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    Dichiarazione di voto dell’on. BRUNETTA sulla questione di fiducia

     

    Brunetta

     

    Dichiarazione di voto dell’on. RENATO BRUNETTA sulla questione di fiducia

    RENATO BRUNETTA

    Signor Presidente, colleghi,

    oggi si discute la fiducia al suo Governo, onorevole Presidente Letta. L’abbiamo voluta noi, qui, oggi. Lei ne avrebbe volentieri fatto a meno, ma il Presidente della Repubblica gliel’ha imposto. Fiducia su che cosa ? Escludo che lei possa chiederla su quanto ha fatto, anzi non ha fatto, finora. Lei è qui per un’altra ragione: vuole la fiducia su ciò che non c’è, su un documento che dovrebbe elaborare col suo azionista quasi totalitario, e cioè il segretario Renzi. Ma i termini di questo accordo, se il segretario Renzi è uomo d’onore e fa quel che dice, dovranno essere un radicale cambiamento di marcia e di contenuti.

    Accordo, poi, con chi ? Con i trenta di Alfano, paragonati sprezzantemente ai trecento del Partito Democratico ? Oggi, se come ha detto Renzi, deve valere il rapporto di forza numerico, il metodo sarà quello del dettato scolastico al suo Governo in un monocolore PD. Che tristezza, Vicepresidente Alfano, che tradimento dei suoi, dei nostri elettori, che tradimento anche della sua storia, Vicepresidente Alfano, e glielo dico con dolore, il dolore di un amico. Presidente Letta, lei in questo momento sta in un limbo, è un fantasma che non sa ancora in quale corpo politico e programmatico dovrà incarnarsi, né se quel corpo possa avere anche formalmente il diritto di esistere. La sola cosa certa è che, in nome della stabilità, l’unica cosa fatta davvero è stata finora stabilizzarsi lì, a Palazzo Chigi, garantendo quella che il Wall Street Journal ha definito – lo ha ricordato Migliore poco tempo fa – la pace del cimitero.

    Dopo il 2 ottobre non abbiamo poi visto nulla, neanche un frammento di quella riforma della giustizia per cui lei ha usato i termini impegnativi «opportuna», «urgente» e «necessaria». Nulla, Vicepresidente Alfano ! È questo il prezzo che ha dovuto pagare ? Che le è stato chiesto di pagare ? Nulla ! Ora lei, Presidente Letta, si lancia verso il futuro, ma quale futuro ? Con quale legittimità ? Non mi sottrarrò certo al dibattito nel merito, credo sarà il Governo a sottrarsi, ma prima di andare oltre si rifletta su un punto: ha senso andare avanti in questo modo ? Ripeto il concetto: quale legittimità ha la sua maggioranza ? In quest’Aula, Presidente Letta, lei ha numericamente una sicura maggioranza senza neanche bisogno di apporti esterni al suo partito, ma la Corte costituzionale ha sentenziato l’incostituzionalità del sistema che le consegna questa maggioranza. Non si tratta di discutere se sono legittime le decisioni già prese, le scelte già fatte e i voti già espressi – e lo dico a Fabrizio Cicchetto – si tratta di stabilire se saranno legittime le cose che faremo, che farete e che saranno fatte sulla base di una legge sicuramente incostituzionale, grazie a una legge incostituzionale, con una maggioranza incostituzionale. Davvero ce la sentiamo ? Davvero ve la sentite di andare avanti in questo modo ? A me sembra che sia un pericolosissimo azzardo, una scommessa ad altissimo rischio, che mette alla prova la stessa tenuta costituzionale del nostro Paese.

    Lei si è appoggiato al Presidente Napolitano, chiamandolo di fatto a compartire con lei la responsabilità di proporre una maggioranza che non esiste nel Paese ed esiste solo in un Parlamento che c’è, ma non esiste costituzionalmente e moralmente. Non esiste nel Paese, non esiste per il Paese. Le verità costituzionali non sono a geometria variabile, e ancora, la dannata moda di invocare le elezioni: dannata, Presidente Napolitano ? E perché dannata ? Invocare lo strumento principale del popolo per affermarne costituzionalmente la sovranità in nessun caso può essere definito dannata moda. È una moda quella della democrazia che non passa! Non cambia questa moda, erano altre, Presidente Napolitano, realtà di tipo sovietico in cui questa moda era piuttosto dannata.

    Ha, inoltre, parlato, Presidente Napolitano, di frastuono: noi diciamo che va ascoltato il frastuono, il frastuono che sale dai partiti, dal Paese. Sale caoticamente, è vero, ma è compito della politica, nobilissimo compito, l’ascolto del frastuono, delle grida dolenti che si sono manifestate, delle proteste estreme, del dolore silenzioso. Anche ciò che silenzioso è frastuono tremendo. Ascoltare e accogliere, poi, con cura, con passione, con scienza e coscienza, decifrare, comprendere e dare risposte: ne è capace il suo Governo, Presidente Letta ? È populismo voler ascoltare e rispondere ?

    Ora vado oltre, ammesso che oltre si possa andare. Ricordiamo bene con quali premesse e per quali ragioni il Presidente della Repubblica, su indicazione pressante del senatore leader del centrodestra, Silvio Berlusconi, l’ha incaricata, l’aveva incaricata di formare e presiedere il Governo di larghe intese o, come preferisco dire, di grande coalizione.

    Pacificazione, riforme, rilancio dell’economia. La pacificazione nazionale è naufragata a causa della sindrome dell’odio che attanaglia ancora buona parte della sinistra e, in particolare, del suo Partito Democratico. Ricordiamo tutti, il 1o agosto, Epifani, ebbro di compiacimento e rosso in volto, annunciare la volontà di eliminare subito, immantinente, Berlusconi dalla scena politica. Senza larghe intese non ci sono riforme costituzionali possibili, perché esse avevano per presupposto la legittimazione reciproca. Lei, Presidente Letta – e se lo faccia spiegare dal suo Vicepresidente Alfano –, avrebbe dovuto uscire dal suo mutismo: non ha avuto coraggio e pagherà nei confronti della storia – della sua storia – questa sua mancanza di coraggio.

    Smettiamola con l’ipocrisia della separatezza: a questo punto, diviene pletorico e persino offensivo chiederci di votare la modifica dell’articolo 138. Chi proverà a far saltare il banco ne risponderà al Paese: la sua minaccia di oggi. Certo che ne risponderemo al Paese, al Paese che non vuole giochi di Palazzo, che soffre e non è rappresentato.

    E veniamo alla terza missione, il rilancio dell’economia. I risultati fallimentari di un Governo indeciso a tutto sono percepibili ad occhio nudo: recessione, recessione, recessione. A settembre, il PIL acquisito è del meno 1,9 per cento. Non giochi con i numeri, Presidente Letta, non faccia il Saccomanni, per favore.

    Come lei sa, signor Presidente, incertezza e confusione sono un costo in economia. In tempi di crisi c’è bisogno di tutt’altro: di un Governo forte con una legittimazione giuridica e morale che solo elezioni immediate possono darci, a condizione che insieme ci si accordi per una legge elettorale maggioritaria tale che non ci faccia precipitare nella palude del proporzionalismo puro, che dovrebbe essere il portato della sentenza della Corte costituzionale.
    Non si può governare con una maggioranza fortissima di numeri fasulli. Su una base giuridica e morale di cartapesta non si affronta la tempesta della crisi economica e, soprattutto, di quella della rappresentanza politica. Lei sinceramente, Presidente Letta, pensa di poter presiedere il Semestre europeo con la sua maggioranza illegittima ? Glielo chiedo dal profondo dell’animo, dal profondo del cuore: lei pensa, con la sua maggioranza illegittima, di poter presiedere l’Europa ? Se lo chieda e si dia una risposta.

    Nessuna fiducia a un Governo poggiato su fondamenta malate: ci trascinerebbe tutti nella rovina e non è per questo che siamo qui, Presidente Letta. Siamo qui per servire libertà, giustizia e democrazia, non la stabilità del cimitero