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    Dichiarazione di voto dell’On. CENTEMERO

     

    centemero

     

     

    Dichiarazione di voto dell’On. CENTEMERO in merito alla “Discussione delle mozioni sulle misure a sostegno della scuola, dell’università e della cultura”

    Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, parto innanzitutto, nell’esprimere il parere favorevole del Popolo della Libertà alla mozione che abbiamo in oggetto, col dire che si tratta ancora una volta di un obiettivo politico che abbiamo raggiunto, perché siamo di fronte ancora una volta ad una mozione unificata, in cui le forze politiche che responsabilmente e con lealtà sostengono questo Governo (PdL, PD e Scelta Civica), hanno deciso di mettere insieme iloro valori, le loro proposte, le loro azioni per la scuola, l’università, la ricerca, ma anche per i giovani, per i disoccupati e per le imprese che a questo settore e a questi settori si riferiscono, proprio nell’ottica di costruire insieme qualcosa per la nostra scuola, la nostra università ed il nostro mondo della ricerca e della cultura.

    Punto di partenza, ma anche punto di arrivo, sono sicuramente le indicazioni dell’Unione europea. In particolare, come abbiamo tutti quanti o molti di noi ricordato questa mattina, la strategia UE 2020, che discende dalla strategia di Lisbona, in cui parole chiave e parole di indirizzo sono l’economia basata sulla conoscenza, riforme profonde dell’intero sistema e filiera, dall’istruzione primaria a quella secondaria a quella terziaria, che ci hanno visti impegnati col Ministro Gelmini nella scorsa legislatura; ancora, un pezzo che ci manca è la riforma dell’alta formazione coreutica e musicale. Accanto a questo la formazione e l’istruzione non può essere scollegata da quella che è una crescita sostenibile, intelligente, dell’occupazione, dell’innovazione e della competitività, che fanno del nostro Paese un Paese importante all’interno dell’Unione europea.

    In un momento di crisi economica e finanziaria come quello che stiamo vivendo, che attraversa l’Europa, risulta ancora più indispensabile ridefinire la spesa pubblica e gli investimenti, nell’ottica però degli obiettivi che ci sono stati indicati dall’Unione europea, migliorando dunque la qualità e l’efficienza del sistema di istruzione e di formazione e facendo dell’apprendimento permanente e della mobilità una realtà.

    Vorrei ricordare ancora un dato europeo, il rapporto Education at glance del 2010, relativo all’area OCSE. In questo si mette in luce che proprio i governi, a seguito della crisi economica globale, stanno ridefinendo i loro impegni finanziari e l’istruzione è al centro di un rinnovato interesse.

    Ma al tempo stesso emerge, accanto ai benefici sociali ed economici che indubbiamente l’istruzione e la formazione porta con sé, emerge anche che non sembra essere sufficiente semplicemente spendere di più. Bisogna spendere meglio, bisogna riqualificare e dare delle priorità alla spesa per l’istruzione, per la formazione, per l’università, per la ricerca, per la cultura, incentrando la nostra azione proprio sul miglioramento della qualità; della qualità della nostra scuola, che come è stato ricordato prima, è una scuola pubblica cioè di tutti, è una scuola che fa parte di un sistema integrato di istruzione, in cui sono previste scuole statali, comunali e scuole paritarie.

    Accanto a questo è necessario che si rinnovino, appunto, gli investimenti e la qualità per accrescere il valore dell’investimento stesso e per consentire che il nostro sistema di formazione ed istruzione diventi quell’ascensore sociale che è determinante per il futuro dei nostri giovani ed è determinante per il futuro del nostro Paese in una dimensione europea. Superando, dunque, quelle disparità che non sono solo disparità di natura geografica, come ci dicono le rilevazioni internazionali OCSE Pisa o anche le rilevazioni nazionali dell’INVALSI, ma sono anche disparità di natura sociale e di natura economica. Dunque, puntare sulla qualità degli apprendimenti per tutto l’arco della vita, per promuovere equità, coesione sociale e cittadinanza attiva, che ancora una volta sono le indicazioni che ci vengono dall’Unione europea. Per questo non possiamo dimenticare due pilastri che per noi sono determinanti e fondamentali: innanzitutto l’autonomia e, in secondo luogo, la valutazione.

    Quando parliamo di autonomia parliamo di una piena autonomia che non si è mai realizzata nonostante siano passati più di vent’anni dalla legge Bassanini. Significa raccordo con il territorio, autonomia, significa organico funzionale, significa anche una programmazione, anche e soprattutto autonomia finanziaria, ossia una programmazione certa dei finanziamenti attraverso la definizione di budget triennali che siano a disposizione tempestivamente e in modo certo delle scuole.

    Ad ogni modo, l’autonomia porta con sé anche la responsabilità che risulta strettamente legata, come si è ricordato in qualche intervento precedente, alla cultura della valutazione. Noi dobbiamo attivare, rafforzare e migliorare il nostro sistema di valutazione nazionale; monitoraggio e valutazione portano con sé, infatti, la verifica dei risultati, l’individuazione delle criticità, ma soprattutto tutti quei miglioramenti che possono rendere davvero inclusiva la scuola e dare agli studenti di qualsiasi ordine e grado le stesse opportunità di apprendimento e di successo.

    Accanto a questo noi abbiamo sempre perseguito anche una politica di stretto raccordo nell’ambito scolastico tra la formazione dei nostri giovani in tutti, lo ripeto ancora una volta, in tutti gli ordini e gradi di scuola e dell’istruzione, e il mondo del lavoro e il territorio. Per questo è importantissimo, ancora una volta e ancor di più, continuare a rilanciare la nostra istruzione tecnica e professionale e l’alta formazione tecnica, gli ITS, e favorire – come, ancora una volta, in ambito Unione europea, con un dialogo università-impresa del 2009 – il collegamento tra le imprese e il mondo della formazione, tra le imprese e la scuola, tra le imprese e l’università, attraverso quegli strumenti che negli anni le nostre scelte politiche hanno portato con sé. Parlo dell’alternanza scuola-lavoro, voluta fortemente dal ministro Moratti; parlo dei tirocini; parlo dell’apprendistato che abbiamo riformato con la riforma, appunto, Gelmini-Sacconi.

    etto questo, è importantissimo anche continuare il percorso di innovazione, il piano di innovazione digitale e di conseguenza la formazione del personale, affinché venga introdotto nella scuola e nell’università più didattica laboratoriale, ma soprattutto un uso sempre più critico, sempre più meditato dei nuovi strumenti digitali, per rendere tutti quanti consapevoli della loro portata e del loro valore.

    Centro della scuola sono gli studenti; ma per avere degli studenti formati in linea con i parametri europei, in grado di inserirsi in un mercato del lavoro internazionale, abbiamo bisogno anche di docenti che devono essere valorizzati nella loro crescita professionale e nel loro percorso. Per questo è importante curare il reclutamento di giovani laureati, rivedendo le modalità che attualmente prevedono il sistema di reclutamento, ma anche risolvere l’annoso problema del precariato.

    Altri temi che sarebbe opportuno affrontare sono quelli dell’edilizia scolastica, che per noi è importantissima. Nell’università è molto importante ripristinare e recuperare i 300 milioni di euro a valere sul Fondo di finanziamento università, i 51 milioni di euro per gli enti di ricerca, per sbloccare le assunzioni e il turnover; ma pensare anche al diritto allo studio universitario per tutti, e soprattutto per i più capaci e meritevoli, così come vuole il nostro dettato costituzionale.

    Concludo richiamandomi al pensiero dei saggi, e anche del nostro Presidente Letta. I saggi chiamati da Napolitano a indicare le priorità per questo Paese, economiche ma anche istituzionali, di riforma, hanno sottolineato l’importanza che il nostro Paese abbia un capitale umano di qualità, formato, proprio per implementare quella crescita di cui abbiamo profondamente bisogno.

    Concludo ricordando le parole del Presidente Letta, quando nel suo discorso di fiducia alla Camera ha parlato di società della conoscenza e dell’integrazione.

    Ecco: la conoscenza e l’integrazione sono la forma del nostro Paese, e sono anche il ponte verso la costruzione di una nuova Europa e di un rapporto sempre più proficuo con le altre culture.