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    Intervento dell’ on. VITO

     

    Vito

    Intervento dell’ on. VITO in merito alla “Discussione sulle mozioni: iniziative in relazione alla crisi siriana”.

    On. ELIO VITO

    Signora Presidente,

    la ringrazio, come ringrazio il Presidente del Consiglio dell’immediata disponibilità che ha dato a partecipare a questo dibattito e ringrazio anche i Ministri Bonino e Mauro, che hanno già testimoniato nelle settimane scorse e nelle Commissioni competenti come torneranno in futuro l’interesse e l’attività con cui il nostro Paese, il nostro Governo sta seguendo l’evolversi della crisi siriana.

    Il nostro Governo ha assunto una posizione, Presidente Letta, corretta e coerente con la nostra tradizione di sostegno del ruolo delle organizzazioni internazionali e anche con la nostra Costituzione. E credo che sull’attività del nostro Governo, sulla linea che è stata esposta anche nei recenti vertici internazionali di San Pietroburgo, come anche in quello informale di Vilnius, il Parlamento possa trovare quel sostegno alla politica estera, anche unanime, che è necessario nei momenti di crisi.

    Non vorrei, però, colleghi, anche letto il testo di tutte le mozioni presentate – anche quelle dei gruppi di minoranza, non solo quella di maggioranza, che sosteniamo – e anche ascoltato il tono di alcuni interventi, che noi ci dividessimo sulla partecipazione o sul sostegno dell’Italia a un presunto intervento militare in Siria che, per adesso, non ci è richiesto, non è dovuto e non è oggetto di questo dibattito. Quindi, non vorrei che anche i documenti e le votazioni che ci accingiamo a fare anticipassero una questione che, per ora, non è posta dal nostro Governo all’attenzione del Parlamento, né in termini politici né in termini formali.

    È, invece, oggetto del nostro dibattito un’altra questione: la condanna e la conseguente reazione della comunità internazionale all’escalation che c’è stata della guerra che già c’è in Siria, con l’uso delle armi chimiche.

    Questo è stato, credo, l’oggetto dell’evolversi, del precipitare della crisi internazionale e della conseguente convocazione, quindi, dei Parlamenti occidentali un po’ in tutto il mondo. Su questo io vorrei che il nostro Parlamento non si dividesse.

    Guardate, colleghi, c’è già una crisi in atto, evidente, degli organismi sovranazionali, non solo dell’Unione europea, ma anche delle stesse Nazioni Unite, vi è la difficoltà degli osservatori internazionali ad arrivare a delle conclusioni, ad avere accesso immediato; ma quello che non possiamo permetterci è che quando la comunità internazionale riconosce che ci sono delle armi che sono vietate, che ci sono dei trattati riconosciuti da Paesi di tutto il mondo ma, soprattutto, dalla comunità civile internazionale, che vietano l’uso di tali armi, e si accerta che queste armi sono state utilizzate, la comunità internazionale non può far finta di nulla.

    Non c’è ragione di opportunismo politico, non c’è ragione di interessi nazionali o sovranazionali che può sovrapporsi al dovere della comunità internazionale di condannare, di reagire e di intervenire rispetto all’uso indiscriminato di armi che sono vietate dai trattati internazionali.
    Questo è oggetto del nostro dibattito, su questo, puntualmente, è intervenuto anche il Governo italiano facendo i passi necessari nelle sedi internazionali, e su questo interviene anche la nostra mozione.

    Il resto si vedrà. Tutti noi naturalmente auspichiamo che la trattativa diplomatica e gli sviluppi che sono stati recentemente proposti, anche, dalla Russia possano trovare l’adeguato sostegno da parte della comunità internazionale per gli atti conseguenti in Siria, ma quello che noi riteniamo che sarebbe grave è se oggi, da parte del Parlamento italiano, che è sempre stato all’avanguardia in Europa e nel mondo nel mettere al bando armi vietate, nel condannare l’uso indiscriminato – quando ciò si è verificato in altri Paesi – di queste terribili armi di massa, non ci fosse una condanna unanime di quello che è successo in Siria il 21 agosto.

    Signora Presidente, credo, quindi, che l’occasione di questo dibattito parlamentare, delle mozioni che stiamo per votare, possa essere una occasione preziosa per il nostro Paese per riprendere il filo del dibattito sulla politica estera, alla vigilia di due momenti importanti che noi stiamo per affrontare e che riguarderanno anche l’Italia. Il nostro Paese sta per rifinanziare le missioni internazionali di pace e la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali di pace. È stata già ricordata la nostra partecipazione in Libano che ora diventa una partecipazione in un luogo strategico; ecco, l’Italia sta facendo tanto in Libano e tanto stiamo facendo anche sul piano dell’aiuto umanitario. Io credo che la comunità internazionale debba intervenire di più nell’aiuto umanitario, nell’aiuto ai profughi e che il nostro Paese non possa essere lasciato solo in questa azione.
    L’altro appuntamento importante che abbiamo è il Consiglio europeo di dicembre che, per la prima volta, sarà incentrato, colleghi, sulla politica estera, ma anche sulla politica di sicurezza e difesa comune. È un appuntamento strategico perché se noi crediamo nella comunità internazionale, nel ruolo degli organismi internazionali, come anche in questa crisi siriana si sta dimostrando necessario, come noi crediamo con la richiesta di subordinare all’intervento dell’ONU qualsiasi ipotesi di intervento militare, dobbiamo ancora di più credere nel ruolo dell’Unione europea e dobbiamo essere pronti a condividere nella sede europea responsabilità e pratiche congiunte di sicurezza e difesa comune.

    Abbiamo fatto senza battere ciglio una cessione di sovranità nazionale sulla politica economica, sulla politica finanziaria, sulla politica di bilancio; lo abbiamo fatto senza battere ciglio, senza nemmeno renderci conto delle implicazioni costituzionali e politiche che questo ha sulla nostra politica interna e sulle nostre scelte di economia interna. Io credo che dovremmo farlo, a maggior ragione e sempre di più sulla politica estera, sulla politica di sicurezza e sulla politica di difesa comune, sapendo che in questo caso il ritorno però immediato a favore del nostro Paese sarà di grande vantaggio e che il ruolo dei Parlamenti nazionali come quello dal Parlamento europeo non potrà che essere esaltato da un dibattito sulla politica estera, di difesa e sicurezza comune e da un rinnovato ruolo dell’Europa, in questo modo finalmente con un’unica voce, negli scenari di crisi internazionale.