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    Dichiarazione di voto dell’On. CICU

     

    cicu

    Dichiarazione di voto dell’ On. CICU in merito alla “Discussione delle mozioni concernenti la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo Joint Strike Fighter”

    ON. SALVATORE CICU

    Signor Presidente, signor Ministro, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi,

    è innegabile che la situazione del Paese nel suo complesso sia in un momento di crisi, e in un momento di crisi che vede una debolezza strutturale: cercare di portare avanti un progetto, un programma da parte di questo Governo e di questa maggioranza in un contesto eccezionale per trovare soluzioni che riguardano tutti i settori. Certo, la dedizione è stata totale ed è totale rispetto ai problemi dell’occupazione, rispetto ai problemi dell’occupazione giovanile, rispetto ai problemi della fiscalità di vantaggio, in ordine a tutti quei settori che sono vitali e centrali per la vita del Paese. Oggi, a mio giudizio, affrontiamo un tema in qualche modo in maniera errata perché abbiamo dovuto richiamare due concetti fondamentali, due articoli fondamentali della nostra Costituzione, nella premessa che riguarda la mozione di maggioranza, che fanno riferimento, uno, all’articolo 11: l’Italia è un Paese di pace che partecipa a missioni di pace e, l’altro, all’articolo 52: difendere la patria e difendere i confini della nostra patria è sicuramente un dovere di tutti i cittadini, e le nostre Forze armate sono in linea con il contesto di istituzione democratica che questo Parlamento rappresenta. È evidente che parlare di una norma che richiama la centralità del Parlamento e il ruolo del Parlamento in questa fase è fondamentale, ma a me piacerebbe parlarne, meglio e di più, rispetto a quelli che sono i cardini fondamentali che riguardano la nostra partecipazione nel contesto internazionale; parliamo cioè di organismi come NATO e ONU, parliamo, ancora di più e meglio, di una partecipazione ad una dimensione europea e ad un sostegno ad un processo che deve vedere sempre più crescere una forza europea di pace che abbia la possibilità di dare autorevolezza e credibilità alla costruzione dell’Europa anche nel sistema della difesa e della sicurezza. È chiaro che per parlare di pace e per parlare di confronto, di partecipazione, di condivisione di programmi e di progetti europei e internazionali, bisogna parlare, obbligatoriamente, di strumenti operativi. Oggi, abbiamo ascoltato l’audizione del Capo di Stato maggiore dell’aeronautica che ha sottolineato alcuni dati che ritengo essenziali e fondamentali per la riflessione che stiamo portando avanti. Noi, in questo momento – e se non ovviamo a questa situazione ci sentiremo ancora di più indeboliti ed insicuri – abbiamo una riduzione dell’efficienza del sistema aeronautico del 70 per cento. Non stiamo sperperando, non stiamo destinando risorse che non sono in qualche modo contestualizzate ma rientrano, invece, nel processo di razionalizzazione delle spese di cui il Paese può dotarsi anche in questo settore, perché abbiamo ridotto progressivamente del 5 e del 19 per cento, in questi ultimi anni, la nostra dotazione di destinazione di risorse al settore della difesa e della sicurezza. Quindi, non stiamo parlando di aggiunte o di valutazioni che vanno a discapito di qualche altro settore, ma della valorizzazione, del sostegno, dell’implementazione, dell’arricchimento di un settore che comunque è un nostro fiore all’occhiello e che rappresenta per noi risorse umane, competenze professionali, e che rappresenta per noi sinergie industriali, credibilità e autorevolezza nel mondo rispetto anche agli obiettivi che le nostre Forze armate hanno raggiunto e continuano a raggiungere. Stiamo parlando, cioè, di una necessità che riguarda una sostituzione di strumenti e di una necessità che però, per fortuna, ci vede agganciarci ad un contesto di innovazione, di ricerca, di tecnologia, che non riguarda solo il settore militare ma che si abbina, anche, a quello civile e industriale; che riguarda un contesto di investimento e di occupazione; che riguarda la possibilità di crescita di questo Paese che non è nell’attualità, nell’immediatezza, in questo anno corrente o nei prossimi due anni correnti, ma riguarda una proiezione, una progressione da qui al 2020 ! Rispetto ad altre forze europee come l’Inghilterra che partecipa con un 10 per cento rispetto al programma, l’Italia partecipa con un ben più ridotto 4 per cento. Così, il rapporto tra PIL e debito pubblico ha sempre visto il nostro settore difesa essere penalizzato e limitato rispetto agli investimenti e alle risorse. Allora, vorrei pregare tutti di ridimensionare un po’ quello che ho sentito in quest’Aula e di cercare di capire che il nostro obiettivo è comunque quello di essere presente nello scenario internazionale, di essere presenti nell’arricchimento e nella crescita della forza comune europea che guarderà anche al prossimo Consiglio europeo sulla sicurezza di dicembre con un’altra valutazione e un’altra riconsiderazione.  Non dimentichiamoci che noi, negli anni precedenti, abbiamo approvato la revisione dello strumento militare: noi passeremo da 190 mila a 150 mila uomini; noi passeremo anche nella fase dell’ulteriore centralità e valutazione del Parlamento in ordine ai decreti attuativi. Ci saranno le Commissioni competenti che dovranno esprimere i loro pareri, ci sarà, cioè, un coinvolgimento totale che io guardo soprattutto nella logica di una fase di lealtà, di una fase di capacità di capire che qui non ci si può scontrare su una linea di continuità che ha visto questo progetto nascere nel 1998 con Andreatta, proseguire a fasi alterne con Governi diversi e che comunque hanno sempre opportunamente ritenuto di procedere Pag. 139in un approfondimento, in una verifica, in un coinvolgimento parlamentare, ma in linea di continuità con un parere favorevole e un’approvazione del progetto.  Quindi, oggi c’è un passaggio che noi abbiamo condiviso, che noi abbiamo voluto sottolineare con la nostra posizione politica, il passaggio è quello di guardare ad un’ulteriore verifica. È necessario, è doveroso. La nostra opinione pubblica, il nostro Paese se lo aspettano. Il nostro Parlamento deve assumere anche e soprattutto questo ruolo, un ruolo di coraggio ma anche un ruolo di responsabilità, un ruolo che può e deve trasferire trasparenza, rassicurazione, sul fatto che noi non vogliamo e non possiamo sperperare alcun denaro pubblico in questa fase. Noi vogliamo, casomai, assicurare in questa fase che l’Italia e questo Paese non può uscire fuori da uno scenario di linguaggio universale e sinergia industriale, perché significa innovazione, tecnologia e ricerca da qui al 2020. Se noi restiamo fuori da questa fase resteremo un Paese che non avrà più né credibilità né autorevolezza per crescere e progredire, perché questo è un settore strategico. Non stiamo parlando di cacciabombardieri, stiamo parlando del sistema difesa e sicurezza di questo Paese, è bene che lo capiamo e lo capiamo tutti. Quindi, noi voteremo in maniera convinta questa mozione, perché parteciperemo al confronto – così come ho già detto prima – nelle fasi successive, comunque e in ogni caso per sostenere quello che è un progetto che guarda alla dimensione europea e alla forza europea.