrontare.
    L’instabilità e l’inefficienza dell’azione di Governo e la frammentazione del quadro politico costituiscono, infatti, dei fondamentali ostacoli alla capacità del sistema di adottare misure incisive per l’ammodernamento dell’intero nostro sistema Paese, il rilancio dell’economia e la fuoriuscita dalla crisi.
    Il disegno di legge sulle riforme costituzionali, che stiamo appunto apprestandoci a dibattere, costituisce solo il primo passo di un complesso processo di riforma, finalizzato a rendere più coerente ed efficace il percorso di revisione costituzionale, senza attenuare – voglio sottolinearlo – in alcun modo, le garanzie che sono state volute dai padri costituenti, quando diedero vita proprio all’articolo 138 della Costituzione, garanzie che, al contrario, vengono rafforzate in un punto che è decisivo. Mi sto riferendo chiaramente all’articolo 105 del disegno di legge, che definisce le procedure per lo svolgimento del referendum confermativo, previsto proprio dall’articolo 138 e prevede che queste procedure possano essere attivate anche se la legge o le leggi di revisione costituzionale siano state approvate a maggioranza dei due terzi dei componenti delle Camere. Si tratta di una previsione essenziale perché garantisce che, in nessun caso, le nuove norme costituzionali possano entrare in vigore senza il consenso della maggioranza del popolo italiano. Si tratta di una garanzia ancora più importante nell’attuale e specifica situazione politica, nella quale la maggioranza che sostiene il Governo supera abbondantemente i due terzi del Parlamento.
    L’attuale maggioranza, se avesse voluto, avrebbe tranquillamente potuto affidare al vigente articolo 138 l’approvazione della riforma istituzionale, sfuggendo al voto confermativo popolare, invece si è deciso di seguire un’altra via e, comunque, di dar vita ad un referendum confermativo, Ed è francamente singolare che di questo strappo all’articolo 138 si dolgano le opposizioni che – se vorranno – potranno, al contrario, beneficiarne.
    Ad ulteriore rafforzamento della democrazia e della trasparenza, interviene poi l’articolo 4, comma 2, che fissa il vincolo della omogeneità e della coerenza del contenuto dei progetti di legge di revisione costituzionale al fine di consentire, per quanto possibile, lo svolgimento del referendum su quesiti distinti, per ciascuna parte omogenea del progetto di riforma.
    Anche questo è un modo per meglio garantire l’autenticità di manifestazione del voto popolare e, quindi, la democraticità complessiva del processo riformatore.
    Per il resto il disegno di legge si limita a prevedere alcune disposizioni dirette a rendere più fluido il procedimento parlamentare, senza in alcun modo compromettere le prerogative o mettere in discussione la centralità del Parlamento. La novità più significativa è la previsione di una fase referente svolta da un organo bicamerale. È una previsione finalizzata evidentemente a rendere più efficace e più rapido lo svolgimento dell’esame in Commissione, che rappresenta una fase essenziale del nostro procedimento legislativo. Si tratta, del resto, di una previsione simile a quella già contenuta nella legge che istituiva la Commissione D’Alema, approvata in tempi rapidissimi dal Parlamento senza dar luogo ad alcuna contestazione.
    Importante anche la scansione temporale che viene prevista, che ha la finalità fondamentale di ribadire l’urgenza della riforma e di scongiurare il rischio che chi legittimamente è contrario ad ogni ipotesi di riforma e che anziché opporsi a viso aperto preferisca, invece, puntare su delle tecniche dilatorie per fare in modo che il processo vada fuori tempo massimo e si concluda con nulla di fatto.

     

    In ogni caso, e mi appresto a concludere, si tratta, come è evidente, di una tempistica non perentoria, che lascia comunque libero il Parlamento di deliberare sui temi dei propri lavori.
    Ci sono, poi, una serie di motivazioni adottate nella pregiudiziale che appaiono prive di fondamento. In particolare, l’articolo 138 della Costituzione non viene eluso ma viene semplicemente derogato, con una disciplina speciale che ne rispetta lo spirito e ne rafforza le garanzie fondamentali. Il disegno di legge non configura in alcun modo un potere paracostituente, ma disciplina l’esercizio del potere di revisione costituzionale e la previsione di cui al comma 2, articolo 2, relativa alle disposizioni costituzionali strettamente connesse, non allarga in modo indefinito l’oggetto del processo di revisione ma, al contrario, fissa unicamente i termini essenziali di coordinamento.

    Concludo dicendo che il processo di revisione delineato dal disegno di legge non potrà in alcun modo coinvolgere i principi supremi della Costituzione ma sarà, invece, limitato, come è evidente, all’aggiornamento di alcune parti della seconda parte della Carta, con specifico riferimento alla forma di Governo, al bicameralismo e al Titolo V della Costituzione, relativo ai rapporti tra Stato, regioni e autonomie locali.