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    Intervento dell’On. BIANCHI

     

    dorina

    Intervento dell’On. BIANCHI in merito alla “Discussione della proposta di legge: Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti”

    ON. DORINA BIANCHI, Relatore

    Signor Presidente,

    le proposte di legge esaminate dalla VIII Commissione sono volte a istituire anche in questa legislatura la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.
    Tale Commissione è nata nel 1997 per la prima volta. Ma faccio un esempio di titoli di giornale, quello del 5 luglio, che parla di un dossier che è stato tenuto da Avvenire, che dice: terra di fuochi, battaglie per la salute e per la verità. Parla della regione Campania e viene riconosciuto, devo dire, alla Commissione ecomafie della scorsa legislatura la capacità di avere dedicato nella relazione sulla Campania molte pagine alla terra dei fuochi, paragonandola ad un’epidemia di peste, e di aver messo all’attenzione sia della magistratura sia dell’opinione pubblica fatti così importanti sia per la salute sia per l’ambiente delle popolazioni campane.
    Devo dire che un altro dossier che ci fa capire quanto importante e quanto attuale sia questa Commissione di inchiesta è il rapporto di Legambiente sulle ecomafie, rapporto che è stato fatto naturalmente in collaborazione con tutte le forze dell’ordine e che dice che il giro d’affari delle ecomafie è di circa 16,7 miliardi di euro, con 34.120 reati che sono stati accertati, con 302 clan della malavita che sono stati coinvolti. In tutto questo naturalmente i rifiuti svolgono un ruolo centrale importante.
    Dall’altra parte, c’è da dire che ci sono soltanto in Italia 1.293 comuni che riescono a fare la raccolta differenziata. È un dato in aumento, ma ancora sicuramente troppo basso. Abbiamo esaminato nella VIII Commissione delle proposte di legge, Realacci, Bratti, Pellegrino e Dorina Bianchi, e abbiamo preso la proposta di legge A.C. 67 del presidente Realacci come testo base, modificandola in alcuni limitati punti che sono stati ampiamente discussi in Commissione. Nel corso dell’esame in sede referente il testo è stato ulteriormente arricchito, dapprima con l’approvazione di emendamenti presentati dalle forze di opposizione, volti essenzialmente a chiarire e a circoscrivere meglio le funzioni dell’istituenda Commissione, poi con l’approvazione di emendamenti del relatore volti a recepire le condizioni recate dal parere della I Commissione.
    In particolare, passando all’esame dell’articolato, faccio presente che l’articolo 1 del testo della Commissione elenca le seguenti competenze della Commissione di inchiesta, che avrà quindi: il potere di svolgimento di indagini sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sulle organizzazioni coinvolte e sul ruolo svolto dalla criminalità organizzata; l’individuazione delle connessioni tra le attività illecite nel settore dei rifiuti e delle altre attività economiche, con particolare riguardo al traffico dei rifiuti tra le diverse regioni del Paese e verso altre nazioni.

    Io voglio ricordare che, a tale proposito, anche la Commissione precedente ha inteso sottolineare soprattutto i traffici per quanto riguarda il riciclaggio con un dossier molto interessante, che riguarda i rifiuti e il trasporto di rifiuti plastici dalla Cina. Quindi, abbiamo ripreso questa parte interessante. Poi vi è l’individuazione delle specifiche attività illecite connesse al traffico transfrontaliero dei rifiuti, con particolare riferimento alle indagini tese all’individuazione dei rifiuti, anche pericolosi, in partenza dai porti marittimi con destinazioni estere e contestualmente lo svolgimento di indagini di concerto con l’autorità di inchiesta di Paesi destinatari dei rifiuti, affinché i beni e i prodotti realizzati a valle dei processi, come dicevo prima, di riciclo di materie seconde ottenute dai rifiuti, allorché esportati e messi sul mercato, rispondano effettivamente alle caratteristiche merceologiche e sanitarie previste dalla legge italiana.

    Si tratta anche di una parte inserita nel testo con l’approvazione di uno specifico emendamento del MoVimento 5 Stelle. Poi, la Commissione di inchiesta ha il compito di: verificare l’eventuale sussistenza di comportamenti illeciti da parte della pubblica amministrazione centrale e periferica e dei soggetti pubblici o privati operanti nella gestione del ciclo dei rifiuti, anche in riferimento alle modalità di gestione dei servizi di smaltimento da parte degli enti locali e ai relativi sistemi di affidamento; verificare l’eventuale sussistenza di attività illecite relative ai siti inquinati nel territorio nazionale e, a seguito dell’approvazione di specifici emendamenti dei colleghi Pellegrino e Pastorelli, alle attività di bonifica, nonché alla gestione dei rifiuti radioattivi; verificare la sussistenza di attività illecite relative alla gestione degli impianti di depurazione delle acque, nonché alla gestione dello smaltimento dei fanghi e dei reflui. Si tratta di un’ulteriore funzione, riconosciuta in capo alla Commissione di inchiesta con l’approvazione di un emendamento dei colleghi di SEL, che assorbiva anche un emendamento dei colleghi della Lega.
    La Commissione di inchiesta ha, altresì, il compito di verificare la corretta attuazione della normativa in materia di gestione dei rifiuti pericolosi e della loro puntuale e precisa caratterizzazione e classificazione e svolgere indagini sulle attività illecite connesse a tale gestione. La Commissione riferisce al Parlamento con cadenza annuale e ogni qual volta ne ravvisi la necessità o comunque al termine dei suoi lavori.
    Circa i poteri della Commissione di inchiesta, il testo della Commissione prevede che la Commissione di inchiesta proceda alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le limitazioni dell’autorità giudiziaria, in linea con il contenuto dell’articolo 82, secondo comma, secondo periodo, della Costituzione, ripreso anche dall’articolo 141, comma 2, del Regolamento della Camera.
    A tale proposito, ricordo che i poteri coercitivi che la Commissione d’inchiesta può esercitare sono naturalmente limitati alla fase istruttoria, dato che la Commissione è priva di poteri giudicanti e non può, quindi, accertare i reati ed irrogare sanzioni. Su tale profilo incidono le disposizioni del comma 3 dell’articolo 1, che esemplificano come la Commissione d’inchiesta non possa adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, nonché alla libertà personale, fatto salvo l’accompagnamento coattivo di cui all’articolo 133 del codice di procedura penale.
    Circa la composizione della Commissione, l’articolo 2 prevede che essa sia composta da 15 senatori e da 15 deputati, nominati dalla Presidenza della Camera di appartenenza in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento.
    La Commissione eleggerà nella prima seduta il proprio ufficio di presidenza, composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari, secondo modalità espressamente previste, e sarà rinnovato dopo il primo biennio, con possibilità di conferma dei componenti.
    Si prevede, altresì, come previsto dalla legge n. 6 del 2009, che i componenti della Commissione dichiarino alla Presidenza della Camera di appartenenza se nei propri confronti sussista una delle condizioni indicate dalla relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa in materia di formazione delle liste dei candidati per le elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, approvata il 18 febbraio 2010.
    Quanto al tema delle testimonianze davanti alla Commissione di inchiesta, il testo della Commissione, con norme che riproducono le corrispondenti disposizioni della legge n. 6 del 2009, dispone l’applicazione delle disposizioni previste dagli articoli da 366 a 372 del codice penale. L’articolo 4, invece, prevede la possibilità per la Commissione di acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti in corso presso l’autorità giudiziaria ed altri organismi inquirenti ovvero di atti e documenti in merito a inchieste e indagini parlamentari, anche se coperti dal segreto, prevedendo, contestualmente, il mantenimento del regime di segretezza.
    Il testo prevede, quindi, che, nel caso in cui venga emesso un decreto motivato di rigetto da parte dell’autorità giudiziaria per ragioni di natura istruttoria, al venir meno di tali ragioni istruttorie consegue l’obbligo della magistratura di trasmettere, senza ritardo, gli atti richiesti.
    La Commissione stabilisce quindi quali atti non dovranno essere divulgati, mentre il segreto funzionale riguardante atti e documenti acquisiti dalla Commissione in riferimento ai reati di cui all’articolo 416 e 416-bis del codice penale, cioè associazione per delinquere e associazione di tipo mafioso, non potrà essere opposto ad altre commissioni parlamentari di inchiesta.
    Nel testo è stata poi inserita la disposizione che specifica come in materia di segreto di Stato trova applicazione la relativa disciplina della legge 3 agosto 2007, n. 124.
    L’articolo 5 prevede disposizioni in materia di obbligo del segreto per i componenti della Commissione, per il personale addetto alla segreteria della Commissione medesima nonché l’applicazione, nei casi di violazione di tale obbligo, dell’articolo 326 del codice penale.
    Con riferimento, infine, all’organizzazione interna, il testo presentato all’Assemblea demanda ad apposito regolamento interno tale organizzazione, specificando che essa si avvale dell’opera di agenti e di ufficiali di polizia giudiziaria e può avvalersi di tutte le collaborazioni che ritenga necessarie, di soggetti interni ed esterni all’amministrazione dello Stato, autorizzati, ove occorra e con il loro consenso, dagli organi a ciò deputati e dai Ministeri competenti. Il numero massimo di collaboratori di cui può avvalersi la Commissione d’inchiesta è rimesso al regolamento interno.
    Quanto alle spese per il funzionamento dell’organo, esse sono state poste a carico dei bilanci di Camera e Senato, in parti uguali, con impegno di 75 mila euro per il 2013, e di 150 mila euro per ciascuno degli anni successivi.
    Concludo evidenziando come il testo presentato all’Assemblea reca il recepimento di tutte le condizioni espresse dalla I Commissione, ivi compresa quella tesa a provocare un cambiamento da parte della VIII Commissione sul titolo della Commissione d’inchiesta. In particolare, la I Commissione aveva chiesto di chiarire se con l’espressione «altri illeciti ambientali» si intendesse fare riferimento agli illeciti ambientali correlati a quelli del ciclo dei rifiuti, ovvero si volesse estendere l’ambito di inchiesta anche ad altri illeciti ambientali non strettamente connessi al ciclo dei rifiuti. Con un emendamento del relatore di recepimento di tale condizione, è stata così modificata la denominazione originaria prevista per la Commissione di inchiesta, che diventa così «Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali correlati», chiarendo pertanto che l’ambito di intervento dell’inchiesta parlamentare è relativo alle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e agli illeciti ambientali ad esso correlati.