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    Intervento del Presidente Renato Brunetta in dichiarazione di voto finale sulla legge Elettorale

     

    Era un momento fondante quello di trasformare i voti in seggi dopo sei anni di parentesi della democrazia nel nostro Paese. Ricordiamo tutti quell’estate-autunno del 2011; ricordiamo tutti quel colpo di Stato che spazzò via un Governo legittimamente eletto nel 2008 non con pochi decimali di scarto ma con oltre il 47 per cento dei voti. Ce lo ricordiamo tutti quel 2011, quel colpo di Stato del 2011, esterno e interno al nostro Paese, quando fu imposto un Governo tecnico e ci ricordiamo tutti quel Governo tecnico. Come ci ricordiamo tutti, e mi rivolgo sempre all’amico Bersani, le elezioni del 2013, che diedero origine a un nulla di fatto; nessuno vinse. Non bastò quello 0,37 per cento. E lo dico agli amici di sinistra: quando si presentarono in coalizione, presero il premio di maggioranza e, subito dopo aver incassato il premio di maggioranza, si divisero anche allora, salvo tenersi il premio di coalizione: 130 più 18, 148 seggi. Quei 148 seggi, signora Presidente, lo ricordo a me stesso e lo ricordo agli amici della sinistra, dichiarati poi, nella sentenza del 2014, incostituzionali, illegittimi, perché fu dichiarato illegittimo quel tipo di premio di maggioranza. Quella sentenza della Corte del 2014 condizionò evidentemente tutta la legislatura. Ricordo i tentativi di Bersani di fare un Governo con il MoVimento 5 Stelle, tentativi finiti male, sempre tutti interni alla sinistra, ma non evidentemente nell’interesse del Paese. Ricordo il 2014, ricordo l’estromissione del Presidente Berlusconi dal Parlamento, questa violenza. Ricordo a sua volta l’estromissione dal Parlamento del Presidente Letta ad opera di chi aveva vinto le primarie del partito, sempre, amico Bersani. Fu fatto fuori un Governo votato sulla base di mutamenti interni di un partito che alle elezioni non era stato neanche il primo partito nel Paese, perché il primo partito del Paese era stato il MoVimento 5 Stelle.

    Ricordo tutto, ricordiamo, tutti, tutto. Ricordiamo tutti come è arrivato al Governo Renzi e ricordiamo anche tutti le violenze del Governo Renzi in quest’Aula sulla riforma costituzionale e sull’Italicum, la legge elettorale. Addirittura l’Italicum predisposto e progettato per una sola Camera nell’ipotesi, nell’auspicio, nella sicumera, che la riforma costituzionale avrebbe cancellato il Senato e, quindi, serviva una legge elettorale solo per la Camera. E ricordiamo tutti i colpi di maggioranza, i voti notturni, i voti di fiducia in quest’Aula. Le ricordiamo tutti queste ferite. Ricordiamo anche tutti – io li ricordo con gioia – quegli straordinari mesi di campagna referendaria e ricorderò sempre con grande gioia quel 60 a 40. Quel 60 a 40 che ha restituito al nostro Paese la democrazia e che ha salvato il nostro Paese da una deriva autoritaria. Renzi se ne andò, forse pensava – come Churchill con i Paesi decolonizzati – di andarsene per meglio restare. La realtà non è stata questa. Abbiamo visto tensioni a sinistra. Però lo dico agli amici della sinistra: amici della sinistra, Marcon, Speranza, non proiettate sul centrodestra le vostre angosce, i vostri fallimenti. Sono vostre angosce, sono vostri fallimenti, noi vogliamo con questa legge vincere con il centrodestra, senza alcun inciucio, senza alcuna compromissione. Noi vogliamo vincere con il centrodestra! E la gente per strada ce lo dice: state insieme, state uniti, perché vogliamo che torniate al Governo. E voi parlate solo tra di voi e non parlate al Paese. Noi vogliamo parlare al Paese e la legge elettorale è solo un momento importante e fondante di passaggio, perché poi contano le facce, le storie, i programmi, il consenso.

    Questo conta, amici della sinistra tutta, per prendere i voti, per vincere le elezioni. Sembra che il mondo si esaurisca a sinistra, tra i rapporti tra il Partito Democratico e la sua sinistra, ma guardate che stiamo vincendo noi. Guardate che nel Paese stiamo vincendo noi e voi state perdendo. State perdendo anche malamente perché avete perso nel Paese, avete perso con le finte riforme, avete perso col Jobs Act, avete perso con lo ius soli, avete perso con i finti diritti civili, avete perso nel Paese e vi parlate e vi scannate tra di voi. Che tristezza amici della sinistra, non era questa la sinistra che conoscevo, non era questa la sinistra che conoscevo. E ripeto ancora una volta: non proiettate su di noi le vostre angosce.

    Per tutte queste ragioni, signora Presidente e signori membri del Governo, noi voteremo convinti questa legge, perché vogliamo una legge in Parlamento, perché vogliamo una legge con il più ampio consenso possibile e questa legge ha un ampio consenso. Per questa ragione noi vogliamo approvare questa legge per andare alle elezioni e andare a governare questo Paese – lo ripeto ancora una volta – finalmente dopo sei anni dal colpo di Stato del 2011.