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    Intervento dell’on. GELMINI in merito alle proposte di modifica della legge elettorale

     

    Gelmini

    Intervento dell’on. MARIASTELLA GELMINI nell’ambito della: “Discussione della proposta di legge d’iniziativa popolare: Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e reintroduzione del voto di preferenza (A.C. 3); e delle abbinate proposte di legge”

    MARIASTELLA GELMINI.

    Signor Presidente, onorevoli colleghi,

    in queste giornate difficili e concitate, credo che sia dovere di ciascuno di noi ritrovare la serenità, la calma e lo spazio per un confronto che deve essere proficuo e costruttivo, vista la delicatezza e l’importanza del provvedimento in questione, appunto la legge elettorale, un provvedimento molto atteso e di grande rilievo.
    E allora, come è stato sottolineato poc’anzi, l’intesa politica raggiunta tra il Partito Democratico e Forza Italia ha impresso certamente un’accelerazione e direi una svolta, positiva, una svolta da tanto tempo attesa nella società italiana, spesso smarrita e incredula di fronte alle ripetute manifestazioni di inconcludenza della politica. Quella intesa – che mi auguro si possa allargare alla maggioranza dei gruppi presenti in Parlamento, se non a tutti – rappresenta l’ultima occasione che la politica ha per recuperare efficacia nella sua azione, credibilità e fiducia agli occhi dei cittadini. La stagione in cui si vuole declinare al futuro la volontà di fare le riforme è ampiamente terminata. Ora tocca a ciascuno di noi essere parte attiva per approvare quanto prima un testo di legge che rimetta in moto le riforme che servono da tantissimo tempo a questo Paese. E oggi è finalmente a portata di mano un obiettivo importante, ovvero quello di affidare alla libera scelta degli elettori non solo l’elezione del Parlamento, ma anche del Governo. Si tratta di un passaggio epocale: dalla democrazia della mera rappresentanza alla democrazia capace di decidere.

    Questo Paese, lo sappiamo, ha bisogno di scelte forti e coraggiose e chi ha la responsabilità di governare deve essere nelle condizioni di poterle assumere. La capacità di decidere del potere esecutivo è una conquista preziosa in ogni democrazia, ma in tempo di crisi, in un momento come quello che noi stiamo attraversando, direi che è vitale. Solo attraverso una democrazia decidente l’Italia può infatti rialzarsi e colmare il gap competitivo accumulato in questi anni e poi ritrovare la fiducia per ritornare a crescere.

    E il confronto politico per troppo tempo si è anche arenato attorno al tema della stabilità, ma il problema non è quanto dura un Governo, non è la durata di un Governo: è la sua capacità di incidere, di fare, di progettare, di assumere scelte coraggiose. Un Governo non sta in piedi solo per garantire la stabilità, ma sta in piedi per fare.
    Ma oggi voglio anche dire che non è all’ordine del giorno il tema della qualità o meno dei risultati conseguiti dal Governo Letta, che pure ha un’attenuante, ovvero quella di operare in quelle condizioni parlamentari che oggi noi vogliamo modificare. Il tema di oggi è come affrontare il cambiamento e il riformismo, che sono nel nostro DNA ed è per questo che Forza Italia ha anche accettato alcune modifiche all’impianto della nostra proposta, perché è chiaro che ci deve essere anche la disponibilità e l’umiltà di un confronto e di un’attenzione alle ragioni dell’altro.

    Però è indispensabile che la sera delle elezioni ci sia un vincitore, che sia affermata la logica dell’alternanza, che non ci sia più il bisogno di ricorrere alle larghe intese, che hanno ampiamente fallito e non hanno dato i risultati sperati. E per fare questo, affrontare il tema della legge elettorale è fondamentale e credo che non lo si debba fare appassionandosi troppo ai tecnicismi o alle percentuali, anche se le soglie di accesso per l’attribuzione dei seggi vanno proprio nella direzione di confermare la logica dell’alternanza, il bipolarismo e quindi un meccanismo non diverso da quello di altre democrazie.

     

    Il mio partito, dicevo, ha accettato per senso di responsabilità alcune modifiche che, a nostro giudizio, rischiano di appannare l’impianto normativo. Mi riferisco in particolare all’innalzamento della soglia al 35 per cento per avere l’accesso al premio di maggioranza. Ci sono Paesi nei quali il Presidente viene eletto con meno di un terzo dei voti e quel Presidente poi rappresenta tutta la popolazione e tutti gli elettori. E allora il tema non è la percentuale, ma è come collegarla alla percentuale dell’affluenza. E credo che su questo ricada la sfida che noi dobbiamo raccogliere, tutte le forze politiche presenti in quest’Aula. Ovvero, la capacità della politica deve essere quella di sapersi riprendere il ruolo che le è proprio, ovvero suscitare la passione civile dei cittadini, il gusto della partecipazione alla vita politica, saper riaccendere, rianimare la speranza in un Paese che sia più libero e più competitivo.

    Ma non voglio nemmeno eludere il tema delle preferenze. Dico con chiarezza che è illusorio pensare che si raggiunga, solo con l’introduzione delle preferenze, il collegamento tra il Parlamento, gli eletti e il territorio. Ricordo che le preferenze furono bocciate da un referendum e che, in tempi di riduzione dei costi della politica, le preferenze, dove applicate, dimostrano che fanno lievitare i costi delle elezioni politiche e che rappresentano il trionfo spesso delle lobby della capacità di incidere sulla volontà e la libertà dei parlamentari e anche, purtroppo, diventano terreno fertile per il clientelismo. Viceversa, come ancora una volta è stato ricordato, la Corte costituzionale consente il meccanismo delle liste corte, che, insieme ai collegi piccoli, creano davvero le condizioni e sono garanzia di un forte legame tra il territorio e gli eletti.

    Bene, certamente, il lavoro e la discussione in Parlamento. Prendiamoci il tempo necessario per affrontare ogni problema, per sviscerare tutte le questioni. Attenzione, però, ad indebolire l’impianto di una legge che non deve servire a chi siede in quest’Aula ma deve servire a chi sta fuori da quest’Aula. A vincere non deve essere questo o quel partito, ma deve essere una sfida vinta per l’Italia e per il Paese, che oggi soffre non solo i costi della politica, ma anche la incapacità di decidere della politica stessa.

    E, accanto alla legge elettorale, credo che dobbiamo ricordare come sia importante l’accordo riferito al superamento del bicameralismo perfetto, alla creazione di una Camera delle autonomie a costo zero, ancora una volta con un risparmio di 1 miliardo di euro, e anche alla rivisitazione del Titolo V della Costituzione. Infatti, se il centrodestra ha sbagliato approvando da solo il «Porcellum», voglio ricordare ai colleghi del Partito Democratico che la riforma del Titolo V della Costituzione è targata centrosinistra (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente). Se in Italia oggi abbiamo un contenzioso straordinario tra lo Stato centrale, le regioni e le autonomie, è perché quella riforma non è meno sbagliata del «Porcellum».

    E voglio anche dire che l’anomalia italiana è stata per lunghi decenni l’anomalia di una democrazia in cui ha prevalso la frammentazione sulla capacità di incidere sulle scelte. Ad ogni idea si pensava di legare un partito politico, un gruppo parlamentare. Era sufficiente una qualsiasi sfumatura perché un piccolo gruppo di persone desse vita ad un partito nuovo o ne generasse uno piccolo da uno più grande. Non è certamente vietato in democrazia e potrà ancora ripetersi. Però, una buona legge elettorale non deve più essere lo strumento per soddisfare il capriccio o l’ambizione di pochi, in danno dell’interesse generale. Il governo dell’Italia viene prima di tutto questo e Forza Italia auspica che da quest’Aula esca una buona legge, frutto del lavoro di affinamento del testo, se però tutti sapremo rispettare la ratio, la necessità di avere non la proliferazione dei partiti, ma una grande capacità di incidere sui problemi del Paese.

    Mi auguro, pertanto, che il lavoro del Parlamento sia impostato in direzione, sì, di migliorare, ma non di annacquare e ferire l’impalcatura dell’intesa raggiunta su un tema così importante. Attenuare la spinta maggioritaria di queste norme, violare l’accordo raggiunto, significherebbe rimettere in bilico la conquista di una democrazia governante e riportare indietro le lancette della politica. Diciamo subito che Forza Italia non potrebbe accettare alcuno stravolgimento del testo presentato.

    Rimane viva, invece, la mia convinzione e la convinzione del gruppo di Forza italia che quest’Aula saprà essere all’altezza della sfida, perché tutti siamo chiamati a scrivere una pagina nuova nella biografia della nostra nazione e della nostra Italia. Questo si aspetta da noi il Paese, questo dobbiamo ai cittadini, ai giovani e a tutti coloro che soffrono la crisi economica e che si aspettano risposte concrete adesso. Siamo già in ritardo, teniamolo presente.