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    Dichiarazione di voto dell’On. COSTA

     

    Costa

    Dichiarazione di voto dell’ On. COSTA in merito al “Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge: Ferranti ed altri; Costa: Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili”

    ON. ENRICO COSTA

    Signor Presidente,

    è giusto, visto che vengono evocati taluni reati che si chiede di escludere dall’applicazione di questa disciplina, evidenziare un passaggio anche storico, perché senza questa conoscenza qualcuno può essere indotto anche in equivoco.

    Quando questo testo venne approvato dal Consiglio dei ministri – ed era la scorsa legislatura – ed approdò in Commissione, vi era una disciplina molto diversa rispetto all’attuale, perché si prevedeva che per determinati reati vi fosse un’unica sanzione, quella della detenzione domiciliare. Quindi, è chiaro che non veniva lasciata alla discrezionalità del giudice di individuare quale fosse in concreto la pena migliore da applicare, se reclusione o detenzione domiciliare.
    Ma vi era di più: non vi erano le esclusioni soggettive, cioè i delinquenti professionali, quelli abituali e quelli per tendenza non venivano, per il fatto stesso di appartenere a queste categorie, esclusi dall’applicazione della normativa.
    Cosa è stato fatto nel lavoro in Commissione, soprattutto nella scorsa legislatura ? Il testo è approdato in Aula, perché sia il testo che ho proposto io che quello che ha proposto la correlatrice Ferranti sono provvedimenti estrapolati chiaramente anche testualmente da quelli della scorsa legislatura. Noi abbiamo lavorato affinché non vi fosse un automatismo per cui a fronte di determinati reati ci fosse la detenzione domiciliare. Abbiamo affiancato la detenzione domiciliare e si vede nella lettera a) dell’articolo 1: prevedere tra le pene principali la reclusione e l’arresto presso l’abitazione del condannato o altro luogo pubblico, tra le pene principali, chiaramente affiancandolo alla reclusione in carcere, lasciando quindi al giudice la valutazione.
    Ma abbiamo posto anche dei paletti al giudice. I paletti al giudice sono stati riservati chiaramente alla soggettività della persona che è stata condannata, ma anche alla luce dei criteri che il giudice deve valutare per scegliere se applicare la detenzione domiciliare o la reclusione in carcere. E quali sono questi criteri ? La natura, la specie, i mezzi, l’oggetto, il tempo, il luogo ed altre modalità dell’azione, la gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato, l’intensità del dolo e il grado della colpa, i motivi a delinquere e il carattere del reo, i precedenti penali e giudiziari e in genere la condotta di vita del reo antecedenti al reato, la condotta contemporanea o susseguente al reato, le condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo.
    Quindi, vediamo chiaramente che quello che vorrebbe fare il legislatore, se venisse approvata questa norma, è fare in modo che il giudice, a fronte di un panorama di condotta di un determinato soggetto, non applichi una sanzione in virtù di un automatismo, ma in base al caso concreto, in base a quello che ha fatto, a quello che ha fatto prima, a come si è comportato dopo, ai rapporti con la persona offesa, al grado del dolo. Ecco sono tutti aspetti che noi abbiamo voluto porre in essere, perché è fondamentale cercare di intervenire su quello che è il caso concreto. Ci sono determinate situazioni che non necessitano della reclusione in carcere, altre invece che la esigono.