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    DICHIARAZIONE DI VOTO DELL’ON. CARFAGNA SULLA PARTECIPAZIONE DELL’ITALIA ALLA MISSIONE INTERNAZIONALE IN SUPPORTO ALLA GUARDIA COSTIERA LIBICA

     

    Grazie Presidente, colleghi, innanzitutto una premessa in merito all’atteggiamento che Forza Italia ha tenuto nel corso di questa discussione, sia nelle Commissioni di merito, che in quest’Aula; un atteggiamento responsabile, sulla scia di quanto abbiamo sempre fatto in relazione alla politica estera e alle missioni internazionali; un terreno su cui, pur essendovi visioni diverse, di fatto ci sono visioni diverse, l’Italia però ha il dovere di parlare con una voce sola, anche per rispettare il ruolo di tutte quelle donne e di tutti quegli uomini che in diverse aree del mondo sono impegnati per garantire pace, stabilità e sicurezza nel nome della nostra bandiera.

    Parto da questa premessa perché, invece, il nostro giudizio nei confronti della politica estera del Governo Gentiloni è un giudizio severo. Tanti, troppi, gli errori commessi in questi anni e la deliberazione del Consiglio dei ministri, su cui oggi l’Aula si esprimerà, arriva anche, di fatto, per porre un po’ rimedio a questi errori, ma sicuramente lo consideriamo un piccolo passo verso la giusta direzione, perché per la prima volta ci viene consentito di entrare all’interno delle acque libiche per sostenere la Guardia costiera libica nella lotta ai trafficanti di esseri umani: è quello che noi chiedevamo da tempo.

    Certo, quello che emerge è la solitudine dell’Italia, costretta ad un accordo bilaterale su un tema che, invece, dovrebbe vedere coinvolte l’Europa intera e anche le altre organizzazioni internazionali. L’Italia oggi si ritrova stretta nella morsa degli egoismi dei Paesi europei: quelli del gruppo Visegrád, da un lato, che si rifiutano di condividere ogni tipo di responsabilità, e anche quelli che a parole si dicono solidali, aperti, ma che adottano misure che vanno nella direzione opposta. Penso, per esempio, al blocco di Ventimiglia oppure alla minaccia della chiusura del Brennero. L’Italia, di fatto, è l’unica porta aperta sul Mediterraneo per chi vuole entrare in Europa: da un lato, la rotta orientale, chiusa grazie ad un accordo con la Turchia, su cui l’Europa ha investito 6 miliardi, ma che ha sollevato dal peso migratorio soltanto la Germania; dall’altro, la rotta occidentale, sigillata, visto che dopo l’accordo con il Marocco e Spagna arrivano soltanto poche centinaia, migliaia, di migranti. E l’Italia è in mezzo: l’Italia è in mezzo da sola, a subire flussi migratori imponenti, con un Governo che predica la politica delle porte aperte a tutti; con la Libia di fronte, l’Italia, da sola, con la Libia di fronte, da cui partono il 95 per cento dei migranti, che sbarcano sulle nostre coste per andare in Europa.

    Allora, se per quanto affermato in premessa non possiamo non sostenere questa missione, che per la prima volta ci porta in acque libiche, non possiamo neanche non prendere atto che ci troviamo di fronte ad una missione che prova ad arginare le conseguenze di scelte sbagliate, di errori commessi, due su tutti: il primo, la concezione ipocrita, finto-buonista, che ha sempre caratterizzato la politica dell’accoglienza indiscriminata di sinistra; la politica delle porte aperte a tutti ha fallito, è evidente, e uno Stato sovrano ha il dovere di fare delle scelte, ha il dovere di presidiare i suoi confini, ha il dovere di garantire sicurezza e legalità, sia ai suoi cittadini, sia a coloro i quali arrivano nel nostro Paese e hanno il diritto di essere accolti, perché uno Stato ha il diritto e il dovere di decidere chi può restare sul suo territorio e chi, invece, deve essere rimpatriato; sono principi basilari di uno Stato democratico, civile e moderno, ma sono principi con cui ancora la sinistra fa fatica a confrontarsi.

    Il secondo errore commesso, le regole di ingaggio su cui il nostro Paese ha trattato nell’ambito delle operazioni nel Mediterraneo: solo oggi – è singolare – il Governo parla di rivedere i piani operativi delle missioni Triton e Sophia. È troppo facile dare la colpa a Dublino, se oggi tutti i migranti salvati nel Mediterraneo vengono sbarcati sulle nostre coste, è colpa di accordi che hanno portato l’Italia a diventare l’unico approdo di tutti i migranti del Mediterraneo. E sono condizioni che, in particolare, il Governo Renzi ha trattato e accettato, aderendo a quelle missioni europee, in cambio di cosa? Questo vogliamo sapere e questo abbiamo chiesto senza ricevere alcuna risposta.

    In merito all’emergenza immigrazione, è chiaro come per noi il Governo Renzi prima e il Governo Gentiloni poi si siano rivelati inadeguati, ma il gruppo di Forza Italia, pur consapevole dei tanti limiti di questa missione, voterà a favore del provvedimento e intanto – l’ho detto per responsabilità nei confronti di quei nostri militari che dalle prossime settimane saranno impiegati in questa delicata missione – noi, come sempre, saremo al loro fianco.

    E poi perché abbiamo apprezzato l’atteggiamento del Governo, l’apertura del Governo, che ha accolto molte delle nostre proposte, dalla destinazione dei migranti soccorsi in mare, al controllo dei punti di imbarco in Libia, cosa che ha sempre chiesto il Presidente Berlusconi, alla creazione di centri di accoglienza in Libia, a un atteggiamento severo nei confronti di quelle ONG che si sono rifiutate di sottoscrivere un codice di condotta largamente condiviso anche con l’Europa.

    Attenzione, però, dico al Governo: il nostro non è un assegno in bianco, è un’apertura di credito condizionata, perché ci riserviamo di verificare a settembre se gli impegni presi e assunti saranno rispettati.

    Avete accettato di venire, qui, nelle Aule parlamentari, a renderci conto dell’efficacia e dell’effettività di questa missione e noi verificheremo se questa missione avrà dispiegato i suoi effetti o meno.

    Vedete, colleghi, questi giorni, rimandano alla mia memoria quelli tristi, difficili della primavera del 2011 quando l’allora Presidente francese, in nome di un malinteso senso di grandeur, scambiando la grandeur con un’ottusa arroganza, avviò un’operazione senza la nostra approvazione e condivisione, che spalancò le porte alla destabilizzazione della Libia, facendola sprofondare nel vuoto e nel caos di cui, ancora oggi, soprattutto, l’Italia paga le conseguenze. C’è una differenza, però, rispetto ad allora, noi non facciamo, come voi faceste allora, perché oggi, noi, pur non condividendo la vostra politica estera e quella migratoria, stiamo dalla parte degli italiani, ci uniamo a voi, perché in questo momento voi rappresentate il Paese nello sforzo di rendere l’Italia unita, forte, coesa per contrastare quel protagonismo francese che, ancora una volta, rischia di far pagare un prezzo troppo alto all’Italia. Non possiamo più permettere che qualcuno prenda decisioni le cui conseguenze ricadono esclusivamente sulle spalle del nostro Paese.

    È importante ribadire, però, e concludo, che pensiamo che sia arrivato il momento di dire “basta”. Basta ad una immigrazione che viene subita, subita e non gestita; basta ad un falso buonismo che spesso, troppo spesso, è servito per coprire interessi di parte e sappiamo a quale parte mi riferisco; basta abbassare la testa nei confronti di un’Europa con lo sguardo falsamente rivolto da un’altra parte; basta abbassare la testa nei confronti di un’Europa che dà sei miliardi per aiutare la Germania e pochi milioni per investire in Africa, per aiutare l’Italia; basta al protagonismo dannoso di quei Paesi, finti europeisti, che sperano di trovarsi di fronte ad un’italietta. Il nostro voto è il simbolo di tutti questi “basta”. Vi chiediamo, però, di raddrizzare la schiena, di difendere la sicurezza e gli interessi degli italiani, l’immagine, il ruolo e il prestigio dell’Italia sulla scena internazionale, perché su questa partita ci giochiamo parte del nostro futuro e non abbiamo più un minuto da perdere.