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    Dichiarazione di voto dell’ on. RENATO BRUNETTA sulla fiducia al governo Renzi

     

    Brunetta

    RENATO BRUNETTA

    Signor Presidente del Consiglio, signora Presidente della Camera,

    in tema di franchezza, non posso non rilevare un macroscopico paradosso. Il 18 gennaio al Nazareno, lei, neo segretario del Partito Democratico, si comportò come uomo di Stato, avendo il coraggio di una straordinaria pacificazione sul metodo e sul merito delle regole, pacificazione con Silvio Berlusconi, con gli italiani. Oggi, Presidente del Consiglio, Presidente del Consiglio di tutti gli italiani, si è comportato ancora come uomo di partito nel linguaggio, nei contenuti.

    Signor Presidente del Consiglio, lei vuole il linguaggio della franchezza. Franchezza vuol dire libertà. Franchezza vuol dire non essere prigionieri di paure, di pregiudizi, di condizionamenti. Per questo francamente e liberamente noi oggi le diciamo di no. Non un no ancorato a un pregiudizio, ma a certi fatti dei quali lei non ha ancora voluto dare spiegazione. Alludiamo al «colpo di palazzo» che l’ha portata qui oggi.

    Libertà e franchezza le impongono di dire, signor Presidente del Consiglio, la verità, di non essere più uomo di partito.

    La sovranità appartiene al popolo e non alla casa del popolo del Partito Democratico

    Lei è il Presidente di tutti gli italiani, se lo ricordi.
    Noi abbiamo in mente un numeretto, signor Presidente del Consiglio: 0,37 per cento, la differenza fra sinistra e centrodestra esattamente un anno fa. Lei, signor Presidente del Consiglio, non ci ha ancora spiegato perché ritenga bello e democratico cavalcare un numero così microscopico per ergersi ad interprete unico della volontà popolare, senza che il suo nome sia mai stato votato da alcuno, fuori da Firenze e provincia. Lei invece, da segretario del Partito Democratico, come ho già detto, ha dimostrato il suo valore, stipulando un patto molto chiaro non solo con il Presidente Berlusconi, ma con il popolo italiano, sulle regole elettorali ed istituzionali. Lei, in quell’occasione, è stato coraggioso e noi siamo sicuri che quel patto lei lo onorerà.

    Ma lei viene qui a chiedere la fiducia per il suo Governo e questa fiducia, signor Presidente del Consiglio, lei se la dovrà meritare.
    Se avessi dei pregiudizi, la potrei criticare ferocemente per la sua retorica del luogo comune, per la mano in tasca.

    Ma queste sono banalità, ha ragione lei, ha avuto ragione lei, nella sua replica di ieri al Senato: sono banalità che non fanno onore a quei critici.
    Sarebbe troppo facile criticarla per questa sua retorica, troppo facile ma sopratutto inutile.

    La sfida, signor Presidente del Consiglio, sarà sulle riforme. Quella sulle regole, lo abbiamo già detto, è già stata accettata.
    Io oggi qui la sua sfida, la sua agenda la accetto, a nome del mio partito, sulle riforme che soprattutto stanno a cuore agli italiani: lavoro, burocrazia, fisco e giustizia.

    Su queste riforme, su questa agenda noi ci siamo: non solo accettiamo la sua sfida, ma la sfidiamo noi, signor Presidente del Consiglio.
    Lavoro: lei sarà in grado di cancellare la riforma Fornero sul mercato del lavoro ?

    Farà una riforma Fornero al quadrato o metterà sotto radice quadrata la Fornero ? Vale a dire: più flessibilità buona in entrata, più flessibilità in uscita, più partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa, migliori ammortizzatori sociali, un mercato del lavoro finalmente europeo e non un mercato del lavoro a stretta somiglianza dei magistrati del lavoro o della CGIL. È questo che lei vuole ? È questa riforma che lei vuole ? Perché se vuole una riforma europea noi ci siamo. Se la sua riforma sarà quella della CGIL, noi saremo ferocemente contrari.

    Sulla burocrazia le lascio il copyright, signor Presidente del Consiglio: merito, trasparenza, accountability, informatizzazione, sono tutti i valori della riforma che portava e porta il mio nome, tuttora vigente. La faccia sua, le regalo il copyright. La chiami riforma Renzi e noi saremo con lei.

    Le lascio il copyright come le lascio il copyright anche sui 100 miliardi di pagamenti della pubblica amministrazione. Informi il suo Ministro Padoan, che non sa ancora di che si tratta. Questa riforma è stata voluta dal Vicepresidente della Commissione europea Tajani e da noi. Io da questi banchi ho implorato il Presidente Letta perché realizzasse al 100 per cento quei pagamenti, pur con la variante Cassa depositi e prestiti. Lo faccia e noi saremo con lei.
    Anche su questo ci metta pure il suo nome. Le lasciamo anche su questo il copyright.

    Come le lasciamo il copyright sul fisco, sulla delega fiscale. È già tutto pronto, è fortunato in questo: dalle persone alle cose, riduzione della pressione fiscale, informatizzazione, i pagamenti online. Anche qui le regaliamo il copyright. Attui la delega, Presidente del Consiglio, e noi saremo con lei. E sulla giustizia: responsabilità civile dei magistrati ? Separazione delle carriere ? Fine dell’ipocrisia dell’obbligatorietà dell’azione penale ? Basta con i fuori ruolo ? È questa la sua riforma? Se sì, noi siamo con lei; se sarà ancora una volta, invece, una riforma dettata dall’Associazione nazionale magistrati o, peggio ancora, da Magistratura Democratica, saremo ferocemente contro. Basta con le intercettazioni a strascico ? È d’accordo, signor Presidente del Consiglio ? È questa la sua riforma ? Se queste saranno le sue riforme, noi ci saremo, signor Presidente del Consiglio, ma a scatola chiusa e vuota no.

    Infine, signor Presidente del Consiglio, non si governa grazie a un premio di maggioranza costituzionalmente usurpato. Non si governa, né poco, né tanto, né tanto meno fino al 2018. Si può governare solo per fare e rifare le regole, regole elettorali e regole costituzionali, e poi al voto. Lei ha parlato di sogno. A noi piace quello di Martin Luther King, quello di una pacificazione vera, senza più discriminazioni ideologiche e guerre civili fredde o guerre per via giudiziaria. Noi sogniamo, noi ci auguriamo, le auguriamo, la fiducia che si ottiene dal popolo, solo quella.