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    Interpellanza urgente on. BRUNETTA

     

    Brunetta

    (Iniziative di competenza per la piena attuazione della normativa in tema di trasparenza della RAI, con particolare riferimento alla comunicazione del costo annuo del personale utilizzato – n. 2-00353)

    PRESIDENTE.

    Passiamo all’interpellanza urgente Brunetta n. 2-00353, concernente iniziative di competenza per la piena attuazione della normativa in tema di trasparenza della RAI, con particolare riferimento alla comunicazione del costo annuo del personale utilizzato (Vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti).

    Chiedo all’onorevole Brunetta se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

    ON. RENATO BRUNETTA.

    Signor Presidente, buongiorno signor sottosegretario,

    con l’interpellanza urgente di cui sono firmatario ho voluto porre all’attenzione del Governo una questione di cui si parla da diverso tempo, ma che non ha mai trovato una risposta soddisfacente accompagnata da misure di attuazione concrete: quella della pubblicazione degli stipendi erogati dalla società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, la RAI.

    Anche l’attuale contratto di servizio 2010-2012, tuttora in vigenza in regime di prorogatio, all’articolo 27, comma 7, reca la previsione secondo la quale: «La RAI deve pubblicare gli stipendi percepiti dai dipendenti e dai collaboratori, nonché informazioni sui costi della programmazione di servizio pubblico». Tuttavia, non si è mai dato corso alle modalità applicative dell’obbligo in questione, anche dopo pareri critici di Antitrust e Garante per laprivacy.
    Il Garante per la protezione dei dati personali, fin dal parere del 30 giugno 2010, reso proprio alla RAI in ordine alla divulgazione dei dati relativi ai compensi erogati dalla medesima società, ha rammentato che «la normativa di protezione dei dati personali non può ritenersi ostativa alla pubblicazione, da parte della RAI, dei compensi erogati, sempre che risultino essere osservati i principi stabiliti dall’articolo 11 del codice e purché venga osservata la specifica modalità di divulgazione attraverso il sito web».

    Sullo stesso tema si è pronunciata per competenza anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha trasmesso, lo scorso 7 luglio 2010, al Ministero dello sviluppo economico e alla Commissione di vigilanza RAI, una propria segnalazione in merito, sottolineando le implicazioni di carattere concorrenziale, riconoscendo tuttavia l’esigenza di accountability del servizio pubblico radiotelevisivo e l’importanza di assicurare la trasparenza dei costi connessi alla gestione dei servizi pubblici, il cui finanziamento è a carico dei cittadini.

    Il tema è stato però – e questo è il punto nodale, signor sottosegretario – riproposto con forza all’interno di una specifica disposizione normativa prevista all’interno del cosiddetto «decreto PA» approvato lo scorso mese di ottobre, quindi pochi mesi fa. Infatti, la disposizione contenuta all’interno dell’articolo 2 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, così come modificato dalla legge di conversione 30 ottobre 2013, n. 125, recante «Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni», ha esteso in maniera inequivoca, definitivamente, alla società concessionaria del servizio pubblico – individuandola per nome – generale radiotelevisivo l’obbligo di comunicare – l’obbligo di comunicare – al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze il costo annuo del personale utilizzato relativamente ai singoli rapporti di lavoro dipendente e autonomo.

    Non, quindi, solo il costo annuo macro, ma anche relativamente ai singoli rapporti di lavoro dipendente e autonomo.
    Per la RAI viene, quindi, introdotta una disposizione specifica. Per la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, infatti, che già comunque sarebbe rientrata nell’ambito delle società non quotate partecipate o direttamente o indirettamente, a qualunque titolo, dalle pubbliche amministrazioni, e che quindi sarebbe stata comunque soggetta agli obblighi di comunicazione del costo del personale, viene specificato che la comunicazione deve essere relativa ai singoli rapporti di lavoro dipendente e autonomo. A differenza delle altre società che rientrano nella disposizione di cui all’articolo 2, comma 11, del suddetto decreto-legge convertito in legge, la RAI, quindi, dovrà specificare, in virtù di una precisa norma, il costo dei singoli rapporti di lavoro dipendente e autonomo.

    Quindi, dobbiamo conoscere tutto, da Fazio a Ballarò, ai singoli conduttori, ai grandi giornalisti, ai medi giornalisti, ai presidenti della RAI, ai direttori generali della RAI, ai conduttori, alle star. Si tratta di un onere aggiuntivo per la società concessionaria del servizio pubblico, che però non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Per questo motivo l’emendamento approvato dalla Camera dei deputati che ha introdotto tale disposizione ha avuto il nulla osta della Commissione bilancio. Pertanto, alla luce dell’approvazione della citata disposizione di cui all’articolo 2, comma 11, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, si chiede ai Ministri interpellati, il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e quindi alla Presidenza del Consiglio, quali misure, nell’ambito della propria competenza, intendano assumere con urgenza al fine di dare piena e immediata attuazione alle previsioni normative in tema di trasparenza che riguardano la RAI.

    Siccome, signor sottosegretario, su questo punto c’è stato un muro di gomma da parte della RAI in tutti questi anni, che non ha mai risposto agli obblighi di legge che già erano presenti nella passata normativa, oggi non ci sono più alibi, perché la normativa che ho citato più volte, recente, del mese di ottobre, prevede espressamente, nei confronti della RAI, questo obbligo di trasparenza e di pubblicazione. E non dica la RAI che c’è un problema di mercato, di concorrenza, di riservatezza aziendale e così via, perché la RAI, lo ricordiamo, è soggetto pubblico, destinataria di un canone, e che quindi ha degli obblighi ulteriori, come soggetto pubblico, come società pubblica, nei confronti dei cittadini.

    Grande, poi, è l’attenzione da parte dell’opinione pubblica per gli stipendi delle cosiddette star che tutti i giorni sono presenti sui nostri televisori, sui nostri canali di comunicazione e quindi, quest’obbligo di trasparenza prevale su qualsiasi altra considerazione. Su questo chiederei proprio, alla Presidenza del Consiglio e alla sua sensibilità, in particolare, di dire una parola definitiva, in maniera tale da eliminare qualsiasi comportamento opportunistico ostativo da parte dell’attuale dirigenza RAI, che si è dimostrata assolutamente insensibile e assolutamente refrattaria a rispettare la legge. Non è pensabile che la presidente Tarantola e il direttore Gubitosi in tutti questi mesi abbiano sempre detto di no, anche in maniera insultante, nei confronti del Parlamento, ma soprattutto insultante nei confronti dell’opinione pubblica.

    I dati sugli stipendi, sulle remunerazioni e sui costi dell’intero sistema RAI devono essere pubblicati in base alla legge, rispettando la legge e rispondendo alla grande domandaPag. 15di trasparenza che viene dall’opinione pubblica. Spero che lei in questa sede, signor sottosegretario – non ne dubito –, dirà una parola definitiva al riguardo.

    PRESIDENTE.

    Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giovanni Legnini, ha facoltà di rispondere.

    GIOVANNI LEGNINISottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

    Signor Presidente,

    con l’interpellanza urgente appena esposta l’onorevole Brunetta chiede di conoscere, come ha motivatamente esposto, quali misure intendano assumere i Ministri interpellati e anche la Presidenza del Consiglio al fine di dare piena e immediata attuazione alle previsioni normative in tema di trasparenza che riguardano la RAI, in particolare alla luce della recente approvazione della disposizione di legge che è stata diffusamente richiamata.

    Come noto, tale norma, quella contenuta nella legge di conversione del decreto-legge n. 101 del 31 agosto 2013, ha integralmente sostituito, a decorrere dal 1o gennaio 2014, l’articolo 60, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 che nella precedente formulazione prevedeva che gli enti pubblici economici e le aziende che producono servizi di pubblica utilità nonché gli enti e le aziende di cui all’articolo 70, comma 4, sono tenuti a comunicare alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica – e al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, il costo annuo del personale comunque utilizzato, in conformità alle procedure definite dal MEF.

    L’intervento operato dal decreto-legge n. 101 del 2013, come diffusamente illustrato dal presidente Brunetta, integra in primo luogo l’ambito soggettivo di riferimento del suddetto articolo 60, estendendo la platea dei soggetti tenuti al rispetto dell’obbligo di comunicazione previsto anche alle società non quotate partecipate direttamente o indirettamente, a qualunque titolo, dalle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, diverse da quelle emittenti, strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati e dalle società dalle stesse controllate e dalla società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo.

    Detto intervento opera, inoltre, sul contenuto informativo dell’obbligo stesso, andando a specificare che il costo annuo del personale comunque utilizzato ed oggetto della comunicazione deve ritenersi riferito ai singoli rapporti di lavoro dipendente o autonomo, come abbiamo ascoltato dall’onorevole interpellante.

    Tali interventi vanno inquadrati all’interno del processo di estensione alle società controllate dalle pubbliche amministrazioni ed a partecipazione pubblica di una serie di obblighi e vincoli in materia di finanza pubblica e trasparenza la cui introduzione ha avuto luogo a partire dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 ed è successivamente proseguita con ulteriori misure introdotte con il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 e con il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95.

    Successivamente, con i commi 39 e 40 dell’articolo unico della legge 6 novembre 2012, n. 190 è stato previsto oltre che per le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 1 del decreto legislativo n. 165 del 2001, anche per le aziende e le società partecipate dallo Stato e dagli altri enti pubblici, l’obbligo di comunicare al Dipartimento della funzione pubblica, in occasione del monitoraggio posto in essere ai fini dell’articolo 36, comma 3, del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001 tutti i dati utili a rilevare le posizioni dirigenziali attribuite a persone, anche esterne alle pubbliche amministrazioni, individuate discrezionalmente dall’organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione. In tal modo, il legislatore ha di fatto esteso anche alle aziende ed alle società partecipate dallo Stato e dagli altri enti pubblici il monitoraggio ed i relativi obblighi informativi previsti dal citato articolo 36.

    In virtù di tale disposizione, pertanto, anche la RAI, in quanto società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, è tenuta a comunicare alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica – e al MEF il costo annuo del personale comunque utilizzato, con riferimento ai singoli rapporti di lavoro dipendente o autonomo, in conformità a specifiche procedure definite d’intesa con i predetti dicasteri. A tale riguardo, relativamente alla concreta attuazione della disposizione di cui all’articolo 2, comma 11, del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, faccio presente che il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ha già predisposto una prima bozza di documento di lavoro per la definizione delle procedure di acquisizione dei dati utili a soddisfare le necessità informative previste dalla norma che, peraltro, riguarda una pluralità di soggetti.

    Sulla base di tale bozza di documento, nella giornata di ieri, 9 gennaio 2014, è stata svolta la prima riunione di coordinamento tra rappresentati del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio con il quale è stato avviato il percorso attuativo della norma e verificare le modalità di rilevazione più idonee all’interno del suddetto sistema conoscitivo che, comunque, con riferimento alla RAI, in ordine alla quale la norma prescrive l’acquisizione di informazioni di maggior dettaglio (come dicevo, costo annuo dei singoli rapporti di lavoro), richiederà una specifica modalità di trattazione.

    Successivamente, per la piena operatività della norma, si provvederà ad implementare il sistema informativo Sico (Sistema conoscitivo del personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche) ed a svolgere tutte le attività propedeutiche all’avvio della rilevazione, che sarà realizzata senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

    In conclusione, la disciplina normativa che è stata puntualmente richiamata sarà attuata, come è doveroso fare, entro i tempi tecnici strettamente necessari e con le procedure che sono state richiamate.

    PRESIDENTE.

    L’onorevole Brunetta ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.

    RENATO BRUNETTA.

    Signor Presidente, nel dichiararmi soddisfatto per la risposta del sottosegretario Legnini, vorrei solo aggiungere una clausola, signor sottosegretario, che è quella dei tempi: perché come lei ben sa, come ho ricordato, questa normativa era già presente, ancorché in maniera non così chiara, e a questa normativa, almeno negli ultimi quattro o cinque anni, non è stata data alcuna risposta effettiva da parte della RAI, accampando di volta in volta comitati paritetici che non si sono mai riuniti, o pareri difformi da parte delle authority, pretesti vari che hanno portato alla non trasparenza, e quindi al venir meno del rispetto della legge.

    Oggi voglio essere tranchant su questo punto. Tra qualche settimana ci sarà il Festival di Sanremo, e voglio essere popolare e determinato su questo. Vorrei che tutto quello che lei ha detto, che io approvo e di cui la ringrazio, vale a dire le modalità, le forme, i meccanismi i due Dipartimenti della funzione pubblica che ben conosco, come il Dipartimento della ragioneria e così via, che si sono trovati ieri, penso anche in ragione delle interrogazioni e dell’interpellanza urgente di quest’oggi, siano in grado di predisporre le modalità di attuazione della legge tali per cui si possa arrivare nei prossimi giorni, o nelle prossime settimane, ad avere l’esplicitazione dei compensi da parte della RAI come previsto della legge, a partire dai compensi per i conduttori del Festival di Sanremo.

    Questo è un elemento di grande chiarezza, e di grande sensibilità per quanto riguarda l’opinione pubblica: un fatto simbolico. E le preannuncio già, signor sottosegretario, che il prossimo mese presenterò un’altra interpellanza urgente, identica a quella che ho già presentato oggi, chiedendo conto di questo, o dandole atto dell’attuazione, del suo impegno. Perché il suo impegno ottiene la mia piena approvazione, se solo si realizzerà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.

    So benissimo che non è facile, avendo fatto anch’io il suo mestiere, so benissimo che ci sono ostacoli i più diversi, però l’opinione pubblica non ne può più di questa opacità da parte di una società pubblica che ha il dovere totale della trasparenza. Trasparenza totale è chiesta a quest’Aula, e quest’Aula la sta dando, l’ha data, ai singoli parlamentari, ai singoli uomini di Governo; trasparenza però noi chiediamo a tutti gli enti pubblici, in virtù della legge.

    Per cui, sottosegretario, io la ringrazio. Concordo e sono soddisfatto della sua risposta, con questa clausola di specificazione. Aspetto i dati e i risultati così come previsti dalla legge nei prossimi giorni, e le preannuncio già un’altra interpellanza urgente per i primi giorni di febbraio, in maniera tale da poterle dare atto della sua risposta, che io auspico essere positiva.