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    Intervento dell’ on. VITO in merito alle “Comunicazioni del Presidente Letta”

     

     

    Vito

    Intervento dell’ on. ELIO VITO in merito alle “Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla situazione politica generale”

     

    ON. ELIO VITO

     

    Signora Presidente, credo che dovesse anche essere fornita alla Camera la doverosa informazione che il presidente Brunetta, naturalmente, ha sottoscritto la risoluzione di maggioranza.

    Signor Presidente del Consiglio, mi soffermerò sulle tre grandi questioni programmatiche che lei ha detto essere gli impegni urgenti del Governo da realizzare in tema di riforme istituzionali, di impegni verso l’Unione europea (ha fatto riferimento al semestre europeo di nostra Presidenza nel 2014) e sulla stabilità politica ed economica, finalizzata naturalmente alla stabilità di bilancio. Parlerò prima brevemente su ciascuna di tali questioni e poi aggiungerò alcune piccole postille sul tema delle riforme istituzionali che indubbiamente è quello più urgente, più atteso dal Paese e sul quale il Parlamento si è già impegnato.  Aggiungerò a questo un argomento che è quello della riforma dei Regolamenti parlamentari. Lei giustamente non vi ha fatto cenno perché è un argomento di materia prettamente ed esclusivamente parlamentare e non è di competenza del Governo, ma il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Franceschini, ad inizio legislatura vi ha dato un giusto impulso. Questo secondo noi è uno degli argomenti urgenti del capitolo delle riforme istituzionali che va rapidamente realizzato con la finalità di superare la sterile contrapposizione che a volte viene falsamente rappresentata tra Governo e Parlamento, quasi che avessero un interesse diverso che non il comune interesse al buon funzionamento delle istituzioni, e per fare in modo che ciascuno, con le proprie prerogative costituzionali, possa meglio contribuire alla risoluzione dei problemi del Paese. E non c’è dubbio che, da questo punto di vista, il nodo sia quello posto dal Ministro Franceschini, cioè i poteri del Governo in Parlamento. Se vogliamo eliminare il continuo ricorso ai decreti-legge con il possibile ricorso ai voti di fiducia, non c’è dubbio che questo è il nodo rispetto alla definizione del calendario dei lavori, dell’agenda di Governo, rispetto alla possibilità di vedere realizzata una corsia preferenziale per i propri disegni di legge. Affrontare e risolvere questo nodo nei nostri Regolamenti parlamentari, secondo noi, non deprime il Parlamento ma, anzi, esalta la funzione di indirizzo e di controllo e la funzione legislativa del Parlamento nei confronti del Governo. Io ne sono convinto da sempre, con tutti i ruoli che ho ricoperto in Parlamento e al Governo, e credo che, se c’è un’occasione per realizzare le riforme, all’interno del capitolo delle riforme debba essere scritto un grande paragrafo «Riforme dei Regolamenti parlamentari». La seconda questione alla quale lei ha fatto riferimento è quella del semestre di presidenza europeo. Io le ricordo, signor Presidente del Consiglio, anche per l’incarico che oggi ricopro all’interno della Camera e per il quale ringrazio i colleghi, che vi è un’occasione ancora più urgente, che è quella del Consiglio europeo di dicembre dedicato alla sicurezza e alla difesa comune. È un’occasione storica per l’Europa, ma anche perPag. 105l’Italia, che, troppo spesso, su questo tema della difesa e delle spese per la difesa, sembra centrata su un dibattito ideologico, strumentale, pregiudiziale, che, invece, va inserito e collocato nel grande dibattito che oggi c’è in Europa e nel mondo sulla difesa comune, sulla interoperabilità delle Forze armate e dei sistemi operativi. È un’occasione, quella che abbiamo del prossimo Consiglio europeo, e sono sicuro che il Governo la saprà cogliere, utilizzando anche le indicazioni che il Parlamento si accinge a dare, e che sicuramente darà, signora Presidente, non solo con l’attività conoscitiva della Commissione che ho l’onore di presiedere, ma anche, credo, con l’apposito atto di indirizzo che sia la Camera sia il Senato, nella loro interezza, vorranno dare al Governo.

      Con riferimento all’altra questione – quella della stabilità di bilancio e della stabilità politica –, mi permetta di aggiungere alle sue osservazioni, signor Presidente del Consiglio, rispetto alla durata dei governi, che non c’è dubbio che il dato di stabilità degli scorsi quarant’anni o della cosiddetta prima Repubblica era dovuto al fatto, al di là del fatto che i governi cadevano, si rifacevano, ogni undici mesi, al di là del numero dei governi, che vi era una stabilità di sistema dovuta al fatto che non vi era possibilità di alternanza politica. Questa fase di instabilità alla quale noi stiamo assistendo è figlia del fatto che, per la prima volta nel nostro Paese, con la caduta dei muri, vi è la possibilità di alternanza politica.
    Ora si è verificata anche una fase di debolezza complessiva del sistema dei partiti, per cui nessuna delle due coalizioni, o delle tre coalizioni, o delle quattro coalizioni, sembra poter godere della forza necessaria per realizzare il proprio programma di Governo. Questo ha reso necessaria la nascita del suo Governo e questo rende necessaria la prosecuzione della sua esperienza di Governo rispetto alla quale, signor Presidente del Consiglio, mi consenta di dirlo con franchezza, tutte le forze politiche che fanno parte della sua maggioranza pongono una questione di pari dignità nel Governo: non ci possono essere voti graditi e voti sgraditi, non ci possono essere gruppi migliori e gruppi peggiori (Applausi di deputati del gruppo Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente). È una questione di rispetto, di dignità, ma anche di capacità di contributo, che noi abbiamo dimostrato di saper porre con la nostra rappresentanza al Governo e con l’attività dei nostri gruppi parlamentari e che intendiamo, naturalmente, continuare a porre. Adesso arrivo ad altre due questioni, signor Presidente del Consiglio, alle quali lei non ha fatto riferimento e che per noi rappresentano un’occasione, ma, mi consenta di dire, anche un dovere per il suo Governo. La prima questione, la dirò subito. Io ho un particolare sollievo, perché lei ha detto che la questione giudiziaria del presidente Berlusconi va tenuta separata dalla vicenda della tenuta del suo Governo. Naturalmente, su questo ci sono sensibilità diverse: non rispetto a questa affermazione, che è anche ovvia, ma rispetto al fatto che consentirà che per noi non è del tutto indifferente la vicenda del presidente Berlusconi, quello che sta accadendo al Senato.  Ma il punto è un altro, signor Presidente del Consiglio: se la legislatura, grazie a questo voto, al voto di fiducia che noi ci accingiamo a dare, andrà avanti, nella prossima primavera, il Paese avrà una straordinaria occasione per realizzare la riforma della giustizia: sono i referendum, referendum che sono stati sottoscritti trasversalmente e rispetto ai quali noi chiediamo che il Governo e il Parlamento debbano avere un atteggiamento di grande rispetto. La riforma della giustizia la si può realizzare anche così: si rispetta il lavoro del Parlamento, si rispetta anche la volontà dei cittadini. Se la legislatura proseguirà, i referendum si faranno e credo che sarà un appuntamento importante sul quale andrà registrata la volontà del Paese.

    Infine, signor Presidente del Consiglio, signor Ministro dell’interno, signor Ministro della difesa, signor Ministro degli affari esteri, io vi richiamo ad una questione di grande orgoglio e di dignità nazionale. Ciascuno può avere la sua opinione, nessuno vuole strumentalizzare; abbiamo ascoltato ieri le parole del Ministro Bonino alla quale, oltre che la nostra stima, confermiamo anche la nostra amicizia personale. Mi riferisco alla vicenda dei due fucilieri marò, che sono ancora, dopo seicento giorni, in India (Applausi di deputati del gruppo Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente e dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Nel primo voto di fiducia, lei disse qualcosa; capisco che, oggi, non ha avuto il tempo di dire qualcosa. Io dico la mia opinione: non sta a noi, naturalmente; vi sono dei principi internazionali, vi è un diritto nazionale, vi è una condizione di grande incertezza alla quale, oggi, sono sottoposti tutti i nostri militari. Io credo che vige il principio della presunzione di innocenza, ma vige anche il principio della sottoposizione al giusto giudice naturale, intendendo dire, in questo caso, anche internazionale. Ho sentito parlare di soluzione rapida ed equa, capisco che questa sia anche una formula diplomatica che si sta adoperando.

      

    Concludo Presidente, mi conceda un minuto su una questione sulla quale credo che il Parlamento non sia diviso. Credo che dopo seicento giorni che i nostri marò sono in India non si possa più parlare di soluzione rapida; credo, inoltre, che se non si ha diritto a vedersi eventualmente processati dal giudice al quale si ha diritto in base alle norme nazionali e alle norme internazionali non si possa parlare di soluzione equa. Signor Presidente del Consiglio, lei giustamente ha nominato anche un suo incaricato personale ad occuparsi della vicenda, il Governo sta facendo tanto, credo che questa vicenda debba essere davvero risolta, non più in maniera rapida, ma in maniera equa, per il rispetto dei nostri militari che in questi giorni sono anche in una situazione di grande incertezza, come lei, sa e ai quali mandiamo ancora una volta il nostro saluto e il nostro ringraziamento per l’operato che stanno facendo in rappresentanza del nostro Paese e della difesa dei valori di pace e sicurezza internazionale. Io credo, signor Presidente del Consiglio, che questa vicenda dei due marò debba diventare la cifra dell’impegno del Parlamento e del Governo per fare in modo che la comunità internazionale, i nostri due marò e i nostri militari abbiano la percezione che noi non accettiamo come giuste delle soluzioni che sono ingiuste e che se ci sarà un processo al quale i nostri militari saranno sottoposti senza che vi siano norme che garantiscano la sottoposizione al giusto giudice naturale ed internazionale…

     La ringrazio, signora Presidente, anche per la sensibilità che lei ha di fronte a questo problema.