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    Intervento dell’On. POLVERINI

     

    Polverini

    Intervento dell’On. POLVERINI in merito alla”Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 21 maggio 2013, n. 54, recante interventi urgenti in tema di sospensione dell’imposta municipale propria, di rifinanziamento di ammortizzatori sociali in deroga, di proroga in materia di lavoro a tempo determinato presso le pubbliche amministrazioni e di eliminazione degli stipendi dei parlamentari membri del Governo”

    On. Renata Polverini

    Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi,

    Keynes sosteneva, per spingere lo Stato ad intervenire sull’economia in un momento di crisi particolarmente pesante, che sul lungo periodo siamo tutti morti. Ci sono momenti, e quello che viviamo è uno di quelli, in cui occorre agire con rapidità e con misure immediatamente efficaci senza, tuttavia, rinunciare a traguardare obiettivi di miglioramento complessivo e strutturale dei conti pubblici. Il decreto-legge n. 54, oggi in discussione, tampona alcune emergenze e sarebbe, dunque, un errore pensare che rappresenti la soluzione definitiva per uscire dalla profonda crisi che ha colpito il Paese. In soli due anni il tasso di disoccupazione generale è salito di quattro punti percentuali, mentre quello giovanile è passato dal 27,4 per cento al 40,5 per cento. Ogni tre mesi sono diciottomila i negozi in meno con tutto quello che ne consegue in termini di impoverimento del territorio. Ci sono centocinquanta tavoli di crisi aperti che riguardano migliaia di decine di lavoratrici e lavoratori; questi, soltanto presso il Ministero dello sviluppo economico, senza contare quelli aperti presso le singole regioni. Non è certo con questo provvedimento, quindi, che gli italiani potranno rivedere le stelle come Dante e Virgilio dopo il lungo viaggio all’inferno, eppure il decreto-legge n. 54, quale primo decreto-legge di questo Governo, può e deve rappresentare l’occasione utile che il Parlamento e il Governo devono saper cogliere per inviare al Paese un messaggio di responsabilità e di maggiore fiducia. In particolare, voglio esprimere soddisfazione per l’articolo 1 del presente decreto-legge, che sospende il pagamento della prima rata dell’imposta municipale propria sull’abitazione principale, sulle unità immobiliari delle cooperative edilizie, sui terreni agricoli e sui fabbricati rurali con l’obiettivo di arrivare ad una complessiva rivisitazione dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare. Una misura attesa e necessaria per non comprimere ulteriormente i già ridotti consumi, ma sicuramente, come abbiamo detto, non sufficiente. In questi giorni, come è noto, è in corso al Senato un’indagine conoscitiva sulla tassazione sugli immobili, dalla quale sta emergendo chiaramente la sostanziale iniquità dell’IMU nella sua vigente formulazione. Due sono gli obiettivi che dobbiamo porci: il primo è di eliminare l’imposta sulla prima casa, venendo così incontro alle famiglie e puntando conseguentemente anche al rilancio di un settore importantissimo quale quello dell’edilizia residenziale; il secondo è quello di favorire le imprese che assumono, permettendo di dedurre la quota dell’imposta relativa agli immobili destinati alle attività produttive; un intervento ad ampio raggio che è possibile attuare tenendo conto anche delle proposte formulate dall’ANCI, che si richiamano ai principi dell’autonomia, della responsabilità impositiva, della progressività e dell’equità fiscale, nel rispetto di quanto indicato nell’articolo 2 del presente decreto-legge.  Ancora apprezzamento voglio esprimere sull’articolo 4, che dà risposte, anche se, come detto, emergenziali, ad alcuni gravi problemi con un forte impatto sociale: il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga; la proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato nella pubblica amministrazione; l’operatività degli sportelli unici per l’immigrazione delle prefetture-uffici del territorio e degli uffici immigrazione delle questure. Si tratta di argomenti sui quali sarà necessario ritornare nelle prossime settimane, perché non è certo approvando questo decreto-legge che si scrive la parola fine su una problematica così complessa e annosa.  Quanto stanziato per gli ammortizzatori sociali in deroga appare, infatti, insufficiente, alla luce dell’andamento della cassa integrazione ordinaria e straordinaria: nei primi quattroPag. 50mesi dell’anno, le ore autorizzate sono aumentate, rispettivamente, del 31,4 per cento e del 63,8 per cento, per un totale complessivo di oltre 314 milioni a fronte di meno di 212 milioni dello stesso periodo del 2012. Il minore ricorso alla cassa integrazione in deroga non deve quindi trarre in inganno, in quanto è, purtroppo, legato soltanto ai meccanismi delle autorizzazioni regionali che, per forza di cose, sono soggette all’incertezza della copertura finanziaria. Inoltre, sempre in merito al finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, allarma il fatto che circa un terzo di quanto stanziato potrebbe non essere esigibile, poiché impegnato per la contribuzione sui contratti di produttività, e che, soprattutto, il 70 per cento delle risorse deriva da una diversa allocazione di stanziamenti già relativi al capitolo di bilancio attinente al fondo sociale per l’occupazione e la formazione. La proroga dei contratti a tempo determinato nella pubblica amministrazione e le misure per l’operatività degli sportelli unici per l’immigrazione e delle prefetture-uffici del territorio e, come ho detto, degli uffici immigrazione delle questure sono due risposte emergenziali a questioni che, invece, richiederebbero degli interventi strutturali.  Nel primo caso, occorre prendere coscienza che la pubblica amministrazione ha bisogno di immettere nelle piante organiche personale nuovo e preparato, per cui è necessario trovare un equilibrio fra il diritto acquisito dei vincitori di concorso, le aspettative di chi, precario, ha maturato una significativa esperienza della pubblica amministrazione e la tenuta dei conti pubblici, allentando la rigida regola del blocco il turnover. Nel secondo caso, l’immigrazione è ormai un dato strutturale per il nostro Paese e, in quanto tale, necessita di strutture e personale dedicato a tempo pieno. Concludo, signora Presidente, dicendo che il decreto-legge n. 54 è soltanto una prima, parziale, ma positiva, risposta, ad istanze con un forte impatto sociale, che condividiamo, ma alla quale dovranno seguire provvedimenti di ben altro spessore per rilanciare il potere d’acquisto delle famiglie, l’occupazione e il fare impresa in un contesto di maggiore equità.