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    Intervento dell’on. ELIO VITO: “Discussione sulle comunicazioni del Governo”

     

    Palese Vito

    “Discussione sulle comunicazioni del Governo”

    ELIO VITO

     

    Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi,

    parlerò subito della cosa che più mi sta a cuore, della quale mi sto più occupando con la Commissione difesa e con i colleghi che ringrazio per l’attenzione che hanno: la vicenda dei nostri due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che – l’espressione, l’avverbio giusto, signor Presidente del Consiglio, è questo – sono «ingiustamente» detenuti in India da oltre due anni; fucilieri di Marina che si stanno comportando con grande senso dell’onore e di responsabilità e ai quali voglio cogliere anche questa occasione per mandare il nostro affettuoso saluto.

    Lei, signor Presidente del Consiglio, gli ha telefonato, e ha fatto bene. So che anche questa mattina i familiari sono stati incontrati dai Ministri, lei li ha incrociati, come abbiamo fatto noi in più riprese, da tempo. Signor Presidente del Consiglio, si è parlato di internazionalizzare la vicenda: è la stessa espressione che ha usato il Parlamento, dando un obiettivo di impegno al Governo, perché il Parlamento ha votato, nello scorso dicembre, un ordine del giorno che impegnava il Governo, e anche lei, a risolvere la faccenda in maniera che fossero rispettate le norme del diritto internazionale e assicurando, comunque, il rientro con onore in patria dei nostri fucilieri di Marina.

    So anche che lei ha fatto altre telefonate, le ha ricevute come prassi in questi giorni, con il Presidente Obama, con gli altri leader europei. Ecco, signor Presidente del Consiglio, mi auguro e, comunque, la invito a fare in modo che in tutti i colloqui internazionali che lei avrà parli dei nostri due fucilieri di Marina. Non occorre solo parlare con loro, che è importante, perché non bisogna lasciarli soli – e poi verrò a dire qualcosa su questo –, ma per internazionalizzare la crisi occorre impegnare la comunità internazionale attivamente, anche perché, signor Presidente del Consiglio, signor Ministro Pinotti, tra poche ore il Parlamento sarà chiamato a votare il decreto-legge che rinnova la nostra partecipazione alle missioni internazionali.

      Noi vorremmo sapere dal Governo – abbiamo le nostre idee – se ci sono le condizioni per continuare a impegnarci, ad esempio, a partecipare nella missione antipirateria, alla quale partecipavano Latorre e Girone. E queste condizioni devono essere assicurate dalla solidarietà e dall’impegno internazionale nell’aiutare l’Italia ad affrontare e a risolvere la vicenda dei due fucilieri di Marina. Se non c’è questo impegno internazionale, se la vicenda riguarda solo l’Italia e non riguarda anche l’Europa, la NATO, le Nazioni Unite, probabilmente dobbiamo fare insieme, Parlamento e Governo, una valutazione se continuare o meno a partecipare e a dare il nostro contributo, ad esempio, a quel tipo di missione. Lo dico perché domani o giovedì andrà già in Aula al Senato il provvedimento.


    Quindi, questo significa internazionalizzare la vicenda. Lei sa che su questo troverà un Parlamento attento, che sosterrà il Governo sulla linea che il Parlamento ha dato, senza strumentalizzazioni, senza polemiche pretestuose, ma pretendendo, però, che la dignità dei nostri due fucilieri di Marina, che la dignità del nostro Paese e il rispetto che ci deve non solo l’India, ma la comunità internazionale per il contributo che noi diamo alle missioni internazionali e per il ruolo che l’Italia ha, ci venga assicurato costantemente e concretamente sino alla conclusione della vicenda.


    C’è qualcosa che sta accadendo che non mi piace, signor Presidente del Consiglio. Lei giustamente ha detto che ieri èPag. 36stato un successo dell’Italia e lo condivido. Quando ci sono dei successi questi vanno riscontrati. È inutile fare il «tanto peggio, tanto meglio». È stato un successo dell’Italia – espressione giusta –, del Parlamento, della Difesa, del Governo, di tutti quanti che l’India abbia rinunciato ad un’assurda applicazione della norma antiterrorismo al nostro Paese e ai due fucilieri di Marina. Rivendichiamo questo successo, ma la vicenda non solo non si è conclusa, ma vive delle contraddizioni enormi, sulle quali io vorrei, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, che i nostri fucilieri di Marina non fossero lasciati soli.


    Oggi su qualche giornale leggo che, ad esempio, è una loro decisione se continuare o meno ad andare ad apporre l’umiliante firma che ogni settimana – lei lo saprà – i nostri fucilieri appongono in un commissariato a New Delhi. Non è una decisione loro, perché loro stanno lì in rappresentanza del nostro Stato, del nostro Paese e sono lì perché stavano facendo qualcosa per il nostro Stato, per il nostro Paese, per la comunità internazionale. Certo che la loro opinione conta su come va gestita e conclusa la vicenda, ma non dobbiamo lasciarli soli proprio quando ci sono decisioni importanti da assumere.


    Oggi non si può dire che è una loro decisione se continuare o meno ad andare ad apporre la firma al commissariato e se questa loro – presunta loro – decisione legittima o meno il procedimento giudiziario in India che noi non vogliamo più riconoscere, perché pretendiamo che la soluzione sia, come ha votato il Parlamento, secondo le norme del diritto internazionale, che dicono tutt’altro.
    Allora, non lasciarli soli significa anche questo, signor Presidente del Consiglio, che si tenga conto della loro opinione. Ma è stata richiesta la loro opinione o, quando sono rientrati in India, hanno eseguito e accettato un ordine dello Stato e del Governo ? Hanno accettato un ordine. Ora perché dovrebbe essere solo una decisione loro ? Che lo Stato, il Governo, che lei, Presidente Renzi, gli diciate cosa continuare a fare, cosa è meglio per il Paese e per loro continuare a fare. Non lasciarli soli significa anche questo. Significa che il Governo, lo Stato, il Paese e il Parlamento si assumano le proprie responsabilità in ogni sede.
    Perché ora non siamo più presenti alle udienze ? È stata una decisione che ha assunto il Governo, non i nostri duePag. 37fucilieri. Non sono più presenti come Stato, come rappresentanza politica e istituzionale gli ambasciatori. Ecco, io credo che vada continuato a fare questo: continuare a garantire, ad assicurare che loro non saranno lasciati soli dallo Stato e dal Governo e che le decisioni che saranno assunte saranno decisioni assunte in condivisione e in accordo con loro, perché si tratta della vita loro e delle loro famiglie che è in gioco, ma naturalmente sono decisioni che assume il Governo, perché loro rappresentavano lo Stato italiano.


    Adesso dico subito, con il tempo residuo, che noi facciamo a lei, al suo Governo, alla sua bella compagine governativa gli auguri di buon Governo. A proposito della compagine governativa, signor Presidente del Consiglio, non è piaciuto che si sia rinnovata anche da parte sua una recentissima, bruttissima prassi: quella di non presentarsi in Parlamento a chiedere la fiducia con la compagine al completo, anche con i sottosegretari. Non solo è un atto di riguardo, è un fatto che il Governo ha diritto di chiedere la fiducia al Parlamento ed il Parlamento ha il diritto di votare la fiducia al Governo nella pienezza della sua composizione e della sua compagine. Prima non accadeva mai, adesso sono dei riformismi, diciamo, dal Governo Monti e poi da quello Letta e poi da lei, che vi presentate senza. L’avessimo fatto noi, di presentarci in Parlamento senza sottosegretari, può immaginare, Presidente Renzi, a quale colpo di Stato ci avrebbero richiamato. Oggi invece vedo che accade così, come se nulla fosse e quindi mi pare giusto significarlo, perché poi la composizione del Governo e l’attività dei sottosegretari fa parte del giudizio politico che la Camera darà.


    Auguri quindi di buon lavoro. Noi continueremo a guardare, come Forza Italia ha sempre fatto in questi anni – come Forza Italia ed il Presidente Berlusconi hanno sempre fatto in questi anni – all’interesse generale del Paese. E l’interesse generale del Paese ci chiede di stare all’opposizione, ma di pretendere che le riforme che oggi sono necessarie – quella del Regolamento, quella elettorale e quella istituzionale – vengano realizzate. Sulla strada delle riforme noi saremo attenti, determinati e responsabili.