November 2017
M T W T F S S
« Oct    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

Recent Comments

    Intervento dell’on. Stefania Prestigiacomo in discussione generale sul “bonus Irpef”

     

    Prestigiacomo

    Discussione del disegno di legge: S. 1465 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, recante misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale. Deleghe al Governo per il completamento della revisione della struttura del bilancio dello Stato, per il riordino della disciplina per la gestione del bilancio e il potenziamento della funzione del bilancio di cassa, nonché per l’adozione di un testo unico in materia di contabilità di Stato e di tesoreria (Approvato dal Senato) (A.C. 2433)

    ON. STEFANIA PRESTIGIACOMO

    “Signor Presidente,

    rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, anche in occasione dell’esame di questo provvedimento, come è già stato rilevato dai colleghi che mi hanno preceduto, la pratica della degenerazione e della reiterazione dei decreti-legge può dirsi compiuta. Con la compiacenza, evidentemente, di entrambi i Presidenti dei rispettivi rami del Parlamento, di fatto, si opera già come fossimo in un sistema monocamerale.

    Se infatti, lo scorso mese di maggio, un altro decreto-legge, il cosiddetto decreto casa è stato fermo in prima lettura per 45 giorni per essere successivamente esaminato in 72 ore dalla Camera con l’ennesima richiesta del voto di fiducia, esautorando di fatto ogni prerogativa dei deputati, anche in questa circostanza l’Assemblea di Montecitorio si trova ad analizzare un provvedimento importante, considerato d’urgenza, composto da ben 51 articoli, che contiene una molteplicità di norme che intervengono su diversi settori dell’economia e della società civile, con un tempo a disposizione francamente inaccettabile.

    Se i colleghi di palazzo Madama hanno avuto oltre un mese a disposizione per esaminare le corpose misure contenute nel decreto-legge, anche in questa occasione la Camera dei deputati è chiamata ad esaminare un provvedimento importante in appena due giorni.

    In considerazione del modo inammissibile di esaminare provvedimenti come questo, profondamente modificato rispetto al suo impianto originario dal Governo e dalla maggioranza attraverso un emendamento cattedrale interamente sostitutivo del testo sul quale poi il Senato ha chiesto il voto di fiducia chiudendo in pratica la partita, ritengo anch’io, come è stato fatto da chi mi ha preceduto in questa discussione sulle linee generali, doveroso richiamare l’attenzione della Presidenza della Camera e dell’intero Parlamento sull’indispensabile e inderogabile riforma dei Regolamenti parlamentari che, non capiamo perché, si è fermata.

    E veniamo al merito del provvedimento. Il famoso bonus degli 80 euro in busta paga a circa 10 milioni di italiani, che tutti ricorderemo come un grande spot elettorale servito a Renzi per vincere le elezioni europee, risulta tanto inutile dal punto di vista economico, nel senso che non produrrà effetti tangibili per stimolare la ripresa della domanda interna, quanto dannoso per gli evidenti risultati finanziari derivanti dalla quantificazione delle minori entrate che si rinvengono all’interno delle disposizioni che hanno tutte natura di spesa.

    I sonori richiami e gli avvertimenti provenienti dai tecnici del Servizio bilancio del Senato, successivamente dalla Corte dei conti e proseguiti sia dalla Banca d’Italia che poi dai funzionari del Servizio studi della Camera dei deputati sui dubbi e le perplessità riconducibili alle coperture finanziarie insufficienti e traballanti utilizzate per finanziare i rinomati 80 euro, ma anche le incertezze relative alla compatibilità costituzionale dell’aumento della tassazione sulle quote della Banca d’Italia utilizzate come copertura, solo per citare alcuni esempi, rappresentano un segnale preoccupante per come questo Governo, nato, a dire del Premier, per salvare l’Italia, sta dimostrando in realtà la sua inconcludenza, in particolare sulla politica economica sin qui intrapresa, i cui effetti macroeconomici sull’impianto dell’economia reale, come dimostra questo decreto-legge, si stanno rivelando praticamente inutili.

    Che dire poi sul versante della tassazione. Ricordiamo tutti come il neo Premier Renzi, appena insediatosi, dichiarò che non avrebbe aumentato la già insostenibile pressione fiscale nel Paese, aggiungendo, dinanzi agli onori internazionali ricevuti e ai contestuali ordini impartiti dalla signora Merkel, che le tasse le avrebbe invece addirittura ridotte.

    Ebbene, cari colleghi della maggioranza e del Governo, è evidente anche a voi come questo decreto-legge, pur di accontentare una limitata platea di contribuenti con gli 80 euro in busta paga, aumenterà ulteriormente la pressione fiscale per le famiglie e per le imprese: dai microaumenti che nel breve termine riguarderanno i bolli sui passaporti – decisi dal Partito Democratico – alle misure sull’incremento delle aliquote sulle rendite finanziarie, che deprimeranno gli investitori e i mercati finanziari, alla reintroduzione di fatto dell’IMU sui terreni agricoli collinari e montani e una modifica in peggio del trattamento fiscale per la produzione di energie rinnovabili legate all’agricoltura.

    Insomma, a conti fatti, per pagare questi famosi 80 euro, il Governo e la maggioranza stanno di fatto scassando i già fragili equilibri di bilancio pubblico ricorrendo a coperture finanziarie per così dire deboli e incerte ed aumentando in maniera indiscutibile la già esorbitante pressione fiscale.

    Vorrei ricordare come, a proposito di coperture finanziarie tutt’altro che strutturali, la Banca d’Italia ha evidenziato come per il 2015 saranno necessari oltre 14 miliardi di euro per finanziare in modo permanente gli 80 euro in busta paga, nonostante il Premier Renzi affermi che si tratti di un intervento strutturale.

    Ma in realtà, l’articolo 1 del decreto-legge afferma con chiarezza che dal 1o gennaio 2015 l’effetto bonus si esaurisce. Sarà infatti rimandato, a detta del Premier, alla prossima legge di stabilità l’intervento normativo che renderà strutturale il beneficio fiscale; e, a tal fine, in considerazione di come questo Governo dà con la mano destra e riprende con la mano sinistra aumentando le tasse, per recuperare gli oltre 15 miliardi di euro al prossimo appuntamento di autunno non c’è da aspettarsi nulla di buono.

    L’azione sbagliata e dannosa che sta seguendo il Governo Renzi in tema di politica economica e di rilancio del Paese, conferma infatti come sia nettamente contraria, rispetto alle reali esigenze che chiedono i cittadini e le imprese. Il famoso Piano Cottarelli che sembrava dovesse rappresentare il perno fondamentale su cui intervenire per diminuire gli esorbitanti costi della spesa pubblica improduttiva e sul quale il funambolico Renzi aveva dichiarato ogni priorità, attraverso un rigoroso taglio della cosiddetta spending review, appare essersi arenato.

    Al di là della buone intenzioni sino ad oggi esternate da Renzi e dai suoi Ministri e dall’ambizione di ridurre in modo significativo la pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, restituendo al Paese la capacità di competere, si ha la netta impressione che quando si arriva al dunque tagliare la spesa pubblica anche per questo Governo, come per il precedente, resta un’azione molto difficile. L’IRAP si riduce, ma solo in modo marginale, il cuneo fiscale si affronta, ma non si abbatte. Per non parlare del pasticcio della TASI. Non è solo una nuova imposta complicata, è qualcosa di più: è la metafora del fallimento del fisco, dei buoni propositi di semplificazione, purtroppo disattesi dal precedente Governo Letta e in modo palese anche da questo Esecutivo.

    I continui rinvii, i tentennamenti, le conferme e le successive smentite sull’inserimento delle relative norme in materia di disciplina inerente la fiscalità locale, dimostrano quanto sia evidente la schizofrenia normativa, che non sembra trovare tregua. Un sistema fiscale che ci ha ormai purtroppo fatalmente addestrati alla «normalità delle emergenze», con la rassegnazione di chi appunto, come questo Governo, finisce per considerare «normale» che milioni e milioni di contribuenti siano costretti a salti mortali per pagare le imposte, con un ingorgo di scadenze mai visto !

    A questo scenario indegno per un Paese che si ritiene essere ormai l’ottava potenza industriale, occorre evidenziare come di fatto la quota di coperture che si può attribuire a una vera spending review, all’interno di questo decreto-legge, è molto ridotta. Ed è qui che emerge la questione di fondo che riguarda non solo questo provvedimento, ma l’intera azione di questo Governo: la scarsa capacità di rilanciare l’economia affrontando il nodo dei costi e dell’efficienza della macchina organizzativa. Alla determinazione nelle parole con cui attraverso i suoi tweet Renzi mette sotto assedio la burocrazia e i suoi sacerdoti, non corrispondono altrettanti interventi concreti e reali in grado di invertire su untrend di permanente sfiducia, così deprimente che continua ad attanagliare le famiglie e le imprese italiane.

    È tempo di dare un freno all’euforia, che sembra essersi diffusa da parte del Partito democratico e del suo Premier, dopo la sbornia del 40 per cento conquistato alle elezioni europee. I recenti, drammatici dati dell’ISTAT sulla disoccupazione record, con un dato rilevato pari al 13,6 per cento, il più alto dal 1977, il cui fenomeno diventa ancora più tragico nel Mezzogiorno, con il tasso di disoccupazione che vola al 21,7 per cento e tra i giovani arriva al 60,9 per cento; il quadro debole che emerge dagli indicatori sulla produzione industriale, il pessimismo che serpeggia fra le famiglie e le imprese nel futuro, anche a causa della ristrettezza del credito, fotografano inesorabilmente una contrazione economica ancora grave che affligge il Paese e dimostra come sia ancora lontana la luce e quanto questo Governo non abbia innescato nessun cambio di marcia.
    Pertanto signor Presidente, colleghi, non posso non evidenziare la più completa delusione unita alle perplessità per il futuro per quanto contenuto dal presente decreto-legge, che di competitività altro non ha se non il titolo.

    Siamo di fronte ad un testo che in realtà ha evidenziato un comportamento pilatesco da parte del Governo Renzi, le cui norme ad effetto mediatico non determineranno nessun impatto positivo per il tessuto socioeconomico del Paese. I benefici degli 80 euro, compensati con nuove tasse, che si mangeranno nei prossimi 8 mesi oltre il 40 per cento del bonus previsto, confermano infatti come il provvedimento sia nel complesso pura propaganda e dimostra quanto sia fumosa e superficiale l’azione di politica economica di questo Governo ed in particolare del Presidente del Consiglio, che va sempre di corsa, affermando anche dalla Cina che vuole cambiare e rottamare tutto e tutti. Ma i problemi per ora restano tutti lì, come le riforme da fare. La fiducia può aiutare, signor Presidente del Consiglio, ma l’euforia e le dichiarazioni di autoproclamazione, certamente no”.