September 2017
M T W T F S S
« Aug    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Recent Comments

    Dichiarazione di voto dell’ On. SCOPELLITI

     

    Scopellitit

    Dichiarazione di voto dell’ On. SCOPELLITI in merito alla discussione della proposta di legge per l “Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

    On. Scopellitti Rosanna

    Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo,

    mi sia concesso prima di tutto di ringraziare sentitamente il presidente Brunetta e l’onorevole Gelmini, che hanno inteso affidare a me il privilegio e la grande responsabilità di tenere la dichiarazione di voto per il Popolo della Libertà sulla Commissione che stiamo procedendo ad istituire. E vorrei, con il cuore, dedicare idealmente questo intervento alla memoria di tutte le vittime innocenti delle mafie, soprattutto, a quelle troppo spesso dimenticate ed in attesa, ancora oggi, di giustizia. E vorrete perdonarmi se, tra queste, un particolare pensiero, oggi, in quest’Aula, lo rivolgo ad Antonino Scopelliti, magistrato umile ed incorruttibile servitore dello Stato; per me semplicemente un papà straordinario.
    È solo con le nostre azioni, onorevoli colleghi, solo le nostre azioni che possiamo dare un senso al tanto, al troppo sangue versato da uomini, donne e, purtroppo, anche bambini sull’altare laico della giustizia e della democrazia. Portando nel cuore il ricordo di tutti loro e il dolore delle famiglie, dobbiamo avere prima di tutto una consapevolezza, semplicissima consapevolezza: noi siamo lo Stato. E non è un’affermazione banale e men che meno una retorica di seconda mano, perché le organizzazioni mafiose hanno sempre cercato di fare quello che la politica non è riuscita a fare o, in alcuni casi e contesti, non ha voluto fare. Ecco, la mafia interviene laddove fallisce la politica.
    La mafia crea bisogno per intervenire poi in aiuto. E la criminalità organizzata ha cercato, in questi anni, di conquistare il consenso dei cittadini, divenendo, nel corso dei decenni, quasi una prossimità, un sistema che potremmo definire tranquillamente «welfare», che si nutre di omertà e paura, ma che, allo stesso tempo, in cambio, sembra offrire servizi quali la protezione, il lavoro o anche una linea di credito sempre aperta. Più lo Stato è inefficiente, più la giustizia è lenta, più aumenta la disoccupazione, più la burocrazia è farraginosa e tanto più, purtroppo, la mafia cresce e diventa invisibile.
    È di fondamentale importanza, pertanto, consentire a questo Parlamento un’attività permanente di indagine sulle tematiche relative alla realtà mafiosa e alle attività criminali che ne conseguono. Detto questo, è altrettanto importante sottolineare – so che è stato fatto anche prima – che l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sul fenomeno della mafia non deve essere considerato un atto di routineo una stanca ripetizione di un passo che si ripete ad ogni legislatura, ma, al contrario, deve significare il rinnovo di un impegno dello Stato nella lotta ad un fenomeno che ha, purtroppo, ancora modo di colpire vaste aree del nostro Paese.
    E sarebbe un grandissimo errore, tra l’altro, immaginare che il fenomeno mafioso o di qualunque altra criminalità organizzata sia soltanto eliminato da alcuni parti dell’Italia. Le mafie italiane, da decenni, parlano tra loro, si spartiscono uomini ed affari, e sembrano essersi strutturati in maniera organica quelli che, un tempo, erano sporadici accordi sottobanco tra sodalizi criminali. È forte, ad esempio, il patto tra la camorra e Cosa Nostra, grazie al business dell’ecomafia, che ha portato molti clan campani ad investire nel traffico dei rifiuti o nella gestione di ristorazione, energia e trasporto merci. Così come è solido e duraturo il legame tra Cosa Nostra e la ’ndrangheta calabrese.
    Anzi, credo di poter affermare, senza ombra di dubbio e senza timore di essere smentita, che sono le organizzazioni mafiose che, più di ogni altra organizzazione criminale, hanno saputo rendersi moderne; e così come l’organizzazione, soprattutto, l’economia mafiosa, nel tempo, si è profondamente trasformata. In Italia, con un fatturato stimato in 90 miliardi di euro, le mafie si confermano la più importante multinazionale del Paese e una delle più grandi d’Europa; e se, poi, aggiungiamo il traffico di droga, armi ed esseri umani, la azienda «mafia Spa» produce un giro di affari di circa 140-150 miliardi di euro all’anno. Sono interi settori dell’economia che hanno nel tempo assunto un profilo ambiguo o duplice, a cominciare, per esempio, da quello immobiliare, con le mille possibilità di essere infiltrato tramite il meccanismo degli appalti pilotati o, come avviene di recente, finanche nelle infiltrazioni nelle aste giudiziarie; così come sono terreno di scorrerie e predazioni da parte delle organizzazioni criminali l’eolico e le energie rinnovabili.
    Oggi, in un momento di crisi economica, questo è agghiacciante. In un momento di crisi di liquidità delle banche, con chi promette aiuto con danaro a costo zero, perché viene dall’illecito, si inquina tutto il mercato economico mondiale e piano piano i mafiosi riescono a conquistare anche un posto nell’impresa apparentemente legale, espropriandola agli stessi proprietari. Le operazioni finanziarie necessarie per riciclare il denaro sporco vengono effettuate da esperti della finanza internazionale, i cosiddetti colletti bianchi, ed è un settore, quello del riciclaggio, stimato ogni anno in Italia in 150 miliardi di euro, che unito all’evasione fiscale, la corruzione e i profitti illeciti costituisce un impero di circa 500 miliardi l’anno di denaro sommerso. Un primato mondiale che rappresenta un terzo del Prodotto interno lordo.
    E questi numeri, già di per sé esorbitanti, rimandano ad una grave lacuna legislativa che questo Parlamento dovrà presto riuscire a colmare, ovvero il cosiddetto autoriciclaggio: il reimpiego e la reimmissione sul mercato di risorse provenienti da reato da parte di chi lo ha commesso. È una materia complessa, ma è necessario adeguarla al più presto con quanto stabilito dalla Convenzione penale sulla corruzione siglata a Strasburgo nel 1999. L’aggressione ai patrimoni, quindi, deve rimanere la nostra priorità e del Governo in ogni azione politica, perché produce, inoltre, un altro importantissimo vantaggio: il consenso della comunità. Il fatto che i beni di provenienza illecita possano essere dati in gestione a cooperative di giovani che coltivano terreni da un lato offusca il prestigio dei mafiosi e dall’altro rafforza la fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato e delle istituzioni.
    Nel settore della lotta alla criminalità organizzata la XVI legislatura si è caratterizzata per un impegno costante da parte di Governo e Parlamento; abbiamo parlato anche prima di dati, ne ricordo qualcuno: il codice delle leggi antimafia e le misure di prevenzione; il piano straordinario contro le mafie; l’istituzione dell’Agenzia nazionale per la gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati; il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione e altri interventi in materia penale. Ricordo, inoltre, anche il fondo unico di giustizia, ma la cosa più importante è che ai provvedimenti normativi si è poi affiancato il grande lavoro del Governo e delle forze dell’ordine, che ha portato all’arresto di circa 9 mila mafiosi, di cui 30 pericolosi latitanti. Vado avanti, perché i tempi sono contingentati. Occorre poi pensare al lavoro di indagine, con la prospettiva già avanzata nella scorsa legislatura nel nuovo orizzonte del rapporto con l’estero, sapendo che abbiamo a che fare con grandi, grandissime organizzazioni criminali, che spesso hanno una base in Italia, ma anche una dimensione internazionale, e la mafia del terzo millennio è una mafia transnazionale. Le organizzazioni criminali italiane hanno stretto rapporti con i principali cartelli stranieri, che vanno dalla mafia turca a quella albanese, dalla criminalità cinese, per esempio, a quella colombiana, messicana, finanche l’ETA spagnola e Al Qaeda. Proprio per questo c’è bisogno di una spinta legislativa diversa. La comunità internazionale non è ancora sufficientemente strutturata per opporsi a questo pericolo globale e dobbiamo dire con assoluta chiarezza, anche per un efficace piano di prevenzione e repressione, che dobbiamo poter fornire alle magistratura e soprattutto alle forze di polizia più strumenti, più risorse e più mezzi, così come occorre pensare insieme a come stabilire un sistema di premialità per quegli imprenditori e commercianti che denunciano il pizzo, le estorsioni e l’usura, in modo che possano subito reinserirsiPag. 105al più presto nel mercato del lavoro, facendo capire a tutti che conviene, conviene stare contro la mafia !

    Gli italiani avvertono il bisogno di vedere le forze politiche interamente compatte su un fronte come questo, che impegna il nostro Paese ormai da fin troppo tempo. Allo stesso tempo hanno bisogno di sapere che su argomenti di questo genere non vi possono essere liti o distinguo tra le forze politiche, come non vi possono essere distinguo o divisioni fra le istituzioni coinvolte. Ripeto una cosa che ho già detto quando ha deciso di impegnarmi in politica: la lotta alle mafie è di tutti. L’antimafia e la legalità devono essere un abito mentale di tutte le persone perbene. È necessario un impegno comune che porti lo Stato ad approfondire le conoscenze finora raggiunte, aggiornando l’analisi e soprattutto verificando la funzionalità degli strumenti istituzionali da impiegare nell’azione di contrasto contro la mafia, nella prevenzione delle attività criminali e dell’illegalità.
    Concludo con un tema che è a me molto caro: i cittadini. Oggi nella società civile ci sono fermenti attivi di legalità che meritano di essere valorizzati e, mi passerete il termine, utilizzati dal Parlamento. Auspico, pertanto, che la nuova Commissione antimafia promuova la costituzione al proprio interno di un gruppo di lavoro permanente di associazioni e movimenti antimafia, come Libera, Addiopizzo e Ammazzateci tutti, le associazioni antiracket, allo scopo di analizzare i fenomeni devianti per i giovani, condividere le proposte e gli strumenti utili e ad arginarli.
    Un tavolo permanente che possa ideare ed avviare in tutto il Paese, a partire dal coinvolgimento diretto dei giovani e dei parenti delle vittime, progetti mirati comuni per il contrasto civile alle mafie, avvicinando sempre di più le istituzioni al cittadino. Ci sarebbe altro, ma voglio concludere con questo: io ho imparato nel corso degli anni che cosa vuol dire il dolore, che cosa vuol dire perdere un familiare a causa della violenza delle mafie.
    Ecco, io ho riscoperto in tutto questo anche una lezione importante che è quella di mio padre e lui sosteneva che dietro ogni criminale vi fosse una persona che ha sbagliato, un caso umano e che per questo motivo ogni singola vicenda giudiziaria avrebbe dovuto essere analizzata. Ebbene, io ho imparato a provare compassione, ma accanto alla compassione ho imparato anche un fermo intendimento: alle vittime va garantita la certezza dell’espiazione della pena a carico di chi delinque, la vicinanza vera, tangibile da parte dello Stato, questo deve essere il nostro obiettivo, questo è l’obiettivo del nostro Stato che deve essere convinto che le mafie debbano essere assolutamente sconfitte e sconfitte definitivamente.
    Per questo non possa fare a meno di dichiarare a nome dell’intero gruppo del PdL il voto favorevole alla costituzione della Commissione antimafia, ce la possiamo fare.

    Chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto del testo integrale del mio intervento.