November 2017
M T W T F S S
« Oct    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

Recent Comments

    Intervento dell’on. CICU su “Proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia”

     

    cicu

    Discussione del disegno di legge S. 1248, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 2 del 2014: Proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia

    SALVATORE CICU

    Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi,

    è chiaro che assicurare il nostro apporto alle missioni internazionali è anzitutto un atto di interesse del sistema nazionale, soprattutto per la difesa e la sicurezza della nostra comunità, e non solo perché garantisce appunto la sicurezza ma perché rafforza una gestione multilaterale e rafforza anche la possibilità di una cooperazione che guarda ad un sistema complessivo rispetto all’importante, autorevole, esperta partecipazione.

    Non credo che vi sia alcun «copia e incolla». Tuttavia, la fase che stiamo attraversando ancora oggi in termini di approfondimento e di discussione di una materia così delicata e così importante vede l’assenza dei colleghi in Aula, mentre poi ci spertichiamo nel ricordare che manca un approfondimento, manca un dibattito, manca una verifica, manca una valutazione, manca un processo di determinazione decisionale che veda il Parlamento coinvolto. Credo che questa sia la fotografia che sintetizza la situazione vera e certa di un percorso che avrebbe però bisogno di altri strumenti. Ce lo diciamo da anni, ce lo ricordiamo ogni volta che ne abbiamo la possibilità, ce lo riconfermiamo progressivamente, e cioè il richiamo alla legge-quadro, da una parte, e al Libro bianco della difesa: due strumenti fondamentali, che credo sia improcrastinabile oramai definire, cercare di individuare come prospettiva per una discussione più efficace.

    È chiaro che Forza Italia non ha dubbi, in piena continuità con le nostre politiche, con le politiche dei nostri Governi ma anche con la politica che, nel ruolo di opposizione, noi abbiamo sempre manifestato, anche non utilizzando strumentalmente alcune situazioni in cui potevamo inserirci per indebolire i Governi di centrosinistra precedenti. Noi abbiamo sempre tenuto una linea di continuità. Noi ci crediamo. Crediamo cioè nel ruolo di primo piano della nostra politica estera e della nostra politica di difesa.

    Il rifinanziamento delle missioni all’estero è dunque per noi un dovere e un atto dovuto, soprattutto come messaggio. Noi abbiamo degli uomini e delle donne che rappresentano il sistema Italia e lo rappresentano con la capacità di essere veramente sistema all’estero e di essere veramente considerati competenti, valutati come primi riferimenti di un progetto che non vede solo la divisa militare, che è l’orgoglio di una nazione, ma vede la capacità dei nostri militari, del nostro sistema della difesa e della cooperazione internazionale valutata e verificata per essere pronta ad affrontare quei pericoli che in quei teatri esistono, ma soprattutto per superarli con la capacità non solo diplomatica ma culturale rispetto al rapporto con le problematiche esistenti nei luoghi in cui noi ci troviamo.

    Allora, ritengo che questo debba essere un patrimonio da non disperdere e vi prego, quindi, di non considerare strumentale il mio richiamo a due casi specifici in maniera particolare: uno è quello dei marò; questa situazione, che vede prigionieri in India due nostri fucilieri, non può essere considerata strumentale rispetto alla premessa che ho fatto. La comunità internazionale è rimasta a lungo alla finestra con solleciti deboli, con mancanza di visione e di chiarezza rispetto alla nostra posizione. Ritengo che un Governo tecnico sia stato responsabile di un pasticcio soprattutto nelle fasi iniziali del problema, che oggi ci troviamo drammaticamente ancora a cercare di gestire e che ha avuto inizio più di due anni fa.

    Questo è il momento di dare un segnale di unità, di forza, di credibilità e di autorevolezza ma soprattutto di fermezza davanti alla comunità internazionale, ancor prima che davanti all’India che, come sappiamo, è attraversata da una folgorante campagna elettorale e che, quindi (detto tra virgolette), dovrà, anche in maniera strumentale forse (io spero di no), utilizzare questa situazione per cercare di attirare a sé consensi rispetto alle diverse posizioni.

    La politica italiana con la missione bipartisan a Nuova Delhi ha dato il giusto segnale ma ora è necessario appellarsi ad un sistema internazionale, al diritto internazionale e alla palese violazione di diritti in termini giuridici e normativi ma anche di diritti umani nei confronti dei nostri soldati, dei nostri marò che non possono essere trattati e gestiti in questo modo. So comunque della sensibilità che il Ministro e il Governo hanno in questo tipo di valutazione e quindi il mio non è certamente un richiamo di chissà quale tipo; è un ragionamento, una riflessione che, come Forza Italia, ci sentiamo di svolgere per il contributo che abbiamo dato e che possiamo dare, anche con le iniziative della Commissione difesa, in prima linea con il nostro presidente della Commissione difesa, l’onorevole Elio Vito, che si sta dedicando, con impegno e continuità, rispetto a questo tema. Essendo componente della Commissione difesa, vivo questo tipo di effetto traino e trascinamento ulteriore in ordine a questo aspetto.

    Quindi, crediamo fermamente, ricollegandomi appunto a questo operato, che la predisposizione e la votazione unanime di un ordine del giorno da parte della Camera sia fondamentale per ribadire come la soluzione della vicenda dei marò coinvolga tutto il nostro Paese. Quindi è un segnale del Parlamento ma è un segnale che rimettiamo al Governo affinché ancora meglio e di più capiscano che nessuno vuole esimersi, nessuno si tira indietro rispetto ad un problema che per noi è fondamentale e centrale.

    Quindi, il provvedimento al nostro esame è in linea con la politica estera dei nostri precedenti Governi ma dobbiamo evidenziare ancora una volta che ci sono delle storture che riguardano il ritardo anche in questo caso di quindici giorni rispetto all’emanazione del provvedimento, storture che per questi quindici giorni comunque hanno lasciato il nostro personale militare all’estero in mancanza di norme specifiche, soprattutto con riferimento all’applicazione del codice penale militare di guerra. Questo provvedimento riguarda 26 missioni e 7.000 persone, tra donne e uomini delle nostre Forze armate, e non è possibile che ci possano essere vacatio legislative. Insomma, dobbiamo stare più attenti, è inutile che poi lo facciamo come rito che ogni volta si insegue, ogni volta ci diciamo che è così; io credo che dobbiamo dedicarci meglio e di più a cercare di superare tutte quelle criticità che peraltro io ho evidenziato anche come presidente o ex presidente del Comitato per la legislazione, dove ho visto che il relatore di maggioranza ha comunque sollevato e rappresentato in maniera efficace anche quel tipo di aspetto.

    Noi siamo un Paese serio, un Paese responsabile, teniamo fede agli impegni presi in sede internazionale e, tuttavia, vogliamo chiarire che ci sentiamo anche in dovere di difendere l’orgoglio e la dignità dell’Italia. La nostra politica estera, la nostra adesione ad un sistema di relazioni e istituti sovranazionali è alla base delle nostre decisioni di aver partecipato alle missioni con la NATO nei Balcani, con le Nazioni Unite nel Libano e anche in Afghanistan e noi sappiamo che, in quei Paesi, si gioca il tema anche e soprattutto della nostra sicurezza, noi ne siamo convinti; è una partita decisiva che comunque guarda soprattutto al sostegno, ad un percorso, ad un progetto di democrazia e libertà che riguarda anche e soprattutto quei Paesi. Io di questo ne sono convinto; quindi è evidente che la posizione e la riflessione nel nostro gruppo è in questa direzione. Devo però in conclusione, signor Ministro, rappresentante del Governo, signori presidenti e relatori, scusate se…

    In ordine alla decisione di inviare due unità di personale militare all’estero in qualità di osservatori – naturalmente parlo della situazione in Ucraina –, e non voglio con questo essere critico semplicemente per esserlo, ci sono dei passaggi che, come sappiamo, non possono essere superati. La decisione di inviare due unità di personale militare all’estero in qualità di osservatori non può essere assunta senza un passaggio formale in Parlamento e addirittura estromettendo del tutto la Commissione difesa dalla vicenda. In passato, la Commissione difesa è sempre stata coinvolta, ricordo il caso Siria, dove c’erano state anche lì delle riflessioni, delle valutazioni che poi avevano ricondotto, così come deve essere anche in questo caso, al fatto che l’ordinamento giuridico italiano prevede che le decisioni relative alla difesa, alla sicurezza e alle Forze armate siano assunte nell’ambito di una dialettica parlamentare che, pur nella varietà di forme, non può mai tradursi in una generica comunicazione allegata al resoconto di una seduta delle Commissioni esteri e difesa. Mi riferisco alla comunicazione che il Ministro Pinotti ha trasferito alla Commissione difesa. Lei stessa ammette che è inconsueta come comunicazione, ma io mi permetto di rilevare che non è inconsueta, non può produrre nessun effetto. Non può essere il Governo a decidere di inviare e quindi di decidere che c’è una nuova missione all’estero. Le nuove missioni all’estero possono essere votate solo ed esclusivamente dal Parlamento, che può approvarle o non approvarle. Quindi, io richiamo l’attenzione su questo aspetto, che mi sembra molto, molto delicato. Soprattutto, credo che si possa immediatamente attivare il meccanismo per cui, a mio giudizio, questa generica comunicazione debba diventare immediatamente convocazione delle Commissioni difesa ed esteri per attivare la procedura necessaria per arrivare al Parlamento e far approvare questa nuova missione.