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    Intervento on. CHIARELLI in merito all’ “Informativa urgente del Governo sull’evasione del detenuto in permesso premio a Genova”

     

    Chiarelli

    Intervento on. GANFRANCO GIOVANNI CHIARELLI in merito all’ “Informativa urgente del Governo sull’evasione di un detenuto presso il carcere di Genova che usufruiva di un permesso premio.”

    GIANFRANCO GIOVANNI CHIARELLI.

    Signora Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi,

    abbiamo ormai tutti ben chiaro quanto è accaduto a Genova mercoledì scorso e, quasi si trattasse di fatti di normale amministrazione, abbiamo appreso con preoccupante e colpevole ritardo di una seconda evasione a Pescara. L’abbiamo appreso con cinque giorni di ritardo; mentre oggi noi parliamo in quest’Aula è probabile che apprenderemo di un’ulteriore evasione, che scopriremo a distanza di giorni.

    Viviamo in un sistema in cui ormai il delitto è più materia di gossip mediatico che di interesse degli organi preposti a prevenirlo e, nel caso, a sanzionarlo. Tanto derivo dalle osservazioni che a svolgere autonomamente, ritengo senza alcun coordinamento con le forze di polizia, una attività a tutti gli effetti investigativa è stata da subito, a poche ore dall’evento, la trasmissione televisiva Chi l’ha visto. È su questo che noi dobbiamo riflettere, signora Ministro. È evidente che su questo aspetto, di una gravità inaudita, ci sia veramente da riflettere e da preoccuparsi.

    I fatti sono chiari, lo hanno anche specificato i colleghi che mi hanno preceduto: vi è Bartolomeo Gagliano, 55 anni, serial killer, accusato di ben tre omicidi (due prostitute ed un omosessuale), ma soprattutto soggetto mentalmente disturbato, così come riconosciuto nell’ambito di un processo a cui nel passato è stato sottoposto in osservazione al CIM, così come, peraltro, lei nella sua relazione ha specificato.

    Forse è ancora più grave l’evasione di Pietro Esposito, sicario della camorra, uno dei protagonisti della barbara uccisione dopo la tortura di una donna nell’ambito della faida di Scampia, che scontava una condanna per aver partecipato a due omicidi e per altri reati minori.

    Quello che sconcerta è la considerazione della sua relazione in ordine a quello che è l’elenco che le è pervenuto tanto dal carcere quanto dal tribunale di sorveglianza, e nulla è stato detto, caro Ministro, in ordine a quello che si è fatto e in ordine a quello che si deve fare. Lei sa, la mia parte politica non certamente qui lancia accuse nel vuoto, sappiamo anche perfettamente il suo ruolo difficile, lo comprendiamo, lo comprende il sottoscritto, che è operatore di giustizia da oltre trent’anni, però è vero anche che non si possono non considerare le gravissime dichiarazioni del direttore del carcere, il quale, nell’imminenza dei fatti, rispetto ai cittadini italiani, risponde: non noi sapevamo che si trattava di un serial killer.

    È chiaro che oggi ci aspettiamo da lei una consequenzialità in ordine a determinati comportamenti di efficienza. Cioè, un direttore del carcere che ha la responsabilità della struttura non conosce qual è il fascicolo del detenuto per il quale è stato concesso il premio, ma che in ogni caso è detenuto presso il suo ufficio ! È sconcertante ! Obiettivamente è qualcosa a cui non riusciamo a dare risposte e mette ancora più in difficoltà il suo compito.
    Ancora, abbiamo Luigi Pagano che dice: stiamo valutando gli atti e a mio parere il permesso di Gagliano non è stato un errore. Io non lo so, ma dalla sua stessa relazione obiettivamente forse andava fatta una riflessione diversa, perché vi era stata…

    PRESIDENTE. Concluda.

    GIANFRANCO GIOVANNI CHIARELLI.

    Un minuto. Da quando è stato desunto andava fatta una ricerca più approfondita, in considerazione del fatto che era stato negato precedentemente, pochi mesi prima, uno stesso permesso. Sono valutazioni che chi opera sa; sono valutazioni, caro Ministro, che comprendiamo bene nel suo ruolo, però è evidente che lo stesso giudice di sorveglianza, la stessa persona che ha negato il permesso al poliziotto imputato per falso nel processo del G8, nega il premesso premio – si nega addirittura il permesso di andare all’estero a un leader politico solo perché ha una sentenza che ancora deve entrare in esecuzione – e poi si lasciano liberi questi pregiudicati, questi killer che effettivamente preoccupano non solo l’intero sistema, ma preoccupano tutti i cittadini.

    Ancora una volta faccio un appello per quello che è il sentire della nostra forza politica, per quello che è il sentire dei cittadini: noi abbiamo bisogno di una riforma vera, coraggiosa, seria; abbiamo bisogno di una riforma, e lei ha tutte le capacità e le qualità per poterlo fare, però è evidente che bisogna arrivare immediatamente a dare una risposta a questi episodi per questi soggetti che sono i responsabili veri di non aver messo nelle condizioni i cittadini italiani di vivere tranquillamente.