November 2017
M T W T F S S
« Oct    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

Recent Comments

    Dichiarazione di voto dell’On. Mara Carfagna sulle mozioni concernenti iniziative per prevenire e contrastare la violenza contro le donne

     

    Grazie, Presidente. La mozione n. 1-01727 che oggi abbiamo presentato all’attenzione di quest’Aula speravamo potesse rappresentare un’occasione importante per fare una riflessione condivisa sulla condizione femminile nel nostro Paese con particolare riferimento alla tematica della violenza di genere.

    Prendiamo atto che così non sarà: lo abbiamo capito dall’atteggiamento del Governo che ha proposto riformulazioni tanto ridicole quanto inaccettabili e prendiamo atto di ciò anche dall’assenza del sottosegretario con delega alle pari opportunità, che ha deciso di evitare evidentemente il confronto con l’Aula. Esprimiamo il nostro rammarico, perché siamo sempre stati abituati a considerare questi temi come temi su cui c’è bisogno di costruire unità e condivisione.

    Come sempre qualche dato ci aiuterà a capire meglio le dimensioni del fenomeno di cui parliamo. In Italia sono oltre 7 milioni le donne che hanno subito una qualche forma di abuso e di violenza; sono oltre 100 le donne che vengono uccise ogni anno, con una media di una ogni tre giorni; sono oltre 1.700 le donne che sono state uccise negli ultimi dieci anni; sono oltre 10.000 le denunce di stalking depositate ogni anno. Tutti questi numeri parlano di una strage, di un eccidio, di una carneficina che fa più vittime di quante non ne faccia la mafia e infatti la violenza sulle donne è la prima causa di morte al mondo per le donne di età compresa tra i 16 e 44 anni.

    Dunque, di fronte a tutto questo, di fronte a quella che il Presidente Mattarella con grande sensibilità ha definito come una piaga che affligge la nostra società, ci sarebbe bisogno di unità, di condivisione, dell’atteggiamento che ha portato il Parlamento a scrivere norme importanti. Penso, ad esempio, alla norma sullo stalking o a quella che ha recepito la Convenzione di Istanbul. Di fronte a tutto questo – mi dispiace dirlo a lei, sottosegretario, e non alla sottosegretaria con delega – le parole, le promesse, la propaganda, le consultazioni on line sui piani antiviolenza, le fantomatiche linee guida non supportate e confortate da supporto cartaceo o informatico appaiono in tutta la loro pochezza.

    Allo stesso modo appare offensivo e incomprensibile il tentativo che voi fate, attraverso le riformulazioni che ci avete proposto, di negare la realtà. Ma la realtà, purtroppo, è molto semplice e nella sua drammaticità appare in tutta la sua evidenza e in tutta la sua drammaticità: la lotta contro la violenza è stata considerata come una tematica marginale.

    Prima le riforme, prima la legge elettorale, prima il referendum, poi, dopo, una volta chiuso il referendum, ci si è potuto occupare con calma e con serenità della lotta contro la violenza sulle donne. Questa è la realtà, e noi la consideriamo un errore, perché questa è una battaglia che va combattuta ogni giorno, senza sosta. Va considerata come una priorità dal punto di vista della prevenzione, dal punto di vista della battaglia culturale, dal punto di vista nella protezione delle vittime, della repressione dei reati, della punizione dei colpevoli.

    Pensate davvero di aver fatto tutto questo, in questi ultimi tre anni e mezzo? Quanto tempo è trascorso senza avere un Ministro per le pari opportunità? Perché? Ci spiegate perché? Ve lo abbiamo chiesto tante volte. Non abbiamo avuto alcun tipo di risposta. Quale principio, quale valore ha ispirato questa scelta? Perché avete arrestato un percorso, che trasversalmente era stato considerato e definito come un percorso virtuoso, che poteva, doveva essere sicuramente implementato, migliorato, certo, assolutamente sì, ma che di sicuro non poteva e non doveva essere arrestato? Troppo tempo, come dicevo, senza avere un interlocutore istituzionale; da quando c’è, non è che le cose siano cambiate più di tanto, se nel 2014 avete approvato una norma che aboliva la carcerazione preventiva per gli stalker, cancellata solo grazie all’attività emendativa di Forza Italia. Noi siamo contro l’abuso della carcerazione preventiva, ma nel caso dello stalking può contribuire a salvare la vita di una donna. Se nel 2014 avete fatto questo, nel 2017, non più tardi di quattro mesi fa, avete approvato un’altra norma ignobile, quella che consente di estinguere il reato di stalking mediante il pagamento di una somma di danaro. Questo è il frutto di una disattenzione, di approssimazione e di superficialità. Mi permetto, però, di ringraziare la presidente della Commissione giustizia e i membri della Commissione giustizia, che oggi hanno avviato l’esame della proposta di legge di Forza Italia che mira a porre rimedio a un errore che voi avete commesso. Auspichiamo naturalmente una rapida approvazione, perché le donne non possono più vivere, a causa vostra, in una condizione di incertezza. E, soprattutto, è irresponsabile pensare di depotenziare strumenti legislativi, che hanno funzionato e hanno funzionato bene in questi anni.

    In tutto questo c’è stato l’affanno dei centri antiviolenza, che in questi anni hanno chiuso. Tanti hanno chiuso, altri hanno dovuto ridurre i servizi e le prestazioni, altri ancora si sono retti soltanto sul volontariato. Avete abbandonato le iniziative nelle scuole, avete abbandonato le campagne di sensibilizzazione e di informazione, non avete potenziato e proseguito il lavoro del nucleo anti-stalking. Tutto questo – e potrei continuare ancora – rappresenta un arretramento nella battaglia contro la violenza sulle donne e veicola, fuori di qui, un messaggio sbagliato, quello che i diritti delle donne sono secondari, vengono dopo altre cose che per voi invece rivestono primaria importanza. Non è questo il messaggio che le istituzioni, la politica, ha il dovere di dare. Non è questo il senso più alto, più nobile, del nostro impegno politico, istituzionale e parlamentare. Ecco perché le riformulazioni che lei ci ha proposto, che siamo convinti siano state ispirate, rompono quel clima di condivisione che su questi temi va cercato e ricercato, come lo abbiamo cercato noi negli anni in cui siamo stati al Governo. Infatti, l’unanimità sulla legge sullo stalking oppure sulla legge che ha istituito in Italia il Garante per l’infanzia non è stata certo frutto di un caso, ma della capacità di ascoltare che noi abbiamo messo in campo e che a voi è totalmente sconosciuta, perché pensate di affrontare anche questi temi attraverso l’arroganza, attraverso l’imposizione.

    Allora, noi rivendichiamo con orgoglio quello che abbiamo fatto quando siamo stati al Governo del Paese e non permettiamo a nessuno di cancellarlo con un tratto di penna. Voi, invece, venite qui in quest’Aula, ci chiedete di rinnegare quello che noi abbiamo fatto e, soprattutto, vi impegnate oggi a fare quello che non avete fatto negli ultimi quattro anni e mezzo, negando la realtà. Ci vorrebbe un po’ di umiltà, prima ancora che un po’ di sano realismo. Lei ci chiede di fare un’operazione di rimozione della memoria, di negazione della realtà, che fa rabbia e ha del ridicolo al tempo stesso. Io le chiedo: è vero o no che non c’è stato un Ministro per tanti anni? È vero o no che la Corte dei conti ha dichiarato insoddisfacente la gestione dei finanziamenti dal 2014 al 2016? È vero o no che, con la riforma del processo penale, avete depotenziato il reato di stalking? È vero o non è vero che non si è a conoscenza delle riunioni e dell’attività della cabina di regia e dell’osservatorio istituiti presso il Dipartimento per le pari opportunità? Purtroppo – glielo dico io – è vero. Tutto questo è vero. E allora non ci potete chiedere di cancellarlo dal testo della nostra mozione. Che cos’è, un reato di lesa maestà, avanzare delle riflessioni, pur critiche, che però avrebbero potuto portare magari ad un’azione congiunta e condivisa?

    È un peccato, sottosegretario, perché noi siamo qui oggi per chiedere degli impegni, anche se mancano pochi mesi alla fine della legislatura, ma avremmo voluto tanto offrire anche la nostra collaborazione, perché riteniamo che su questi temi non debbano esistere divisioni ma debbano contare le esperienze. Allora, avremmo voluto offrire la nostra esperienza, purtroppo, ci viene negato. Allora chiediamo che l’Aula si assuma la responsabilità di esprimersi sulle nostre richieste, che riteniamo richieste di buonsenso. Sono richieste che vanno nella direzione della trasparenza e della verità. È troppo? Le sembra troppo, se chiediamo impegno e serietà? Io credo che sia il minimo, il minimo per tutte quelle donne che non ci sono più e anche per quelle donne che lottano quotidianamente contro soprusi e violenze, perché abbiamo il dovere di mettere in campo ogni sforzo utile per evitare che si sentano sole. Purtroppo, in tutti questi anni questo è accaduto, e non sarà una riformulazione maldestra, come quella che ci avete proposto, a negare la realtà.