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    Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dell’On. Roberto Occhiuto in merito decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno

     

     

    Signor Presidente, il gruppo di Forza Italia non voterà la fiducia al Governo. Questa volta però, sul decreto Sud, abbiamo una ragione ulteriore per negare la fiducia: questo provvedimento, sul quale l’Aula si esprimerà oggi, è pieno di spot, non contiene niente di strutturale o di decisivo per il Mezzogiorno, dimostra l’assenza, da parte del Governo e della sua maggioranza, di qualsiasi idea innovativa per lo sviluppo del Sud, dimostra che non c’è alcuna visione o strategia, a meno che non si ritenga davvero che un’area di 20 milioni di abitanti, che presenta squilibri macro-economici consolidati, si possa davvero sviluppare con interventi forse suggestivi mediaticamente, ma irrilevanti, come per esempio la Banca delle terre abbandonate o incolte o come i 40.000 euro di incentivi previsti per la misura “Resto al Sud”. Ancora una volta si utilizzano le risorse già disponibili per il Mezzogiorno: lo diceva, nel corso della discussione in Commissione, l’onorevole Palese; si utilizzano le risorse dell’Europa e quelle nazionali del Fondo di coesione, ma non c’è un solo euro aggiuntivo rispetto alle risorse già nella disponibilità delle regioni del Sud. È questa la vostra idea di Mezzogiorno? Governate tutte le regioni del Sud, è possibile che non sia chiaro che occorrono interventi nazionali ed europei strutturali profondamente diversi da quelli degli ultimi anni? È possibile che i vostri governatori non abbiano capito o non vi abbiano detto che senza dotazioni infrastrutturali adeguate, capaci di colmare il deficit accumulato negli anni, continueranno ad esistere barriere all’entrata che rendono del tutto inutili iniziative come “Resto al Sud”, per esempio?

    Noi abbiamo un’altra fotografia del Mezzogiorno. Ora c’è un Sud nel quale le risorse europee e quelle del Fondo di coesione vengono spese senza crescita; pur di impiegarle si rendicontano vecchie spese, i cosiddetti progetti sponda, come si chiamavano una volta, o coerenti, come vengono chiamati oggi, al di fuori di ogni programmazione complessiva, oppure si dilapidano in mille rivoli attraverso bandi dove spesso si insinua la cattiva intermediazione politica e burocratica locale, che favorisce la corruzione e i poteri criminali. Noi, invece, vorremmo un Sud nel quale le risorse pubbliche, quelle europee e quelle nazionali, venissero impiegate attraverso progetti strategici, magari a livello di macro-regioni, per costruire o aumentare le reti fisiche e materiali, per aumentare la produttività e, per questa strada, per sviluppare il tessuto economico, per realizzare un ambiente favorevole alle imprese, che, solo loro, possono creare lavoro. Oggi tutto questo non c’è, perché c’è poco Stato al Sud e c’è troppo regionalismo orientato alla mera gestione delle risorse, invece che al governo del territorio.

    Abbiamo un’altra immagine del Sud rispetto alla vostra. Ora vediamo un Mezzogiorno dove la burocrazia e la pubblica amministrazione sono le più fatiscenti del Paese. Noi vorremmo un Governo capace di incentivare i migliori tra i dipendenti pubblici e i dirigenti dello Stato a spostarsi al Sud, magari guadagnando un po’ di più in cambio della loro esperienza nel consolidare buone pratiche nei territori dove ce n’è bisogno.

    Ora al Sud la ‘ndrangheta e le altre organizzazioni criminali sono spesso percepite come più forti dello Stato, si incuneano nella vita economica e rappresentano un problema per lo sviluppo delle normali relazioni economiche e sociali, esponendo, peraltro, tanti bravi amministratori alla difficile gincana per distinguere, da soli, gli interessi economici e sociali da sostenere e quelli, solo all’apparenza legali, da allontanare. Noi vorremmo uno Stato più presente e più forte, capace di potenziare le strutture di investigazione e di repressione della criminalità. Com’è possibile, invece, che nel vostro decreto Sud non ci sia nulla per contrastare questi fenomeni?

    E anche sulla scuola, nel vostro decreto, vi siete limitati ad inserire un contributo per la scuola per sordi, è un credito di imposta per le fondazioni bancarie che vogliono finanziare microprogetti sulla dispersione scolastica: spiccioli, mentre occorrerebbe un intervento massiccio dello Stato per potenziare il sistema di istruzione al Sud, che, per esempio, ha molte meno ore di tempo pieno che al Nord, meno laboratori, meno aule attrezzate di quante, invece, sarebbero necessarie.

    Qual è l’immagine del Mezzogiorno che avete? Nel “decreto Sud” ci sono 50, 60 articoli, fino al 16-decies, centinaia di commi. È possibile che non ci sia una sola frase che riguardi la garanzia dei livelli essenziali di assistenza per la salute dei cittadini del Sud? È vero, l’organizzazione sanitaria è devoluta alle regioni e quelle del Mezzogiorno non hanno certo brillato negli ultimi anni, ma la tutela dei livelli essenziali di assistenza, quella no, quella è in capo allo Stato. È possibile che non ci sia una virgola che riguardi la sanità, che nel Sud è la peggiore d’Italia? Quale idea del Mezzogiorno avete, se trovate il tempo, in questo decreto, di occuparvi dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, persino delle norme sull’utilizzo delle borse di plastica e non dei diritti essenziali alla salute di venti milioni di italiani?

    Ecco, anche sull’organizzazione della sanità, occorrerebbe rivedere al Sud il rapporto tra regioni, che dovrebbero organizzarla, e Stato centrale, che dovrebbe garantire i livelli essenziali di assistenza. Smettetela, dunque, di titolare i vostri decreti sul Sud, perché non bastano più i titoli delle leggi, diteci invece quale progetto avete per il Mezzogiorno, perché nel 2018 saremo chiamati a confrontarci in Europa con i contenuti del nuovo ciclo europeo di bilancio e di programmazione, e non sarà un negoziato facile. Dopo la Brexit c’è il concreto rischio che si riducano le risorse europee, soprattutto quelle per la coesione, che non hanno prodotto risultati nel Sud. Avremmo voluto ascoltare qualche idea dal Governo e dalla maggioranza, invece neanche una parola.

    Noi riteniamo che al Sud sia oggi necessario rivedere il rapporto tra autonomia regionale e Stato centrale. Il regionalismo meridionale si è troppo spesso tradotto in una devoluzione della gestione, invece che della programmazione e del governo del territorio, in una deriva distributiva di risorse che ha alimentato le sacche di inefficienza locali. L’esperienza degli ultimi decenni dimostra che, se nel Nord giustamente si chiede meno Stato invasivo e più autonomia, al Sud occorre più Stato efficiente e più Europa, perché da solo il Mezzogiorno non può farcela. Lo Stato centrale deve essere più presente e deve assumersi le sue responsabilità. Occorre maggiore perequazione per garantire i diritti sociali e civili e per colmare il ritardo infrastrutturale, dunque più risorse e, conseguentemente, più presenza dello Stato centrale, non in un’ottica rivendicativa o risarcitoria, che pure sarebbe legittima, ma in un contesto di politiche nazionali di sviluppo. Infatti, l’area del Paese che può crescere di più, perché è più indietro, è proprio il Mezzogiorno. Il suo sviluppo, quindi, conviene all’Europa e conviene all’Italia. Purtroppo, però, il decreto che oggi esaminiamo è l’ennesima occasione persa dal Governo. Non lo voteremo e tra poco, passando davanti ai banchi del Governo, diremo che non abbiamo fiducia in voi, come non la hanno più gli italiani, soprattutto quelli che vivono al Sud.

    Concludo, signor Presidente, dicendo per il suo tramite al Governo che il Governo non merita alcuna fiducia, ancor più quando, come oggi, continua ad illudere i cittadini del Mezzogiorno.