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    Intervento dell’on. Elio Vito durante l’ “Informativa urgente del Governo sugli sviluppi della situazione in Medio Oriente”

     

    Vito

    ELIO VITO.

    Signora Presidente, signora Ministro,

    io comincerò questo breve intervento esprimendo, a nome del gruppo di Forza Italia e immagino di i tutti gruppi, di tutta la Camera, ma questo poi se lo riterrà ci penserà lei, la nostra solidarietà alla comunità ebraica romana e italiana vittima di gravissimi episodi, con le scritte che sono comparse nelle ore scorse a Roma. Una comunità pacifica e democratica, storicamente bene integrata nel tessuto della nostra città, della nostra capitale e della nostra nazione, alla quale va la nostra solidarietà. È ricorrente che quando c’è un’acuirsi delle crisi in Medio Oriente vi è anche una ripresa del fenomeno dell’antisemitismo. Noi riteniamo, però, che questa volta la gravità del fenomeno vada contrastata efficacemente sul nascere e vada contrastata efficacemente anche in Parlamento da parte di tutte le forze politiche e, naturalmente, anche col sostegno del Governo, abbiamo sentito il cenno che il Ministro Mogherini, poco fa, ha fatto. Ha ragione l’onorevole Amendola, questa crisi in Medio Oriente non può vedere un approccio analogo o simile all’approccio che tutti abbiamo avuto in passato. Non si tratta, infatti, di poter utilizzare le solite categorie alle quali abbiano fatto ricorso. C’è una caratteristica, però, che sembra avere assunto prevalenza: le leadership che si stanno formando in Medio Oriente, in Israele e nel mondo arabo sembrano delle leadership che, al contrario dei decenni passati, sembrano formarsi sulla maggiore bellicosità al loro interno. Innanzitutto partiamo dal mondo arabo, io sono contento, signora Ministro, che lei oggi sia venuta a riferire su questo tema della situazione in Medio Oriente, l’ho ha già fatto in passato nelle Commissioni, lo abbiamo già fatto in altri dibattiti parlamentari. È indubbio che questo è unPag. 21tema che attrae molto l’attenzione dell’opinione pubblica e delle forze politiche nel nostro Paese. Ma la crisi in Medio Oriente si è sviluppata da anni. I massacri sono in corso da anni, penso alla Siria, penso al Corno d’Africa, penso allo stesso Sudan. Meriam è stata liberata finalmente, non è terminata, però, la guerra in Sudan o nel Corno d’Africa. I massacri che sono stati oggetto anche di attenzione in Parlamento nei mesi scorsi, e negli anni scorsi, in Siria, sono tutt’altro che terminati. Ma si sa, il tema della Palestina e di Israele ha sempre suscitato in Europa, e in Occidente, una maggiore sensibilità, una maggiore attenzione culturale e politica. Però va collocata all’interno di quello che sta accadendo oggi nel mondo arabo, di quello che sta accadendo oggi nel mondo israeliano, anche con le novità che stanno emergendo nei rapporti tra Israele e gli Stati Uniti d’America.

    E poi vi è il tema dell’Europa, signora Ministro. Noi stiamo guidando il semestre europeo, ma mai come in questa fase ci sarebbe bisogno di un’Europa e mai come in questa fase si registra l’assenza dell’iniziativa europea. Quale Paese, quale comunità, se non quella europea, per vicinanza, per comunità di valori storici, potrebbe essere oggi presente ? Eppure nelle mediazioni delle quali si sente parlare – Egitto, Qatar, Turchia – non si sente parlare di Europa, né l’Europa si propone.
    Abbiamo sentito il suo piano in 5 punti, signora Ministro, ma il punto è che l’Europa non ha un ruolo, non ha un ruolo oggi nel mondo e non ha un ruolo oggi nel Medio Oriente, nonostante la vicinanza e gli effetti di quella crisi che si registrano nel nostro continente. Quindi, questo è il terreno sul quale occorre ripartire: fare in modo che la leadership mondiale, la leadership araba e la leadership israeliana non si fondino più su un aumento di bellicosità, in base al principio per cui più si è bellicosi più aumenta la leadership interna, il potere contrattuale.
    Per quanto riguarda il mondo arabo, è tradizione che si conquistino anche i consensi interni sulla via di Gaza e della Palestina. Io credo che quanto sta accadendo oggi lì sia anche parte di questo grande confronto che sta avvenendo tra sciiti e sunniti, tra le varie componenti del mondo arabo, un confronto al quale va guardato naturalmente con attenzione, con rispetto per queste comunità e per queste religioni. E loPag. 22stesso sta accadendo in Israele. Non sono più i tempi nei quali i leader si formano sulla pace, sulla volontà di imporre la pace, di imporla nonostante le provocazioni.
    Naturalmente, come sempre in questi casi, vi è il tentativo di distinguere i buoni e i cattivi, da che parte stare. L’Italia e l’Europa hanno sempre cercato di non scegliere, con la teoria dei due popoli e dei due Stati. Noi crediamo che anche in questo caso, invece, vadano privilegiate le ragioni della democrazia, le ragioni dei popoli, della libertà dei popoli di scegliere di poter vivere su un territorio riconosciuto, ma anche di poter vivere senza il rischio che piovano bombe e razzi sulla propria testa.
    Io credo che questa occasione di dibattito sia anche un’occasione di dibattito, come veniva ricordato poco fa, che possa essere utile per discutere nel nostro Parlamento e nel nostro Paese della politica estera dell’Italia, ma soprattutto dell’Europa. Lo abbiamo fatto in Commissione, la ringraziamo per questo. Credo che sarebbe utile farlo anche in Aula.
    Lei ha fatto riferimento poco fa alle missioni internazionali che sono dispiegate in quel territorio, alla possibilità, forse alla necessità, che ci siano nuove missioni e nuovi interventi internazionali in quel territorio. Saranno decisi di concerto con le Nazioni Unite e naturalmente, come sempre, giustamente il nostro Paese farà la sua parte, non farà venire meno il suo contributo. Noi discuteremo nei prossimi giorni, nelle prossime settimane del decreto missioni che il Governo ha presentato in Consiglio dei Ministri ed approvato la settimana scorsa, non è ancora arrivato in Parlamento. Sarà quella, però, anche l’occasione per discutere di politica estera e per discutere della presenza dei nostri militari e delle tutele che ai nostri militari vanno assicurate in tutti i territori.
    Concludo – lei vede il fiocco giallo, signor Ministro –, io rispetto il silenzio con il quale il Governo sta operando. Naturalmente credo che lei condividerà con me che 900 giorni – perché ormai questo è il traguardo triste che è stato raggiunto – di ingiusta detenzione, di prigionia per i nostri militari all’estero siano francamente una cifra che a noi risulta insopportabile.