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    Dichiarazioni di voto sulla fiducia alla Legge Elettorale (On. Occhiuto – On. Calabria)

     

     

    Dichiarazione di voto sulla questione di fiducia dell’On. Roberto Occhiuto (Articolo 1)

     

    Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi non daremo, come è ovvio, il nostro voto di fiducia al Governo; non ci stupisce però che la maggioranza che sostiene l’Esecutivo di Paolo Gentiloni abbia chiesto al Governo di porre la questione di fiducia come strumento per l’approvazione della legge elettorale. Mancano pochissimi mesi alla conclusione ordinaria di questa legislatura, c’è la necessità, più volte evidenziata dal Presidente della Repubblica, di rendere omogenei i sistemi di voto per la Camera e per il Senato

    e il Parlamento ha già provato nei mesi scorsi, senza successo, ad approvare una legge elettorale necessaria. Noi non daremo il nostro voto di fiducia, ma non saremmo onesti con noi stessi se non riconoscessimo che vogliamo che il lavoro approfondito fatto in Commissione, dove ciascun gruppo politico ha discusso il testo, impegnandosi a migliorarlo, possa essere concluso con il voto finale dell’Aula della Camera dei deputati.

    Non crediamo che si stia perpetrando, come alcuni hanno sostenuto, una lesione dei diritti del Parlamento. Il testo è stato esaminato e modificato dalla Commissione competente e verrà approvato o bocciato con il voto finale dei deputati, che sarà, come al solito, libero e anche segreto.

    Non crediamo neanche che questo voto di fiducia – lo dico rivolgendomi a lei, Presidente, ma lo dico all’onorevole D’Attorre – possa essere assimilato a quello precedente sull’Italicum. Non c’entra niente il precedente dell’Italicum: l’Italicum era il pilastro di una complessiva riforma costituzionale fatta a colpi di maggioranza, senza alcun coinvolgimento delle opposizioni; una riforma alla quale ci opponevamo e che i cittadini hanno giustamente bocciato il 4 dicembre dell’anno scorso.

    L’Italicum era una proposta del Governo e non c’era la condivisione di alcun gruppo di minoranza: ora non è così, ora c’è una base parlamentare più ampia che comprende una parte delle opposizioni; ora, soprattutto, l’approvazione della legge è un atto dovuto da parte del Parlamento in una condizione di emergenza, perché la legislatura sta volgendo al termine e le Camere non hanno ancora provveduto ad armonizzare i sistemi elettorali bocciati dalla Consulta.

    Se dimostrassimo di non essere capaci di fare il nostro dovere di parlamentari e se lasciassimo ancora alla Corte costituzionale il compito di sostituirsi al Parlamento, dichiareremmo la nostra inconcludenza e arrecheremmo un serio danno alla credibilità delle istituzioni rappresentative, sarebbe la resa delle istituzioni. Farebbe piacere a quelli che lucrano consenso elettorale, sparando odio e risentimento sulle nostre istituzioni, ma non sarebbe una vittoria per un partito responsabile come Forza Italia e, soprattutto, non farebbe bene al nostro sistema istituzionale.

    Per questa ragione abbiamo deciso di tenere un atteggiamento costruttivo, nelle ultime settimane e in questi giorni, sul tema della legge elettorale, che, voglio ricordarlo, non è la nostra legge elettorale, non è la proposta di Forza Italia. Noi volevamo un sistema proporzionale, magari con un premio di maggioranza alla coalizione, quella sarebbe stata per Forza Italia la legge migliore in assoluto! Questa che verrà votata domani, invece, è soltanto un punto di mediazione: non è una legge a favore di qualcuno, non è una legge contro qualcun altro. Non lo è per il solo fatto che scontenta un po’ tutti. Non è il proporzionale, che avremmo voluto noi, in grado di trasformare i voti in seggi senza distorcere la volontà degli elettori; non è il maggioritario, che avrebbero voluto altri, e che secondo noi, con un elettorato diviso in tre blocchi (centrodestra, sinistra, grillini) non avrebbe risolto alcun problema, neanche quello della governabilità. Questo è semplicemente il testo migliore possibile.

    Ci sono evidentemente delle cose che anche noi avremmo voluto non vi fossero contenute, ma non quelle a cui faceva riferimento l’onorevole D’Attorre, evocando ciò che ha scritto e ha detto il Presidente Napolitano, che si lamenta del fatto che in questo testo è contenuta una norma che dice che le liste devono indicare il capo della coalizione. Ma quella norma era anche nell’Italicum, e il Presidente Napolitano non si oppose a quella norma. Quella norma era persino nel cosiddetto Porcellum, che elesse il Presidente Napolitano, e il Presidente Napolitano non si è mai opposto a quella norma. Questo testo è il migliore possibile, anzi l’unico possibile, a pochi mesi dalla fine della legislatura, perché è chiaro a ciascuno che, se non dovesse essere approvato questo testo, non ci sarebbe più alcuna possibilità di provarci ancora, non avremmo più alcuna legge elettorale.

    Trovo singolare che oggi protestino quelli che nei mesi passati hanno reso impossibile l’approvazione della legge elettorale, di ogni proposta alternativa. Se gli stessi, che oggi chiamano a raccolta i loro militanti qui fuori, avessero sostenuto la legge naufragata in Aula qualche mese fa, oggi non saremmo a questo punto, oggi avremmo già una legge elettorale. Forza Italia, invece, come ha assicurato il presidente Berlusconi, sarà leale, come sempre, domani, sul voto finale, così come lo fu a giugno. Forza Italia non vuole venir meno all’accordo sulla legge siglato attraverso i voti nella Commissione parlamentare, un accordo siglato alla luce del sole, un accordo che tutti però sapevamo che poteva naufragare nelle sabbie mobili dei franchi tiratori, come avvenuto già a giugno.

    La verità è che quelli che gridano oggi, affermando che si starebbe attentando alla libertà del Parlamento, sono proprio quelli che non volevano consentire alla Camera di fare la legge elettorale, gli stessi che, quindi, avrebbero auspicato il fallimento del Parlamento. Ma, guardate, non il fallimento del Parlamento alla luce del sole, ma nel segreto dei franchi tiratori!

    Comprendiamo, dunque, il ricorso alla fiducia come strumento utile ad evitare incidenti parlamentari, ma nonostante questo non la voteremo, perché il nostro giudizio sul Governo di sinistra rimane quello di sempre. Il voto di fiducia serve a definire i contorni della maggioranza parlamentare che sostiene un Governo, e noi non vogliamo farne parte, perché siamo impegnati a costruire un’alternativa di centrodestra agli Esecutivi di sinistra, e perché riteniamo che questo Governo, in continuità con quello precedente, non abbia fatto nulla di buono.

    Abbiamo trovato però più scandalose altre fiducie chieste dal Governo: le fiducie, per esempio, sui cattivi provvedimenti di politica economica, che hanno inciso sulla vita dei cittadini e che interessano agli italiani molto più della legge elettorale; abbiamo trovato più scandalose le fiducie chieste sui temi della giustizia e della libertà personale, o sui temi cosiddetti sensibili, che interpellano la coscienza di ciascuno, come le unioni civili. Sono convinto che anche gli italiani considerino più gravi quelle fiducie di questa. Noi non votiamo “sì” alla fiducia, dunque, ma non possiamo nemmeno votare contro, perché il Regolamento della Camera dice che il voto di fiducia sui singoli articoli è anche un voto di merito su quegli articoli.

    Si tratta di parti della legge sulle quali abbiamo già detto di essere d’accordo, il cui voto favorevole in Commissione, espresso dal nostro capogruppo Sisto e dagli altri componenti della Commissione, non possiamo rinnegare, e siccome non sarebbe coerente da parte nostra votare contro questi articoli, non parteciperemo al voto di fiducia, mentre voteremo a favore degli articoli sui quali la fiducia non è stata posta e sulla legge nel suo complesso.

    Per questo lasceremo l’Aula, ma riprenderemo il nostro posto, Presidente, quando il voto sarà nel merito, per dimostrare che in Parlamento esistono forze politiche responsabili, capaci, facendo il proprio dovere, di consegnare agli italiani una legge per scegliere i loro rappresentanti. Saranno poi gli elettori a decidere chi far vincere. Noi siamo convinti che daranno fiducia a noi e al centrodestra, e non ai distruttori che tifano, anche in questa occasione, per il fallimento del Parlamento e delle istituzioni.

     

     

    Dichiarazione di voto sulla questione di fiducia dell’On. Annagrazia Calabria (Articolo 2)

    Lo scorso mese di giugno, nel corso della discussione generale sulla legge elettorale, ho avuto modo di dichiarare che riformare il sistema di elezione di Camera e Senato in quel momento era un atto dovuto, ineludibile, per offrire risposte ad uno scenario politico in continua evoluzione, in particolare alla luce della sentenza della Consulta che aveva dichiarato l’Italicum parzialmente incostituzionale e della bocciatura, lo scorso dicembre, della riforma costituzionale sottoposta al vaglio degli elettori.

    Ebbene, a distanza di quattro mesi, riformare la legge elettorale diventa a maggior ragione un atto obbligato per il legislatore che non può permettersi di lasciare il Paese, a pochi mesi dalla scadenza naturale della legislatura, senza un meccanismo elettorale in grado di garantire i minimi requisiti di rappresentatività e governabilità al sistema politico-istituzionale.

    Il Parlamento non può accettare che il sistema elettorale, ossia la base su cui si fondano i processi democratici che assicurano la rappresentanza dei cittadini nelle istituzioni, sia il frutto di due sentenze della Corte Costituzionale, riguardanti tra l’altro due leggi e due sistemi di voto assolutamente diversi tra loro. E questo anche a causa dello sciagurato errore, commesso con l’Italicum, di aver previsto un sistema valido per una sola Camera, dando per scontato l’abolizione dell’altra.

    Era necessario, pertanto, che il Parlamento si riappropriasse delle sue prerogative e del suo potere legislativo, anche in ottemperanza ai ripetuti moniti del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

    Un’assunzione di responsabilità, di realismo e spirito di lealtà alle istituzioni, requisiti che caratterizzano una forza riformista e di governo quale è Forza Italia, che da sempre si presenta agli elettori come un movimento in grado di offrire e assicurare stabilità al Paese.

    Per queste ragioni, già nello scorso mese di giugno, avevamo messo al servizio del Paese e delle istituzioni il nostro senso dello Stato per cercare il più largo consenso possibile rispetto ad una legge in grado di raggiungere l’obiettivo dell’omogeneità dei sistemi di elezione dei due rami del Parlamento e capace di garantire allo stesso tempo rappresentanza e governabilità.

    A nostro avviso, il sistema migliore per soddisfare questi requisiti – lo ribadisco – era ed è un sistema di voto proporzionale, l’unico in grado di offrire agli elettori la certezza della piena corrispondenza tra i voti espressi e il numero dei parlamentari eletti.

    E questa realtà si impone prepotentemente in uno scenario politico quantomeno tripolare e, comunque, frammentato. Non c’è dubbio, quindi, che un sistema proporzionale avrebbe risposto in maniera efficace alla domanda di piena rappresentanza dei cittadini.

    Ho parlato anche di realismo e di senso della necessità. E consapevoli che non esiste una legge elettorale perfetta,  abbiamo lavorato con serietà, determinazione e lealtà in Commissione Affari Costituzionali per migliorare, riuscendoci, il testo base presentato dal relatore Fiano.

    Oggi, alla luce delle proposte dei Gruppi e dell’ampia condivisione tra le forze politiche che hanno approvato il testo elaborato dalla Commissione, siamo consapevoli che il testo giunto all’esame dell’Aula rappresenti sicuramente il miglior progetto elettorale possibile alle condizioni date.

    La proposta di legge oggi all’esame, infatti, non è, evidentemente,  una legge “a favore” di qualcuno né, soprattutto, una legge “contro” qualcuno. E, proprio per questo, è la migliore possibile.

    E se è vero che siamo davanti ad un testo che prevede un meccanismo elettorale diverso rispetto al provvedimento esaminato quest’estate, è altrettanto vero che si tratta della soluzione intorno alla quale è stato possibile costruire la più ampia convergenza. Un dato, questo, che è bene rilevare.

    Dispiace che l’accordo raggiunto non abbia coinvolto, a differenza della scorsa estate, tutte le forze di opposizione, perché siamo tutt’ora convinti che un’assunzione di responsabilità maggiore da parte di coloro che oggi fuori strumentalmente protestano, di certo non a salvaguardia degli italiani ma a salvaguardia dei seggi che torneranno ad occupare in Parlamento, avrebbe di certo contribuito a costruire insieme un importante risultato per le istituzioni del Paese.

    Perché il legislatore in materia elettorale non può essere di maggioranza: la legge elettorale necessita di un consenso ampio e trasversale. Ecco perché abbiamo scelto, ancora una volta, la strada della responsabilità, del dialogo, dell’affidabilità.

    E nel novero delle corrispondenze di intenti, la nostra sfida rimane sempre la stessa: ovvero quella di scrivere una legge che non sia funzionale a chi è qui dentro, ma a chi è fuori quest’Aula.

    Siamo quindi chiamati a scrivere una pagina importante della storia di questa legislatura, e possiamo fare in modo che sia una bella pagina.

    Stanno infatti per concludersi cinque anni caratterizzati, purtroppo, da riforme che non hanno avuto gli effetti sperati. E il motivo è semplice: dipende in larga parte dalla mancata condivisione di scelte fondamentali per il nostro Paese, in un momento storico particolarmente delicato, ancora profondamente segnato da una crisi economica ed occupazionale che morde da dieci anni ormai, e per il contesto europeo ed internazionale in cui ci muoviamo, che di certo non ci attende.

    Oggi, almeno sulla legge elettorale, le condizioni del dibattito politico-istituzionale sono  fortunatamente diverse rispetto all’approvazione a colpi di maggioranza dell’ Italicum che – non dimentichiamolo – si muoveva in combinato disposto con una riforma costituzionale a cui eravamo profondamente contrari e a cui era contraria – come la storia ha dimostrato – la maggioranza degli italiani.

    Questo voto di fiducia, a cui ovviamente non possiamo rispondere in senso positivo, si presenta infatti come uno strumento per affrontare il delicato percorso verso l’approvazione in Parlamento di una nuova legge elettorale. Uno strumento, al pari della richiesta di voto segreto, che si inserisce nell’ambito dei lavori e nella dialettica tra Parlamento e Governo, in un quadro che vede protagonista una legge a cui ha lavorato un arco parlamentare non limitato alle forze di maggioranza.

    Noi vogliamo dare agli italiani la possibilità di giudicarci e di sceglierci. E questa legge, in larga parte proporzionale e che prevede un sistema di candidature chiaro, conoscibile e riconoscibile fin dalla scheda elettorale – in linea con il parametro di legittimità costituzionale che ci ha indicato la Corte -, mette i cittadini nelle condizioni di poter tornare finalmente alle urne per decidere i nuovi equilibri che governeranno il Paese. Noi saremo pronti a guidare nuovamente questo Paese.

    Il Governo Gentiloni è il quarto esecutivo che, dal 2012 ad oggi, non è in alcun modo espressione di una scelta chiara dei cittadini italiani, e noi abbiamo il dovere di lavorare per invertire la rotta.

    Mi piacerebbe concludere ricordando che la legge  elettorale non ha un valore salvifico. Troppo spesso è stata investita di “compiti” che non era in grado di assolvere, che non era tenuta ad assolvere. Il sistema politico-istituzionale del Paese si può cambiare e si può “modernizzare” – e dovremo farlo – solo attraverso riforme profonde, ridisegnando l’architettura delle istituzioni e il loro funzionamento.

    Il sistema di voto non è la riforma che il Paese aspetta, è solo uno dei presupposti necessari affinché questo Parlamento e il governo possano essere in condizione di dare agli italiani le risposte che attendono ai loro problemi reali e quotidiani.

    Ebbene, dinanzi a questa esigenza primaria, la forza politica a cui appartengo, Forza Italia, ha risposto con vigore: noi ci siamo, nell’interesse dell’Italia, degli italiani.