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    Intervento dell’ on. COSTA

     

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    Intervento dell’on. COSTA in merito alla “Discussione del testo unificato delle proposte di legge di modifica dell’articolo 416-ter del codice penale, in materia di scambio elettorale politico-mafioso”

    On. ENRICO COSTA

    Signora Presidente,

    devo dire che questo provvedimento è arrivato in Commissione Giustizia con un testo, anzi, con due testi, e ne è uscito con una formulazione profondamente trasformata. Le trasformazioni, lo dico con una certa soddisfazione, sono derivate dagli emendamenti predisposti dal gruppo del Popolo della Libertà. Dico ciò perché il nostro obiettivo, ed è un obiettivo che è presente laddove si debba procedere a delineare una nuova fattispecie penale, sempre, è quello di rendere questa fattispecie innanzitutto decifrabile dall’interprete, ma soprattutto tassativa. Cosa significa tassativa ? Significa che deve essere possibile distinguere ciò che lecito da ciò che è illecito. Deve essere chiaro che il legislatore è colui che deve porre in essere la norma e il magistrato deve semplicemente applicarla. Troppo spesso, laddove ci sono norme vaghe e generiche, questo principio si ribalta; il legislatore dà le linee generali ed il magistrato è chiamato ad interpretarle, chiamato ad interpretarle, troppo spesso si erge, lui stesso, a legislatore.
    Non è possibile avere una giustizia a macchia di leopardo, è necessario avere una giustizia che parta da una norma chiara e ben decifrabile. Questo è stato lo spirito che ci ha animato nel predisporre gli emendamenti laddove, in particolare, abbiamo voluto incentrare, siccome si tratta di una norma particolarmente importante e particolarmente delicata, la nostra attenzione sull’elemento soggettivo, sull’elemento psicologico; abbiamo voluto che nell’ambito di questa norma ci fosse una parola, che alcuni hanno giudicato come superflua, come ridondante, e cioè il termine: consapevole. Noi vogliamo che nel momento in cui si pone in essere un comportamento che integra la condotta prevista dalla fattispecie ci sia consapevolezza nel soggetto che la pone in essere.

    Ci sia il dolo, ci sia la chiarezza che tutti gli elementi del reato sono integrati e sono presenti a chi lo pone in essere. Questo è l’elemento essenziale, non è possibile che poi l’assenza di consapevolezza si verifichi soltanto nell’ambito di un processo, perché ci sono troppe vite, ci sono troppe sensibilità, ci sono troppe storie che vengono logorate e vengono recise da un’interpretazione a macchia di leopardo delle nostre norme, salvo poi alla fine uscire da quello che è il percorso giudiziario con semplicemente tante scuse ma senza la possibilità poi di recuperare quello che si è perso in quelle peripezie giudiziarie.
    Abbiamo voluto anche ancorare la punibilità di questa norma non al momento del tentativo; c’è un articolo, articolo 56 del codice penale, che punisce il tentativo; ebbene noi abbiamo voluto che ci fosse una effettività di lesione dell’interesse protetto; ledere effettivamente l’interesse protetto significa non legarsi a semplici accordi, a semplici prese di contatto, a semplici vaghe promesse. Noi vogliamo che la punibilità sia a fronte di una lesione di un interesse, laddove c’è uno scambio politico elettorale effettivo, questo deve essere punito; la punibilità per i fatti precedenti potrà esserci solo esclusivamente come prevede il codice a titolo di tentativo.
    Abbiamo voluto fare questo perché ci fossero dei paletti chiari, ci fosse una tassatività che è richiesta dalla Costituzione ma che troppo spesso il legislatore dimentica di porre in essere. Ho detto quello che abbiamo fatto nel lavoro della Commissione, dico quello che abbiamo fatto attraverso l’attività emendativa, un’attività emendativa minima in questa Aula che punta soprattutto a toccare due temi: il tema di delineare bene quella che è l’utilità prevista dalla norma perché si integri il reato, è quella di fare in modo che la pena prevista da questo reato sia una pena che sia coerente con il sistema delle pene del codice penale.
    Perché troppo spesso, anche in questo Parlamento, e faccio autocritica, anche con il voto del nostro gruppo, si sono fatte delle norme, delle norme penali, che incidevano particolarmente sulla pena e avevano una minore attenzione rispetto alla condotta punibile. Ebbene, noi con la nostra attività emendativa, abbiamo voluto intervenire su questo; sicuramente non è popolare fare un emendamento che individua una pena minore rispetto a quella stabilita dal testo, ma la pena che abbiamo individuato noi è nient’altro che la pena che avevano individuato i due relatori quando hanno presentato la loro proposta di legge. Poi c’è stato una sorta di escalation in Commissione, una sorta di salita di gradini in termini di pena edittale. Devo dire che molto probabilmente è fondamentale nel nostro sistema che la pena sia effettiva, più che essere edittalmente troppo alta, quindi abbiamo cercato di ritornare ad un sistema che sia coerente.
    Per quello che riguarda l’utilità, abbiamo voluto che fosse chiaro, ed era avvenuta la stessa cosa nel provvedimento della scorsa legislatura sul traffico di influenza, che l’utilità fosse un’utilità valutabile economicamente. Forse anche superfluo questo emendamento, e superfluo forse anche alla luce del parere della Commissione Io Affari Costituzionali, che non ha rilevato nulla su questo testo proprio perché ha fatto riferimento alla giurisprudenza che ritiene patrimonialmente valutabile l’utilità laddove questa sia scritta nell’ambito di una norma penale.
    Questa è stata la nostra attività, questo è stato il nostro obiettivo, noi vogliamo che i comportamenti penalmente criminosi vengano puniti, ma vogliamo fare in modo che ci siano delle norme chiare e intellegibili in modo tale che si conosca sin dall’inizio ciò che è illecito e ciò che lecito.
    Lo deve conoscere il cittadino, lo deve conoscere l’interprete: la norma la deve fare il legislatore, non la deve creare la giurisprudenza.