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    Dichiarazione di voto finale dell’On. Baldelli (Disposizioni in materia di abolizione dei vitalizi e nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali)

     

    Parto dalla situazione di quest’Aula. Parto da chi non c’è. Non c’è Matteo Renzi, che insegue Beppe Grillo su questo terreno dell’antipolitica, un mostro che, più lo si alimenta, più cresce e più ha fame. Non c’è Beppe Grillo, che stava seduto in tribuna, ma non è un componente di quest’Assemblea. Non c’è Berlusconi, che avete pensato bene di buttare fuori dal Parlamento. E, guardate, il fatto che non ci sia né Beppe Grillo, né Berlusconi, né Renzi e che non ci sia neanche Salvini, è un problema grosso per questo Parlamento, perché dà la percezione che questo Parlamento non sia il luogo dove vengono decise le cose, dove si fanno le scelte politiche. Dà la percezione che questo sia un luogo dove le scelte politiche vengono ratificate. E questo non è un bene.

    Vediamo, invece, chi c’è in questo Parlamento.

    Ci sono tanti colleghi, di corso più o meno lungo, e c’è oltre il 60 per cento di colleghi al primo mandato parlamentare, spesso giovani, alcuni dei quali non matureranno neanche il 15 settembre, con buona pace di chi si esalta a questa data, i requisiti minimi per un trattamento, non vitalizio, per un minimo di trattamento previdenziale, e che, quindi, verseranno a perdere – immaginiamo il loro entusiasmo – tutti i contributi che hanno versato fino ad oggi e che, da quattro anni e mezzo, si sentono definire “la casta”. Tutto questo per percepire forse un trattamento previdenziale di circa 800 euro, quando avranno 65 anni. Quindi, parliamo almeno tra 30-35 anni, perché stiamo parlando di colleghi molto giovani. Una parte di questi, tra l’altro, i colleghi del MoVimento 5 Stelle, sostengono la tesi che, una volta, se dovessero mai vincere le elezioni, introducono il reddito di cittadinanza, che in fondo significa percepire la stessa cifra da subito, senza aver fatto manco una legislatura, per tutti, a carico della fiscalità generale! Quindi, immaginatevi con che entusiasmo, possano mettersi nell’ottica della difesa di alcune prerogative e di alcuni diritti costituzionali.

    Allora, io mi sono mai domandato: ma un Parlamento, un’Aula in queste condizioni, la regge questa pressione? Al di là, di alcuni di noi che magari forse hanno le spalle un po’ più larghe e un corso politico più lungo, probabilmente no. Probabilmente, in questo quadro, la maggioranza di questo Parlamento è propensa a cedere alla condizione del tanto peggio, tanto meglio. Ed è per questo che, quando Matteo Renzi ha scelto di mettersi su questo terreno, ha trovato terreno fertile nel collega Richetti e in tanti altri della sua generazione politica, che vogliono fare questo gioco. “È incostituzionale!” Certo che è incostituzionale. Ma tanto peggio tanto meglio.

    “È scritta male, è scritta coi piedi”. Certo, che è scritta male, ce l’ha spiegato bene l’ex Ministro, presidente della Commissione, Damiano: qui milioni di pensionati rischiano di essere interessati da questa macelleria. Ma, tanto peggio, tanto meglio.

    Guardate, in questo dibattito, sono emersi due elementi, uno che mi ha confortato. Tanti interventi belli, di alto profilo istituzionale, di grande consapevolezza istituzionale e politica, di concetti che dovrebbero essere basilari, la differenza tra il privilegio e la prerogativa. Il privilegio dei parlamentari? Guardate, ciascuno si può candidare e farsi eleggere. Non è un privilegio, ciascuno di noi non è in Parlamento per diritto divino o perché i propri genitori gli hanno tramandato, come le caste, un’appartenenza, è perché si è fatto eleggere.

    E ciascun cittadino italiano, che compie i venticinque anni, può accedere a questo ramo del Parlamento, se prende un voto più di ciascuno di noi che è qui oggi. Quindi, non è un privilegio: è una prerogativa, è una funzione. E tanti l’hanno difesa bene, alcuni probabilmente per disciplina di partito – sono certo -, anche nei colleghi del PD, avrebbero potuto e voluto farlo e non l’hanno fatto. La disciplina di partito, purtroppo, comporta anche questo e hanno la mia solidarietà profonda.

    L’altro elemento è il gioco al rialzo che emerge. Guardate, il collega Di Maio è un professionista di rara bravura in queste cose e già ve l’ha detto. Oltre alla macelleria sociale – e questo è il rischio concreto, l’abbiamo spiegato in tutte le salse, ve l’ha spiegato il vostro presidente della Commissione lavoro, presidente di tutti noi, mai eletto da voi – il Presidente Di Maio vi dirà, tra poco, che gli interessa la macelleria sociale dei parlamentari. Questo è il gioco al rialzo che comincia! Non fra trent’anni, non fra sei mesi, oggi, adesso! Un gioco al rialzo, che porterà – purtroppo la Presidenza l’ha dichiarato inammissibile – fino al punto di caduta nell’introduzione del reato di vitalizio, per chi lo ha maturato e per chi lo ha percepito. Era la mia proposta. L’avremmo potuta votare a scrutinio segreto, ci saremmo fatti, forse, tante risate, sul voto segreto su questa materia in quest’Assemblea è in queste condizioni.

    Lo reggete questo confronto al rialzo? Guardate, quando Enrico Letta su quei banchi aveva dato la lieta novella che toglieva lo stipendio ai ministri parlamentari, pensava che poi fuori da qui avrebbe avuto folle plaudenti.

    Quando faceva per decreto-legge l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, tra l’altro con l’introduzione di una norma, essa sì ad personam, che impedisce ancora oggi a Berlusconi di poter finanziare il suo partito, sperava che ci fossero folle plaudenti. Lo sapete che cosa ha trovato al posto delle folle plaudenti? Ha trovato uno più furbo di lui, che si è tolto la giacca e la cravatta, dopo vent’anni di politica, si è messo il giubbetto di pelle, è andato da Maria De Filippi, gli ha detto “stai sereno” e lo ha mandato a casa. Questo è quello che è successo! Cosa succede a Renzi, quando fa un titolo di una riforma per la riduzione dei costi della politica, il numero dei parlamentari, e va in giro a dire che riduce le poltrone? Che perde la sua! Che cosa succederà su questo? Succederà la stessa cosa, succederà la stessa identica cosa.

    Se si fosse potuto fare, se ci fossero state le condizioni, l’avrebbe fatto qualcun altro. Il centrodestra è stato l’unico schieramento politico a tagliare le indennità dei parlamentari; non abbiamo trovato folle plaudenti, lo abbiamo fatto con sobrietà, non lo andiamo in giro a dire, forse anche sbagliando.

    E con i due Presidenti del centrodestra di Camera e Senato, sotto quegli Uffici di Presidenza, anche con il voto, certamente, degli altri, è stata fatta l’unica riforma possibile dei vitalizi per il futuro, dal 2012 in poi. Più di questo non si poteva fare, lo si sarebbe fatto. La verità è che l’irretroattività vale per il ricalcolo dei contributi, vale anche per il penale e non si può fare, perché è la Costituzione che lo stabilisce. Guardate, c’è un danno e una beffa in tutto questo. Il danno è che, approvando questo provvedimento, si stabilisce che questa è la Camera della propaganda, dove si può dire e fare tutto e il contrario di tutto, anche in violazione dei principali e basilari principi costituzionali, perché tanto c’è poi la Corte costituzionale, che è la Camera dei principi costituzionali, è l’organo dei principi costituzionali, che rimette a posto i pasticci o le furbate o le cose di propaganda che si fanno qua dentro.

    Guardate che fare questo significa cedere sovranità, significa cedere sovranità. Mi auguro che siamo in grado di scriverla una legge elettorale, non di farcela scrivere dalla Corte costituzionale, e mi auguro che non si vada a farci bocciare la legge sui vitalizi dalla Corte costituzionale, perché in quest’Aula prevalga il senso di ragionevolezza. Ho dei dubbi da com’è andato il dibattito, però credo che questa sia la situazione; oltre a questo, la beffa, la beffa di fare un’operazione di propaganda. Guardate, a tanti in quest’Aula è caro il concetto di onestà; beh, allora, diamo notizia che esiste anche il concetto di onestà intellettuale. Se si sa che una cosa è incostituzionale, che non si può fare, che sarà abolita, bene, non la si faccia. Si eviti di prendere in giro i cittadini, si eviti di prendere in giro gli elettori, si eviti di raccontare balle.

    Lo ha detto il presidente Damiano: c’erano tanti altri modi che si potevano seguire per fare lo stesso identico percorso, se si voleva eliminare qualche stortura. Certo, se il caso è quello di un giorno di legislatura e non so quante migliaia di euro, forse si potevano trovare altre strade. Questa legge, quindi, ve la votate voi. Forza Italia resta in Assemblea, ma non prenderà parte alla votazione; continuerà a occuparsi di problemi concreti, la sicurezza, l’immigrazione, la lotta alla povertà, una nuova stagione fiscale, la difesa dei consumatori.

    Guardate, non è un caso che ci sia in questo Paese voglia di centrodestra, perché PD e MoVimento 5 Stelle, che litigano quotidianamente sui temi dell’agenda che quotidianamente e alternativamente vogliono mettere all’attenzione del Paese, forse sono un copione vecchio e stantio. La serietà, l’onestà intellettuale che abbiamo avuto nei nostri anni di Governo e che rivendichiamo e il progetto per il futuro su cui stiamo lavorando ci permettono di partire dalle cose concrete e di guardare al futuro con l’ottimismo di chi sa di avere la coscienza a posto. Qualcuno ha detto: ci sedemmo dalla parte del torto, perché la parte della ragione aveva tutti i posti occupati. Ecco, noi questa volta ci sediamo dalla parte dei principi costituzionali, perché i posti occupati sono quelli della demagogia e della presa in giro.