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    Intervento dell’On. CHIARELLI

     

    chiarelli

    Intervento dell’On. CHIARELLI relativo alla “Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, recante nuove disposizioni urgenti a tutela dell’ambiente, della salute e del lavoro nell’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale”

    ON. GIANFRANCO CHIARELLI

    Onorevoli deputati, onorevole Presidente, rappresentante di Governo,

    ritengo che in ordine a qualunque argomento, ma soprattutto rispetto a questioni così rilevanti come quella che stiamo oggi trattando, conti molto portare con sé il vissuto di ciò che si racconta. Una cosa è trattare una questione sul piano politico, in modo quasi asettico, sulla base di informazioni attinte, altro è avere vissuto e vivere le situazioni, come quella che il sottoscritto quotidianamente vive a Taranto e nell’intera provincia.

    Il Governo, con il decreto-legge n. 61 del 2013, è intervenuto per affrontare la problematica legata alle imprese di carattere strategico-nazionale e, in particolare, allo stabilimento Ilva di Taranto, nella piena consapevolezza di quello che l’azienda rappresenta per l’economia del territorio e per l’intera industria nazionale. Allo stesso modo va tenuta in considerazione l’emergenza ambientale in atto, che minaccia la salute dei cittadini e preoccupa moltissime famiglie.
    Quello di Taranto, infatti, è uno dei principali poli siderurgici europei, con una capacità produttiva di circa 10 milioni di tonnellate annue, pari ad oltre il 40 per cento della produzione nazionale di acciaio. Nel settore dei laminati piani la produzione di Taranto copre oltre il 60 per cento della domanda nazionale, contribuendo in maniera determinante all’approvvigionamento di comparti strategici per l’industria italiana, come quelli degli elettrodomestici, della cantieristica, dell’auto e della meccanica.
    Sul piano occupazionale, l’Ilva impiega direttamente circa 12 mila lavoratori, a cui deve aggiungersi un indotto strettamente collegato sul piano verticale, che porta l’occupazione diretta a 15 mila unità. A questo dato devono sommarsi 9.200 unità legate all’indotto.
    Lo stabilimento di Taranto gode, inoltre, di alcuni vantaggi competitivi che lo rendono unico nel panorama nazionale e comparabile con gli stabilimenti più efficienti d’Europa. I principali punti di forza sono: la possibilità di utilizzare un ciclo integrato, partendo dal carbon fossile e dai rottami ferrosi per arrivare alla produzione dei laminati piani, la possibilità di approvvigionamento di grandi quantità di materie prime dai Paesi lontani – Brasile, Sudafrica – tramite navi anche di grande stazza, la possibilità di utilizzare stoccaggi importanti in funzione delle esigenze produttive.
    L’importanza strategica del complesso industriale dell’Ilva non può, però, far venir meno gli obblighi di tutela ambientale da cui dipende la qualità della vita dei cittadini di Taranto. La crescita economica e la salvaguardia della salute non sono, in particolare in questo caso, due diritti contrapposti e la prima non può essere perseguita a danno della seconda. Il Governo, con il presente provvedimento, intende, quindi, adottare tutte le azioni utili a tutelare l’ambiente e la qualità della vita nella città di Taranto, nella consapevolezza che un’interruzione della produzione peggiorerebbe ulteriormente la situazione a tutti gli effetti.
    La sopravvivenza dello stabilimento è oggi, dunque, legata alla capacità di mettere in atto gli investimenti necessari a rendere compatibile l’impianto con le norme ambientali e di sicurezza della salute dei cittadini. Nell’ottobre scorso, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha rilasciato una revisione dell’AIA, prevedendo un percorso di risanamento ambientale da realizzarsi, secondo termini molto cogenti, nell’arco del prossimo triennio. Già nelle prime relazioni, il garante nominato ha evidenziato criticità nell’applicazione delle prescrizioni, con particolare riferimento agli interventi sui nastri trasportatori, sui parchi minerari e sulle torce.
    Nel contempo, l’autorità giudiziaria di Taranto ha disposto il sequestro preventivo di 8 miliardi di euro presso la società che controllava l’Ilva sul presupposto che, nel tempo, non vi sia stata corrispondenza tra gli obblighi di assolvere a tutte le prescrizioni ambientali e sanitarie fissate dai diversi provvedimenti amministrativi e dalle normative europee, nazionali e regionali vigenti e le risorse stanziate da parte dell’azienda per realizzare gli indispensabili interventi di risanamento e bonifica. Questa circostanza, nel pieno rispetto dell’autonomia dell’autorità giudiziaria, ha determinato l’esigenza da parte del Governo di considerare un intervento normativo diretto ad assicurare la continuità del processo produttivo e la realizzazione di tutti gli interventi di risanamento ambientale e di bonifica necessari per garantire condizioni accettabili di salubrità ambientale e di salute dei cittadini mediante apposita struttura commissariale.
    La prosecuzione dell’attività industriale rappresenta la condizione preliminare e necessaria per assicurare l’effettiva realizzazione degli investimenti necessari al risanamento ambientale nello stabilimento. Il decreto-legge n. 61 del 2013, oggi all’esame dell’Aula, è il terzo provvedimento d’urgenza – così come si è detto da chi mi ha preceduto – adottato nel corso negli ultimi dieci mesi per fronteggiare un’emergenza ambientale ed occupazionale dello stabilimento di Taranto. Il decreto-legge n. 207 del 2012, in via generale, ha disciplinato l’operatività degli stabilimenti industriali d’interesse strategico nazionale in crisi, consentendo, alle condizioni indicate, la prosecuzione dell’attività produttiva di tali stabilimenti. Il decreto ha, inoltre, dettato specifiche disposizioni dettate all’impianto siderurgico dell’Ilva di Taranto che, ai sensi del medesimo decreto, costituisce stabilimento, così com’è stato già citato, d’interesse strategico nazionale.

    Il decreto-legge n. 129 del 2012 era stato emanato al fine di fronteggiare la grave situazione di criticità ambientale e sanitaria nel sito di bonifica di interesse nazionale di Taranto e faceva seguito al Protocollo di intesa stipulato il 26 luglio 2012 che prevede interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto per un ammontare di 336 milioni di euro. Il decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri prevede una nuova e stringente disciplina generale a tutela dell’ambiente, della salute, della sicurezza e del lavoro nell’esercizio di impresa. Viene in primo luogo previsto che il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio, possa deliberare il commissariamento straordinario di un’impresa, esercitata anche in forma di società, che gestisca uno stabilimento di interesse strategico nazionale la cui attività produttiva abbia comportato o comporti pericoli gravi e rilevanti per l’integrità ambientale e della salute, a causa dell’inosservanza dell’autorizzazione integrata ambientale. È garantita all’impresa, all’atto del commissariamento, nella persona del rappresentante legale o di altro soggetto appositamente designato dall’assemblea, la piena informazione sull’andamento della gestione dell’impresa stessa. Il Consiglio dei ministri può nominare i componenti degli organi di controllo, i quali restano in carica per la durata del commissariamento.  Contestualmente alla nomina del commissario straordinario è nominato, dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, un comitato di tre esperti scelti tra soggetti di comprovata esperienza e competenza in materia di tutela dell’ambiente e della salute che predispone e propone al Ministro, entro 60 giorni dalla nomina, in conformità alle previsioni delle normative comunitarie e delle leggi nazionali e regionali, il piano e le misure dell’attività di tutela ambientale e sanitaria dei lavoratori e della popolazione e di prevenzione del rischio di incidenti rilevanti. Il piano sarà approvato con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Entro il successivo termine di 30 giorni dal decreto di approvazione del piano predisposto, il commissario straordinario predispone il piano industriale di conformazione delle attività produttive che consente la continuazione dell’attività produttiva nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale e sanitaria e di sicurezza. Il piano sarà poi approvato con decreto del Ministro dello sviluppo economico; fino a tale approvazione, il commissario straordinario garantisce comunque la progressiva adozione delle misure previste dall’autorizzazione integrata ambientale e dalle altre autorizzazioni e prescrizioni in materia ambientale, sanitaria e di sicurezza e cura la prosecuzione dell’attività di impresa, nel rispetto delle disposizioni del presente comma.  Per l’esecuzione degli obblighi di attuazione della prescrizione dell’AIA e degli obblighi di messa in sicurezza, risanamento e bonifica, disposti dall’autorità amministrativa a carico di specifici soggetti il giudice competente alla cognizione di reati dispone lo svincolo di eventuali somme sequestrate in sede penale agli stessi soggetti o enti o soggetti controllati e controllanti, in favore del commissario, vincolandole alle predette finalità; i proventi, quindi, derivanti dall’attività di impresa commissariata restano nella disponibilità del commissario nella misura necessaria dell’AIA e alla gestione dell’impresa, nel rispetto delle previsioni del decreto stesso.  Il decreto-legge è stato esaminato in sede referente dalle Commissioni Attività produttive e Ambiente a cui va il mio personale ringraziamento per il lavoro svolto; un particolare ringraziamento va anche ai relatori, l’onorevole Fitto e l’onorevole Borghi, per il lavoro che hanno svolto e soprattutto perché durante l’esame parlamentare il decreto-legge è stato notevolmente migliorato, rispetto alla versione approvata dal Consiglio dei ministri.  Nel dettaglio le modifiche riguardano aspetti che mi avvio di indicare, sono aspetti importantissimi che hanno sicuramente migliorato e che possono, io ritengo, ottenere anche la condivisione dell’intero Parlamento. È stato stabilito che il commissariamento da parte del Consiglio dei ministri può avvenire a carico di imprese che gestiscono uno stabilimento che impieghi almeno mille lavoratori subordinati, compresi quelli ammessi al trattamento di integrazione guadagni da almeno un anno. Il commissariamento può essere disposto non più solo nei confronti dell’impresa nel suo complesso, ma anche sullo specifico ramo d’azienda o stabilimento e, in quest’ultimo caso, vanno offerte idonee garanzie patrimoniali e finanziarie per l’adempimento delle prescrizioni ambientali.

    Il testo è stato migliorato anche nella parte in cui si dice che il commissariamento può essere previsto qualora si verifichi la reiterata inosservanza dell’AIA e qualora l’attività produttiva dello stabilimento abbia a comportare e comporti oggettivamente pericoli gravi e rilevanti per l’integrità dell’ambiente e della salute. Per le future procedure di commissariamento è prevista l’espressione del parere delle competenti Commissioni parlamentari ed è stato previsto in modo esplicito quali siano le autorità competenti – citate genericamente nel testo originario del decreto – che possono rilevare l’inosservanza delle prescrizioni contenute nell’AIA, ossia l’Istituto superiore per la protezione ambientale, con il supporto delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente. Si è specificato, inoltre, che tale accertamento debba essere effettuato in contraddittorio con l’impresa interessata.
    Inoltre, è prevista l’estensione dell’obbligo di informazione sull’andamento della gestione anche al titolare dell’impresa, ovvero al socio di maggioranza, ed è previsto che il Presidente del Consiglio dei ministri possa sostituire non più tutti gli organi di controllo – come inizialmente era previsto – ma solo fino ai due terzi dei componenti di tale organi, e l’attribuzione agli azionisti di minoranza della facoltà di sostituire il restante terzo.
    Inoltre, il Presidente del Consiglio dei ministri deve motivare il decreto con il quale può sostituire i componenti degli organi di controllo. Tra gli esperti che compongono il comitato uno deve essere scelto tra soggetti di comprovata esperienza in ingegneria impiantistica. È prevista una particolare forma di pubblicità del piano, anche attraverso la pubblicazione sui siti Web del Ministero, della regione e degli enti locali interessati. L’approvazione del piano modifica l’AIA limitatamente alla modulazione dei tempi di attuazione delle relative prescrizioni. L’estensione dell’obbligo di comunicazione del piano industriale non è più al solo rappresentante legale dell’impresa, ma anche al titolare dell’impresa stessa, ovvero al socio di maggioranza. Per quanto riguarda il piano ambientale, si prevede che venga sentita la regione competente. Sul piano ambientale, il rappresentante dell’impresa può formulare osservazioni entro dieci giorni dalla sua pubblicazione, che saranno valutati dal comitato entro il termine di centoventi giorni dalla nomina del comitato stesso.Pag. 64
    Le somme messe a disposizione del commissario ed utilizzate per gli adempimenti delle prescrizioni non sono mai ripetibili, attesa la loro destinazione finale che è quella riferita alla finalità di pubblica salute.
    Sono per intero a carico dell’impresa non solo tutti i trattamenti economici, ma anche gli eventuali oneri di funzionamento della struttura commissariale; è previsto un monitoraggio dell’attività di ispezione e di accertamento svolta dall’ISPRA e dall’ARPA in relazione all’autorizzazione integrata ambientale rilasciata alle imprese per le quali si verificano i presupposti del commissariamento in base a quanto disposto dai commi 1 e 1-bis dell’articolo 1.
    Per tale finalità il Ministro dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare presenta semestralmente al Parlamento una relazione sullo stato dei controlli ambientali che dia conto anche dell’adeguatezza e delle attività svolte dall’ISPRA e dall’ARPA. Da ultimo, è stato approvato l’articolato 2-bis, che prevede l’abrogazione del garante incaricato e che il commissario, in accordo con la regione e le istituzioni locali, promuova iniziative di informazione e consultazione finalizzate ad assicurare la massima trasparenza per i cittadini, analogamente a quanto previsto per il garante.
    Colleghi, onorevole Presidente, il tema dell’Ilva non nasce certamente oggi e non può essere racchiuso in uno scontro tra due grandi temi: lavoro-ambiente e salute. Noi, come gruppo del PdL e gli amici colleghi pugliesi, insieme a tutti coloro che fanno parte di questa coalizione riteniamo che il futuro di Taranto passi non più da una contrapposizione fra questi temi, bensì dalla loro coesistenza.
    La nostra scommessa, non solo quella di Taranto e della sua provincia, ma di tutto il Paese, è quella di individuare i percorsi giusti perché vi sia piena armonizzazione fra le diverse esigenze. Naturalmente gli interventi previsti in questo provvedimento da soli non bastano a superare l’emergenza ambientale di Taranto. Ma, attenzione, la chiusura dell’Ilva aprirebbe una ferita sociale nel nostro territorio che di colpo si vedrebbe privato di un grosso polo strategico nazionale.

     Soprattutto non aiuterebbe a migliorare la qualità dell’ambiente perché la chiusura dello stabilimento di per sé, come insegna Bagnoli, non comporta automaticamente la bonifica del sito. Ci troveremmo quindi davanti alla beffa oltre che al danno per i cittadini di Taranto: vale a dire anche la perdita di tanti posti di lavoro. Così come dimostrato in più casi, l’Ilva dovrà necessariamente continuare a produrre per garantire le risorse indispensabili agli investimenti necessari per l’attuazione di quella prescrizione, la prescrizione dell’AIA.
    È inutile nascondere la realtà, la scelta industriale fatta negli anni Sessanta ha condizionato in modo netto lo sviluppo della provincia ionica; l’insediamento siderurgico, uno dei più grandi come si è detto, è stato caratterizzato da una serie anche di errori, a cominciare dall’allocazione dell’acciaieria a ridosso della città e di significative omissioni in termini di tutela dell’ambiente. Ha rappresentato però, c’è da dire, per oltre cinquant’anni il principale se non unico sostegno economico così come per gran parte lo è ancora oggi.
    In assenza in questo momento di una politica di diversificazione e della mancata realizzazione di un indotto, ipotizzare una trasformazione radicale dell’economia del territorio da molti invocata è una soluzione a dir poco utopistica; chi, legittimamente ha pareri diversi, ha l’obbligo di proporre le proprie idee corredandole però dei necessari progetti concreti.
    Limitarsi a segnalare gli esempi di altre aree del mondo in cui si è realizzata una riconversione non risolve la questione, oggi occorre fare i conti con un contesto molto difficile che è nostro, della nostra provincia e della nostra nazione. Siamo ancora nel pieno di una grave crisi economica da cui cerchiamo con non poche difficoltà di uscire; la provincia ionica in particolare, proprio per le diverse crisi del mercato anche dell’acciaio, ha perso oltre 30 mila posti di lavoro; a ciò si aggiunga la crisi di tanti altri comparti economici, pensiamo al gruppo Natuzzi che ha importanti insediamenti nella nostra provincia, pensiamo all’appalto dell’arsenale con uno sguardo a quanto denunciato qualche giorno fa dal capo di Stato maggiore della Marina militare, l’ammiraglio De Giorgi, pensiamo ancora alle tante piccole imprese e realtà produttive che ogni giorno chiudono, al commercio ormai asfittico, alla scomparsa totale dei cantieri edili. In questo contesto abbiamo tutti il dovere di guardare la questione Taranto in modo globale, senza squilibri nel bilanciamento fra diverse esigenze, lavoro e salute, diritti inalienabili e costituzionalmente garantiti che non possono e non devono contrapporsi.
    Abbiamo avuto attenzione, ritengo, in questo provvedimento anche per le ragioni dell’occupazione e della sopravvivenza stessa di un territorio da tempo in ginocchio. Ritengo che con questo provvedimento, che siamo chiamati ad approvare, garantiamo la continuità della produzione e allo stesso tempo ci portiamo avanti in Europa prevedendo di attuare con anticipo di due anni una direttiva comunitaria sulle emissioni.
    Non è mio costume e non intendo oltretutto inserire motivi di polemica in un momento in cui più che mai è necessario mantenere coesione nel Paese e lavorare insieme per la soluzione dei problemi.
    Mi limito a dire, a chi accusa il Popolo della Libertà di aver tenuto un profilo molto basso, che il tema ambientale, soprattutto in relazione alla questione di Taranto, è stato per la prima volta affrontato dal Governo Berlusconi nel luglio 2011, così come giova ancora ricordare, nel legittimo tentativo di rendere compatibili le ragioni del lavoro con quelle dell’ambiente, che tutti gli schieramenti politici, a cominciare da chi governa in Puglia – regione, provincia e comune – da otto anni hanno scelto la strada del dialogo e della difesa dell’insediamento.
    Concludo con un appello al Governo perché faccia di più per Taranto perché immediatamente metta a disposizione le risorse per le bonifiche stanziate con la delibera CIPE del 3 agosto 2012, tenga costantemente in attività il tavolo istituzionale come momento di coordinamento finalizzato a sollecitare gli enti ad ogni titolo interessati, perché non si perda ulteriore tempo e perché si garantisca la piena realizzazione nei tempi prefissati delle prescrizioni contenute nell’AIA.
    Ma non solo: Taranto è un interesse nazionale per le bonifiche e, più in generale, per il suo stato grave di crisi e di economia. Da questa dichiarazione, scaturisce la necessità di un’attenzione particolare per il nostro territorio. Mi riferisco alle infrastrutture da completare, al sostegno per le imprese, al dovuto risarcimento per i cittadini, un risarcimento in termini di provvedimenti che aiutano anche la ripresa economica e, quindi, occupazionale. Taranto e la sua provincia hanno bisogno di ritrovare la serenità di un ambiente salubre che garantisca la salute, ma anche di nuove opportunità di sviluppo. Una è data dal porto, che ci auguriamo possa finalmente recuperare il tempo sinora perduto, ma si può e si deve fare di più. Occorre ipotizzare – mi riferisco ora a tutte le situazioni di particolare crisi diffuse nel Paese – norme che consentano deroghe specifiche e limiti che condizionano la spesa dei comuni ancor più della spesa sanitaria.
    Tornando a Taranto, per esempio, come si può conciliare una condizione di privato delle gravi patologie, con una riduzione dei reparti, la chiusura degli ospedali, il blocco delle assunzioni e così via ?
    Concludendo, sento di poter affermare che il provvedimento che discutiamo oggi sia un passo importante in avanti senza presunzione di ritenerlo esaustivo, ma con la consapevolezza che nessuno, salvo prova contraria, possa oggi porre rimedio in pochissimo tempo ad una questione che nasce dagli anni Sessanta e che si è prodotta in oltre cinquant’anni di permanenza della grande industria a Taranto. Taranto e i tarantini hanno oggi una necessità: evitare una ferita sociale legata all’ambiente, alla salute e al lavoro e chi cavalca questi aspetti drammatici non offrendo soluzioni concrete, offende, per l’ennesima volta, la dignità di un territorio per tanto tempo, per troppo tempo, relegato al suo destino.