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    Dichiarazione di voto dell’ On. ALLI

     

    Alli

    Dichiarazione di voto sulla questione di fiducia dell’ On. ALLI

    ON. PAOLO ALLI

    Signor Presidente, signor Ministro, signori sottosegretari, onorevoli colleghi,

    ci troviamo oggi nella situazione di dovere esprimere il nostro voto di fiducia al Governo per la prima volta in questa legislatura su un provvedimento. È una prima volta che accade presto, dopo che abbiamo esaminato e votato provvedimenti che hanno visto anche ampie convergenze su temi molto delicati per il Paese. Spiace che non si sia riusciti ad evitare questo passaggio quando ve ne erano le possibilità ed è necessario ribadire anche alcune considerazioni sul percorso che ci ha portati fin qui. Prima però dobbiamo premettere una considerazione fondamentale: il voto di fiducia al quale siamo chiamati non è un capriccio o una sterile prova di forza. Il decreto-legge di cui voteremo la conversione è un atto di importanza fondamentale per il futuro prossimo del nostro Paese, dal momento che esso affronta problemi reali e urgenti, la cui soluzione è fortemente attesa; interventi che tutelano l’ambiente, come nel caso dei provvedimenti relativi al recupero dell’area di Piombino o le emergenze ambientali a Palermo, in Campania e in Puglia, interventi che danno certezze a chi ha subito i danni di calamità naturali, e mi riferisco agli eventi sismici in Abruzzo, Molise, Emilia, Lombardia e Veneto. Si tratta di misure urgenti che consentono di affrontare con la necessaria tranquillità la realizzazione di un grande evento di dimensione mondiale, come l’Esposizione universale di Milano del 2015, uno dei pochi avvenimenti fortemente simbolici attraverso il quale l’Italia potrà rafforzare la propria immagine internazionale; uno dei pochi veri sogni del nostro Paese, una realtà destinata a provocare ricadute fortemente positive non solo su Milano, la Lombardia e il Nord, ma sull’intera Italia e ne è prova il grande interesse a livello nazionale e internazionale. Insomma, stiamo parlando di un complesso di interventi che, oltre a dare risposte fortemente attese dai nostri cittadini, contribuiscono al tempo stesso allo sviluppo economico del nostro Paese attraverso la mobilitazione di ingenti risorse che, in un momento di grave crisi, producono un effetto positivo sul sistema. Certo, abbiamo rilevato che il decreto-legge non è proprio un miracolo di omogeneità, in quanto comprende misure che, sotto il cappello dell’emergenza, mescolano situazioni di reale crisi, causata da eventi imprevedibili, con realtà figlie di cattive gestioni perpetuatesi nel tempo e abbiamo anche sottolineato nel dibattito che l’uso continuo e spesso eccessivo di commissariamenti e di proroghe sine die di questi commissariamenti non sempre corrisponde a criteri di reale efficienza, efficacia e trasparenza e che, quindi, di tale metodo non si deve abusare. Abbiamo, altresì, constatato che gli interventi emendativi del Senato hanno ulteriormente aumentato l’eterogeneità del decreto-legge, laddove ad esempio vengono introdotte previsioni inerenti alle camere di commercio italo-estere o alla disciplina relativa alle terre e rocce di scavo: questo, peraltro, è un tema importantissimo, mai adeguatamente affrontato e risolto in modo organico. Alla luce di queste considerazioni, abbiamo chiesto al Governo, nel corso del dibattito alla Camera, di far sì che in futuro si evitino provvedimenti caratterizzati da elevati gradi di eterogeneità perché ciò non favorisce la chiarezza e la trasparenza dei provvedimenti. A queste considerazioni, però, si è aggiunto un percorso di approvazione che ha messo la Camera dei deputati in condizione di non poter lavorare adeguatamente, a causa del fatto che il Senato si è preso quasi tutto il tempo disponibile per giungere all’approvazione. Questo, però, va detto, anche in forza del fatto che il decreto è stato varato prima dell’insediamento del nuovo Governo e, conseguentemente, i tempi di esame al Senato si sono dilatati. In sintesi, abbiamo, da un lato, riconosciuto responsabilmente l’importanza di questo provvedimento, dall’altro, abbiamo anche criticato in modo deciso i limiti di contenuto e i difetti di metodo che ne hanno caratterizzato l’iter. Di fronte all’atteggiamento ostruzionistico manifestatosi in Aula, legittimo anche se – a nostro parere – inopportuno e ingiustificato, visto il merito del provvedimento, sono stati effettuati tentativi volti a superare la situazione di stallo creatasi, offrendo dapprima, un forte impegno del Governo ad accogliere, attraverso ordini del giorno, le istanze che non avevano potuto tradursi in emendamenti. Non essendosi rivelata praticabile questa via, si è successivamente giunti alla proposta di rimandare al Senato un testo emendato nelle parti più evidentemente disomogenee, in modo condiviso, ipotesi sulla quale si è registrato, peraltro, il consenso del Governo. L’adozione di quest’ultima soluzione avrebbe consentito certamente di avere un provvedimento migliore di quello sul quale oggi siamo chiamati ad esprimerci ma, mentre Sinistra Ecologia Libertà e Lega Nord avevano espresso il proprio accordo, il MoVimento 5 Stelle ha ritenuto di continuare sulla strada della prova di forza. Si è trattato, a nostro parere, di una pagina negativa, che ha costretto il Governo a porre la fiducia. È un rammarico per tutti – lo ha espresso ieri il Ministro Franceschini – e lo è per quanti hanno lavorato a soluzioni diverse: mi riferisco ai capigruppo e al Comitato dei nove e qui colgo l’occasione per ringraziare il relatore Bratti e il presidente Realacci. Il percorso non è stato entusiasmante. Cerchiamo di trarne conseguenze positive per il futuro, anzitutto chiedendo alla Presidenza di difendere le prerogative della Camera dei deputati attraverso un adeguato coordinamento ed equilibrio con il Senato. Non posso qui non ricordare ancora, come ha fatto ieri il collega Baldelli, che questa situazione è figlia del fatto che è ancora vigente, dopo 16 anni, l’articolo 154 del Regolamento della Camera, in virtù del quale i decreti-legge non possono essere discussi con i tempi di tutti gli altri provvedimenti, e questa situazione va chiarita e risolta quanto prima. Sappiamo che saranno ancora necessari decreti-legge e voti di fiducia. Ribadiamo qui che questi sono strumenti assolutamente legittimi, come è del tutto corretto quanto sta accadendo oggi in quest’Aula. Lo diciamo perché ne siamo profondamente convinti e anche perché, al di là del legittimo gioco delle parti, non vorremmo che gli stessi che affermano che la nostra Costituzione è la più bella del mondo facessero finta che decreti-legge e voti di fiducia non siano previsti in essa. La Costituzione non può essere bella quando conviene e ignorata quando non conviene. Aggiungo un’ultima considerazione. Si è parlato e si continua a parlare di costi della politica. I veri costi sono quelli di una politica che non decide, che non fa. I costi sono quelli del non fare, del rimandare, del non prendersi fino in fondo le proprie responsabilità. La gente lo ha capito e ce ne ha dato prova non andando a votare, perché non si fida più di inerzie e immobilismi.  Il nostro Governo è partito con il piede giusto e siamo certi che continuerà. Il Parlamento ha fin qui dimostrato di saper lavorare, anteponendo a interessi particolari il bene comune e questa è l’unica cosa che i nostri cittadini si aspettano, i cittadini che si esprimono su Internet e quelli che il computer non ce l’hanno, non lo sanno usare o non hanno tempo di usarlo perché sono impegnati a lavorare, ad esempio magari perché sono stati terremotati. E per il senso di responsabilità che ci muove verso tutti i cittadini, quelli del web e quelli che abitano le periferie abbandonate d’Italia, il Popolo della Libertà voterà convintamente la fiducia al Governo.