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    Dichiarazione di voto dell’ on. SISTO

     

    Sisto

    Dichiarazione di voto dell’on. SISTO in merito alla “Discussione del testo unificato delle proposte di legge di modifica dell’articolo 416-ter del codice penale, in materia di scambio elettorale politico-mafioso”

    On. FRANCESCO PAOLO SISTO

    Signor Presidente,

    ho ascoltato con la dovuta attenzione l’intervento di chi mi ha preceduto, che ha ritenuto di scambiare, visto che stiamo parlando di uno scambio, il «consapevolmente» come un avverbio addirittura inutile e addirittura legato a categorie come il dolo specifico, che mi sembra, almeno nella comune accezione di dolo specifico, abbia una diversa lettura.
    Deve essere molto chiaro e molto evidente che, intanto questo reato ha un senso, se l’interlocutore del mafioso sa esattamente che ha a che fare con un soggetto che usa lo strumento mafioso. Infatti, sarebbe gravissimo scambiare il semplice contatto con un soggetto che poi possa avere delle interfacce con soggetti tipo mafioso come un presupposto per questo tipo di responsabilità.
    Deve, cioè, essere ben chiaro ed evidente che quel «consapevolmente» ha un’efficacia importante. Cito l’intervento del relatore Dambruoso, puntuale su questo punto: è evidente che, se deve esservi punibilità, noi dobbiamo puntare non a creare processi, ma a individuare colpevoli. Il problema è estremamente chiaro.

    Il «consapevolmente» protegge la certezza che il soggetto che accetta il procacciamento – ma su questo diremo più avanti – è un soggetto che accetta un procacciamento consapevolmente mafioso. Ed il dolo è assolutamente generico. Generico significa che il soggetto ha semplice consapevolezza di agire in presenza di determinati presupposti oggettivi. Da questo punto di vista, quel «consapevolmente» rappresenta una grande conquista, che all’unanimità la Commissione giustizia ha condiviso, e che, sono convinto, sarà condiviso anche dall’Aula del Parlamento.

    L’occasione che viene offerta da questo emendamento è ghiotta per poter chiarire e stabilire come vi sia una netta differenza in questa formulazione, certamente più garantista per certi versi, rispetto alla vecchia formulazione dell’articolo 416-ter. La parola che è scomparsa è la parola «promessa». Benché vi sia stata in qualche intervento in Aula una interpretazione, direi, creativa sulla scelta di eliminare la parola «promessa», lo strumento che si vorrebbe contrastare con l’emendamento in questione, è invece estremamente netto. «Accetta il procacciamento» significa che il soggetto che, ripeto, si interfaccia con il consapevole mafioso (consapevole per chi si interfaccia), deve accettare una forma concreta di attività del soggetto che è mediata – e in questo l’emendamento in questione offre una significativa chiave di lettura – da un articolo, che è l’articolo 56. La fattispecie, cioè, è ben determinata: ha una condotta concreta – accetta il procacciamento – e un tentativo, che ha un vantaggio rispetto alle insidie del mero patto astratto, cioè il tentativo richiede la idoneità degli atti. Quindi, siamo di fronte ad un meccanismo che non consente verbis di raggiungere l’obiettivo di indagare qualcuno solo perché basta la parola, ma obbliga chi deve indagare il soggetto, a verificare o l’accettazione di un procacciamento, che è un dato concreto di attività, oppure ad «accontentarsi» di un tentativo, che però deve essere idoneo.

    Quindi vedete come il mutamento letterale di «accetta il procacciamento» è certamente molto più garantista della promessa. Mi riferisco – ed ho concluso, Presidente – ad un’ipotesi che non è lontana dalla realtà. Perché non siamo più abituati ai processi in cui si raggiunge la prova con le indagini verso la responsabilità, ma ci stiamo abituando lentamente, soprattutto in questi processi, ma neanche tanto lentamente ormai, a soggetti che «collaborano» – tra virgolette – con la giustizia e quindi la cui parola ha l’efficacia mefitica e letale di attrarre chicchessia nell’ambito di vicende assolutamente eterogenee. Io penso a questo: il nuovo articolo 416-ter impedisce, nella sua struttura, che possa bastare la parola. Diventa indispensabile un riscontro oggettivo sia sotto la specie dell’accettazione di un concreto procacciamento, sia sotto l’aspetto del tentativo che deve essere idoneo. Da questo punto di vista, benché questo emendamento divida le due formule, dando così conferma di questa struttura, mi sembra che non possa intaccare un risultato così brillante, da questo punto di vista, raggiunto dalla fattispecie. Il mio parere è pertanto contrario.